Nicola Misasi.
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CAPITAN RICCARDO.
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1911. Riccardo QUINTIERI Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Secondo volume della trilogia che mescola temi di cappa e spada a temi pi convenzionali di amore, ambientata nel Regno delle Due Sicilie, allepoca in cui il regno di Ferdinando di Borbone, marito di Carolina dAustria, era stato occupato dai Francesi, e a Napoli regnava il Murat. Il protagonista di questo romanzo  ancora Capitan Riccardo, che abbiamo visto nel primo volume incaricato di suscitare la rivoluzione filo-borbonica per conto della coraggiosa regina, nella Calabria di cui  originario.
Qui ripercorriamo inizialmente la storia del coraggioso bandito, e di altri banditi calabresi, negli anni che precedono i fatti narrati nel primo volume, S. M. la Regina. Riccardo ritiene di essere di umili origini, ma in realt  il figlio illegittimo (o forse no) di un nobile, il duca di Fagnano, che abbandon titolo e castello per abbracciare gli ideali della rivoluzione francese.
Il ducato pass quindi al fratello minore, padre di una bellissima fanciulla, Alba, che ha ispirato in Riccardo un amore puro e senza speranza, stante la sua condizione plebea.
C un altro amore infelice di cui traspare qualcosa nelle pagine del romanzo, e precisamente quello della coraggiosa banditessa Vittoria, compagna di lotte di Riccardo, il quale non si accorge del sentimento che la donna prova per lui, preso fra lamore giovanile e puro per Alma, e quello carnale e appassionato per la misteriosa dama napoletana di cui ignora lidentit.
Il ritorno del primogenito Fagnano, il vero Duca, divenuto Commissario al seguito delle truppe francesi, complica la vicenda. Riccardo viene riconosciuto come figlio, e nel suo animo gi turbato dai due amori scoppia una nuova contesa, fra lamore per il ritrovato padre, e la parola data alla Regina di combattere i Francesi; analogo dramma lacera il cuore del Duca, che cattura alcuni ribelli e dovrebbe farli uccidere, ma tra loro vi  Riccardo. Le emozioni spezzano il vecchio cuore del duca, che muore tra le braccia di Riccardo: questi fugge ancora una volta, verso la Sicilia rimasta ai Borboni. Qui si svolger lazione del terzo ed ultimo volume della saga, Sola contro tutti.
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L'AUTORE.
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Le Calabrie ebbero il loro pittore in Nicola Misasi, che continu nei suoi racconti e nei suoi quadri il costume del romanticismo calabrese.
(Benedetto Croce).
Nicola Misasi  stato uno scrittore e giornalista italiano. Nacque a Paterno Calabro, piccolo centro alle porte di Cosenza, e qui trascorse gli anni dell'infanzia e della giovinezza. Sin da piccolo si mostr curioso di apprendere ma particolarmente insofferente alla disciplina scolastica, tanto da essere espulso in seconda ginnasiale, dalle scuole pubbliche frequentate nella vicina Cosenza. Formatosi da autodidatta, si dedic abbastanza precocemente all'attivit letteraria, con pubblicazione di opere letterarie ispirate allo stile dei romanzieri francesi come Emile Zola e Honor de Balzac e di scrittori locali come Vincenzo Padula. 
Nel 1880 si trasfer a Napoli, su invito del giornalista Michele Cafiero, all'epoca direttore del quotidiano Corriere del mattino. Proprio su quella testata pubblic alcune novelle che lo portarono all'attenzione degli intellettuali partenopei. Ebbe cos contatti con Matilde Serao, Edoardo Scarfoglio e Salvatore di Giacomo. Nel 1881 pubblic la raccolta Racconti Calabresi, composta da novelle di ispirazione verghiana che conservano tuttavia, per la ricerca eccessiva di effetti patetici e di colore locale, i toni romantici della letteratura della prima met dell'Ottocento.
Nel 1882 si rec a Roma, su invito dell'editore Angelo Sommaruga e collabor alle riviste "Cronaca bizantina" e il Fanfulla della Domenica, entrando in contatto con Carducci, D'Annunzio, Fogazzaro, Capuana e Verga. L'anno successivo pubblic la raccolta di novelle In Magna Sila, e il romanzo Marito e sacerdote.
Nel 1884, pur privo di titoli di studio, fu nominato per chiara fama professore di letteratura italiana presso il liceo G. Filangieri di Monteleone, l'attuale Vibo Valentia, la citt natale di sua moglie (che sarebbe scomparsa due anni dopo, nel 1886) e inizi la carriera di insegnante di lettere in licei della Calabria, dapprima a Monteleone, e dal 1892 a Cosenza. Inizi una imponente attivit pubblicistica, pubblicando romanzi e racconti a puntate, resoconti di viaggi e studi di carattere socioeconomico e storico sulla Calabria. Dal 1915, poco tempo dopo l'inizio della Prima Guerra Mondiale, abbandon l'insegnamento e si ritir in un piccolo paese, San Fili. Nel 1922 si trasfer a Roma dai figli e nella capitale mor pochi mesi dopo, il 23 novembre 1923. Nel 2018 a Paterno Calabro  stata inaugurata la biblioteca comunale a lui intitolata.
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CAPITAN RICCARDO.
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CAPITOLO 1.
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La banda di capitan Riccardo era dagli stessi nemici tenuta in gran conto pel valore dimostrato in pi incontri, nei quali era rimasta quasi sempre vittoriosa, e per la disciplina onde era retta. Non le si attribuiva nessuna delle nefandezza che le altre commettevano, ed aveva dato prova d'intendere il rispetto che si deve ai vinti, e di tener per sacra la vita dei prigionieri, molti dei quali erano stati rilasciati con gran sorpresa degli ufficiali francesi, i quali consideravano come morto chiunque dei loro capitasse nelle mani di uno di quei feroci scorridori che si chiamavano Taccone o Benincasa, Parafante o Francatrippa.
N la banda di capitan Riccardo aveva mai preso parte ad una di quelle scorrerie contro le citt o i villaggi indifesi che dalle orde dei predoni venivano devastati col pretesto che se la intendessero coi Francesi.  vero per che per provvedersi dell'occorrevole a continuar nella guerra ricorreva ai ricchi signori, specie se amici del nuovo governo, i quali volentieri le mandavan dei sussid per averne rispettati i boschi ed il bestiame, nonch le case e le persone.
Era scorso gi un anno. Chi avesse riveduto il giovane capobanda avrebbe notato il gran mutamento avvenuto in lui.
Non solo la vita agitata, quotidianamente esposta a mortali pericoli, incerta del domani, mal sicura dell'oggi, aveva dato alla sua fisonomia una impronta di severa gravit, ma pareva che un persistente pensiero gli velasse gli occhi di malinconia. Solo allorch la mischia era ingaggiata, tra il fumo delle fucilate e le grida dei combattenti, egli riacquistava la serenit e la calma necessarie per evitar le sorprese del nemico, e ordinar l'assalto o la ritirata a tempo opportuno, pur essendo sempre il primo ad affrontare il nemico, sempre l'ultimo a volgere le spalle dopo un'impari lotta.
Pero egli appariva se non stanco, insoddisfatto di quella vita nella quale si ostinava solo perch dalla necessit gli era imposta. Anche dopo una vittoria, mentre gli uomini della banda riposavano o, aperto il sacco delle provvigioni, si rimpinzavano di vino e di cibo, fosco in viso e taciturno egli si abbandonava in disparte ai suoi pensieri.
Una sera appunto, dopo una giornata in cui tutto un intero reggimento francese aveva dato la caccia alla banda che, or combattendo, or indietreggiando, ora sparpagliandosi per riunirsi di nuovo e per tornare all'assalto, aveva dato molto da fare al nemico, il quale infine, scoraggiato, aveva fatto sosta all'inseguimento; capitan Riccardo, steso il mantello sull'erba, si era sdraiato all'ombra di un gran pino. Poco discosti da lui Pietro il Toro, il Ghiro ed il Magaro, che allora allora avevan finito di cenare, accese le pipe, erano stati per un pezzo in silenzio, mentre i compagni qua e l pel bosco riposavano dal lungo cammino.
Chi hai messo di guardia? chiese infine Pietro al Magaro.
Volpino: occhio sicuro ed orecchio finissimo. Dall'altra parte il Marinaio, che esercit lo sguardo quando faceva il pirata. Ci fido come su me stesso!
Quanti i morti oggi?
Dieci, e quindici feriti. Di questo passo, se non pensiamo a far delle reclute, fra un mese resteremo Cola, fra Cola e il Priore!
 vero! disse Pietro il Toro chinando il capo e continuando a fumare.
La sai la notizia? disse infine il Ghiro. Vittoria, l'amante del Vizzarro, si  divisa da lui e fa banda da s. Comanda venticinque Senesi, venticinque diavoli che a suo cenno sarebbero capaci di assalire un reggimento. Ebbene, ha chiesto di unirsi a noi: riempirebbero giusto giusto il vuoto dei venticinque che abbiamo perduto.
Ne sa niente capitan Riccardo?
No, non gliel'ho detto ancora. Non ho avuto cuore d'avvicinarmi: quei dieci morti, quei quindici feriti gli stan sulla coscienza come se fosse stato lui a colpirli. Si sa, chi va al molino s'infarina e chi fa alle schioppettate uccide od  ucciso.
Non  questo, non  questo mormor Pietro scuotendo il capo. Vuoi saperlo. Gli  che da un anno facciamo un tal mestiere senza alcun costrutto. Almeno al tempo del Cardinale, in cinque mesi riacquistammo il Regno; invece adesso  trascorso un anno e si  sparso tanto sangue inutilmente!
Insomma che mi consigli? Gliene parlo dell'offerta di caporal Vittoria.
Una femmina! Non ci mancherebbe altro, perch vorrebbe comandar lei i suoi venticinque. No, no, siamo rimasti in quaranta, decisi tutti a durarla fino all'ultimo. Meno siamo e pi presto sar finita. Erano tante le mie e le speranze di quel povero giovane! Ah, se il destino non gli fosse stato nemico fin da quando venne al mondo! Vedi, quello l era nato per esser ricco, felice, potente. Io non ho al certo il cuore tenero, ma quando penso a certe infamie....
Conta, conta: di quali infamie parli? Ho anch'io la paturnia. Non si vedono cader fulminati dieci compagni, non se ne lasciano quindici feriti, gementi su pei greppi o in fondo ad un burrone, destinati ad esser fucilati dal nemico se li trova vivi, o ad esser divorati dai lupi, senza sentirsi stretto il cuore d'angoscia. Conta dunque, tanto per distrarci.
No,  inutile, non l'ho detto neanche a lui e forse ho avuto torto. Ma glielo dir uno di questi giorni. Almeno, se dovr morire, che si sappia qual nome ha il diritto di portare...
Qual nome. Non  dunque il suo quello di capitan Riccardo.
Che ne so io? rispose bruscamente Pietro il Toro.
E riprese a fumare parlottando con se stesso finch il capo gli si ripieg sul petto ed il sonno lo colse.
Capitan Riccardo si teneva immobile coi gomiti sulle ginocchia e la testa fra le mani. Una ben crudele delusione, a cui nulla, nulla era di conforto, da un anno gli rodeva il cuore. Per poco aveva creduto che la fortuna gli si fosse mostrata benigna, e che lo destinasse a grandi cose. Era stata un'allucinazione, era stato un sogno
No, perch conservava ancora gelosamente quelle carte, quei doni che attestavano non fosse stato un sogno il suo, e indelebili nel suo cuore, nella sua mente, nel suo sangue erano i ricordi di quella notte. Era stato dunque dimenticato dopo quelle promesse, dimenticato dopo che un lembo di cielo gli si era aperto dinanzi agli occhi! Del sangue versato per quella sconosciuta era stato rivalso con una notte d'amore e con ricchi doni; ma perch quel miraggio, perch quelle speranze, perch quel grado, perch quell'ufficio che gli avevano per poco fatto credere ch'ei fosse predestinato a grandi cose. Perch sollevarlo cos in alto per lasciarlo poi cadere cos in basso?
E lui che si era tolto dal cuore e dalla mente financo l'immagine e il ricordo di quella giovinetta che era stata fin dalla fanciullezza il dolce vaneggiamento dell'anima sua! E lui che aveva cercato di obliarla, credendosi non pi in diritto di volgere il pensiero a quella purissima creatura, e al suo posto aveva messo quella visione che era stata la delirante realt di un'ora, quantunque per in fondo al suo pensiero vagamente ancora si delineasse la cara giovinetta che era per lui pi una bianca nube frangiata d'oro che una donna fatta di carne! E lui che credeva d'aver finalmente una meta, uno scopo, una missione, e che di nuovo, di un tratto, era tornato nel nulla!
Neanche i pericoli, la vita avventurosa, le fughe, le vittorie di quella guerra lo avevano scosso dal torpore in cui era caduto. Soltanto la responsabilit che gl'incombeva nel comando dei suoi uomini lo distraeva nei giorni in cui o erano assaliti o assalitori: solo nel furore della mischia, egli, per dir cos, ritrovava se stesso, e se ogni energia pareva affievolita, il coraggio, la incuria dei pericoli sopravvivevano in lui, pur comprendendo che quella guerra senza direzione, senza obbiettivo, senza un piano alla cui riuscita convergessero tutte le forze, sarebbe finita con la distruzione delle bande e con la morte dei capi, onde vieppi profondo era nel giovane lo accoramento ed il vuoto desolante del cuore.
Sapeva bene che quantunque non gli potesse rimproverare nessuno di quei delitti che talvolta solo per ferocia o per malvagit commettevano gli altri capibanda; quantunque avesse severamente proibito ai suoi le rapine, il saccheggio, gl'incendi, il sequestro delle persone per averne del denaro; quantunque si limitasse soltanto ad assalire i convogli del governo e in caso di bisogno ricorresse con buoni modi ai ricchi per averne dei sussidi, se fosse caduto vivo in mano dei Francesi sarebbe stato appiccato come un malfattore comune.
Eppure si sentiva nato a grandi cose, sentiva confusamente in s una voce che gli parlava di gesta eroiche, di imprese gigantesche: se gli si fosse affidata la direzione suprema di questa guerra gi forse da gran tempo lo straniero sarebbe stato cacciato dal Reame. Non era assai pi giovane di lui, come aveva sentito dire, quel generale divenuto imperatore, che aveva vinto tutte le battaglie da lui ingaggiate.
Ah, che reggimenti invitti avrebbe fatto di tutte quelle bande che consumavano le loro forze in sterili conati! Quanta gloria per s, quanta fama per la patria sua se egli fosse stato a capo di quella gente, cos valorosa nella pugna, ma cos perversa negl'istinti e nelle passioni!
La notte intanto era scesa: la banda dormiva sparpagliata pel bosco. Il silenzio era profondo: solo di tanto in tanto si udiva lontano lo squittire di una volpe, cui dal lato opposto rispondeva l'ululo di un lupo.
Il Volpino ed il Marinaio fan buona guardia disse Riccardo che aveva prestato orecchio a quelle voci lontane.
Si avvolse nel mantello, poggi il capo sulla valigetta che gli ricordava il magnifico miraggio che per poco gli era balenato nell'animo e chiuse gli occhi per riposare il corpo dalle fatiche del giorno, e il cuore e la mente dai tristi pensieri.
Erano scorsi appena pochi istanti allorch pel bosco, dalla parte che scendeva gi nella vallata intese un grido di civetta.
Si alz di soprassalto e tese l'orecchio.
Della gente si avvicina a noi mormor, mentre febbrilmente cingeva la spada e infilava alla cinta le pistole.
Un'ombra s'appressava, nella quale Riccardo riconobbe Pietro il Toro.
Hai inteso, Pietro?
Ho inteso.
Che ne pensi?
Bisogna aspettare che Volpino ci dia un altro segno. Intanto ho mandato i miei aiutanti di campo, il Ghiro e il Magaro, a svegliare la banda.
Silenzio disse Riccardo ecco un altro grido.
Questa volta s'ud un fischio sottile e prolungato.
Ah, possiamo star tranquilli: non sono pi di due o tre. O viandanti smarriti o messaggeri di qualche altra banda.
Bisogna che tu vada a vedere.
Questo stavo per fare.
Se sono dei viandanti si bendino e senza far loro alcun male si accompagnino di l dal bosco.
Sta bene rispose Pietro il Toro, muovendo per andar via.
Delle ombre si agitavano silenziose raccogliendosi tutte in un sol punto. La banda si era svegliata, e come avvezzi a tenersi pronti, gi i guerriglieri si erano appostati dietro agli alberi.
Non sar nulla disse Riccardo ai pi vicini a lui. Il fischio ci dice che si tratta di pochi individui. Ma non vi muovete dalla posta finch non torna caporal Pietro.
Egli intanto figgeva gli occhi nelle tenebre dalla parte donde era venuto il fischio. Poco dopo vide venire alla sua volta delle ombre.
Sei tu, Pietro? grid il giovane.
Sono io rispose la voce di Pietro.
Chi sono?chiese il giovane allorch gli fu vicino.
Son due armigeri del duca di Fagnano. Dicono che hanno una lettera per voi e delle cose urgenti da dirvi a voce. Son venuti a cavallo e di gran trotto.
Del duca di Fagnano! Una lettera per me! esclam il giovane che a quel nome aveva inteso il cuore dargli un balzo. Dove sono?
Li ho bendati ed affidati al Ghiro e al Magaro che aspettano un vostro segno per condurli qui, e che ne custodiscono i cavalli.
Di' alla banda che torni al riposo.
In cos dire trasse un sibilo acuto dal fischietto che nella mischia gli serviva per dare gli ordini. Poi and a sedere presso l'albero sotto il quale aveva giaciuto: apr la valigetta e ne trasse una lanterna cieca che accese battendo il focile.
Una lettera per me, del duca! mormorava.
La lanternina spandeva un cerchio di luce lasciando il giovane nelle tenebre. Intanto un calpesto sempre pi si avvicinava; poco dopo i due uomini bendati, tenuti pel braccio dal Ghiro e dal Magaro, furono alla sua presenza.
Togliete le bende ordin Riccardo. Ebbene, chi vi manda? chiese poi.
Ci manda il duca.
Il duca  qui, nel suo castello? fece il giovane con un atto di stupore.
S, con la figliuola e una signora sua amica.
Oh! grid Riccardo cui di un tratto era sorto un dubbio nell'animo.
Il duca continu l'armigero vi avvisa che due compagnie di volteggiatori francesi si avanzano, forse per assalire il castello. Non si tratta tanto di salvar lui quanto... non so che cosa di assai pi importante. Siccome delle bande fedeli al Re e che pel Re combattono la vostra  la pi vicina, mi ha mandato a voi...
Con una lettera?
No, veramente la lettera mi fu data da quella signora amica della duchessina.
Egli intese un tuffo di sangue nel cervello. Dunque non era stato dimenticato. Dunque avrebbe potuto aprir di nuovo l'animo alla speranza. Dunque di nuovo quella mano si stendeva su lui per trarlo in su dall'abisso senza fondo in cui era caduto.
Dammela disse con voce tremante.
Quando l'armigero gliela porse intese al contatto della carta la sensazione di una mano morbida e calda, il tepore di un fluido dolcissimo che si spandeva per tutto l'esser suo. Aperse la lettera, l'avvicin alla luce della lanterna, ma in sulle prime non giunse a leggere i caratteri che riconobbe per quelli tante volte da lui letti e meditati. Poi ebbe vergogna della sua commozione, si impose maggior serenit e maggior calma. Si curv sul foglio e lesse:
Un gran pericolo sovrasta a colei dalla quale vi siete creduto dimenticato e che intanto, sempre memore di voi, attendeva a spianarvi la via. Sol per questo e pel trionfo insieme di supremi interessi si  esposta ad un cemento che potrebbe esser detto folle se non fosse stato necessario. Accorrete con tutta la vostra banda che disporrete a difesa del castello. Voi precedetela, facendovi guidare dal porgitore, e fidate in chi non ha cessato per un istante dal pensare a voi, e che sa quanto eroica e nobile sia stata la vostra azione in questa guerra. Non indugiate un istante.
Egli si alz risoluto:
Pietro! grid.
Eccomi rispose la voce del suo vecchio amico, il quale, mentre Riccardo leggeva, si era tenuto all'ombra.
Pietro continu lui presto: il castello del duca di Fagnano  minacciato dai Francesi. Due compagnie di volteggiatori marciano per cingerlo d'assedio. Bisogna accorrere alla difesa.
Siamo pronti disse Pietro. Ah che gusto! Chi mai pi del duca di Fagnano ha il diritto di difendere il retaggio de' suoi avi? Ed  proprio colui che si fa chiamare il duca di Fagnano, che si rivolge a voi, proprio lui?
S. Ma sbrigati, ors. Richiama il Volpino ed il Marinaio. Manda innanzi dieci dei migliori col Ghiro e col Magaro. Vi acquatterete tutti intorno al castello. Io intanto vi precedo. Il mio cavallo, su presto, il mio cavallo!
In ci dire finiva di armarsi convulso, sconvolto, rimuginando un solo ed unico pensiero: che quella donna l'aspettava, che quella donna era l'amica di Alma. Dunque era Alma, Alma la compagna mascherata della incognita, era la voce di lei che aveva inteso, era la figura di lei che aveva intravisto quella notte fatale. Alma era l, in quella casa mentre lui giaceva ferito in una stanza di essa. Alma dunque sapeva che l'ultima notte della dimora di lui col, quella donna si era impossessata di lui di sorpresa, legandolo con una catena di baci e di carezze alla sua vita. Ovvero la sua purezza di fanciulla era rimasta limpida ed ignara mentre sotto l'istesso tetto avveniva quel connubio di passione.
Ma perch, ma perch il suo pensiero passava da quella donna, ignota a lui nel nome e nello stato, a quella fanciulla con la quale anche abbandonandosi alla pi folle speranza, non gli era lecito aver rapporto alcuno. Perch l'associava al destino che l'aveva unito a quella sconosciuta? Perch quando pi torridi si ridestavano in lui i ricordi di quella notte, egli ne sentiva un vago rimorso, quasi fosse colpevole con quella nobile giovinetta cos in alto, dalla quale non aveva avuto mai n uno sguardo, n un sorriso. Perch dunque ondeggiava? Perch al pensiero che fra poco avrebbe rivisto entrambe, colei che tutto in una notte gli aveva concesso, e colei alla quale nulla, mai, aveva pensato di chiedere, tanto la reputava superiore a s, egli sentiva uno sgomento cos acuto, egli che credendosi dimenticato dalla sconosciuta era andato sempre pi sprofondando nel dolore.
Ma non lui, non lui poteva leggere nel suo cuore, vittima di uno di quei fenomeni che sfuggono a qualunque analisi!
Balz in sella e seguito dai due armigeri ai quali erano stati ricondotti i cavalli, prese la via del castello, mentre la banda s'avviava pei sentieri del bosco che scendevano alla vallata.
Egli non vedeva la via; cos tutto raccolto in s andava rimuginando i suoi pensieri. N si preoccupava punto dei pericoli nei quali era possibile imbattersi. Precedevano i due armigeri a cavallo e il sauro di Riccardo ne seguiva le orme senza bisogno che il giovane lo guidasse. La strada angusta e dirupata scendeva fra due colli folti di piante.
Allo svolto di una stradicciuola i due armigeri si fermarono di botto. Riccardo, tratto da' suoi pensieri, alz la testa.
Che  stato? chiese.
Delle ombre camminano parallelamente a noi su per le due balze...
In questo s'intese un fischio, poi uno scricchiolio di rami dietro e dinanzi i tre uomini a cavallo.
Ci hanno circondati disse Riccardo impugnando le pistole.
Il pericolo imminente ne aveva ridestato l'ardimento e insieme la calma e la riflessione. Nell'istesso tempo ud una voce che dall'altro gridava:
Che gente e chi viva?
Il giovane fece retrocedere il cavallo tanto da addossarlo a uno dei lati della strada, slacci il mantello e tenendosi pronto ad un attacco grid:
Capitan Riccardo, capo di una banda di Sua Maest Ferdinando quarto!
Che nessuno di muova continu quella voce che parve avesse dato in una esclamazione di gioia.
Il giovane era in dubbio se spronare il cavallo per sottrarsi con la fuga, ben sentendo con l'orecchio usato dal lungo esercizio dell'imboscata che grande era il numero di coloro i quali gli avevano intimato di fermarsi. I due armigeri tacevano, tenendosi anche essi pronti a respingere l'offesa. In questo il giovane sent che il cavallo si era piegato sui i garetti e un corpo dietro a lui che lo abbracciava ai fianchi. Si rivolse alzando il braccio per colpire quando nel barlume della notte vide un viso presso al suo del quale riconobbe i tratti.
Ah! esclam l'amante del Vizzarro!
L'ho lasciato rispose questa che era balzata in groppa al sauro. Te lo disse che l'avrei lasciato e che avrei fatto banda da me! Sai quanti da lui mandati con la scusa d'ingaggiarsi nella mia banda, avrebbero voluto farmi la pelle. Ma io ho fatto la loro, ricamandola anche a colpi di pugnale. Come son lieta d'averti incontrato dopo averti cercato invano per un anno! Ti sapevo ora qua ora l; anche alcuni Francesi, fatti da me prigionieri, mi parlarono di te come di un eroe. Ad essi io non ho fatto alcun male, anzi li mandai via liberi. Dimmi ora, dove vai cos solo? Dov' la tua banda? Noi procedevamo per l'alto, fra la boscaglia, quando sentimmo il calpestio dei cavalli e vedemmo due ombre. Capirai, abbiamo creduto fossero dei ricchi signori, dei grossi mercanti, e quantunque fossimo diretti per un certo luogo, ove pare si abbia gran bisogno di noi, non ci sarebbe dispiaciuto prendere, come si dice, due colombe a una fava. Dove vai dunque?
E tu dove vai? chiese lui invece di rispondere.
Un gran signore, di quelli che parlano col Re e con la Regina senza togliersi il cappello, a cui in uno scontro coi Francesi, in mezzo al quale si trov per caso, salvai la vita, sapendo che io ero con la mia banda presso al Savuto mi ha mandato a dire che corressi in suo aiuto. Pare che i Francesi vogliono assediare il suo castello.
Come si chiama un tal signore?
Il duca di Fagnano.
Tu dunque con la tua banda sei diretta al castello del duca?
Appunto. Ah, sai che quel vecchiaccio mi faceva lo sdolcinato come se io fossi una dama! Lo sdolcinato con me, capisci. Ma io gli son grata perch mi ha detto che Sua Maest la Regina parla spesso di me, delle mie imprese e che non potendo darmi una decorazione, perch se la natura mi ha fatto uomo nel coraggio e nella forza mi ha fatto femmina nel resto, mi mander una collana, un gioiello, un segno infine della sua benevolenza. Ma insomma, non mi hai ancor detto dove tu vai.
Anche io al castello del duca.
Anche tu, anche tu! esclam lei con un sussulto di gioia. E la tua banda?
Mi segue.
Ah, dunque faremo insieme alle schioppettate! Vedrai, vedrai come so menar le mani. Le grida, il fumo, lo scoppio dei fucili, il balenar dei coltelli, delle daghe, delle baionette, la vista del sangue mi ubbriacano, e allora... senti, allora mi scende un velo agli occhi e veggo tutto rosso... Vedrai, vedrai... Ma d, vuoi che io venga con te? Il tuo cavallo porta bene in groppa; io poi sono ben leggiera; solo la mano  pesante allorch colpisce. D, vuoi? Il mio caporale condurr la banda.
Ma poi ti dovr lasciare disse lui, punto lieto di quella compagnia.
Perch? Non ti accamperai tu coi miei e con i tuoi intorno al castello?
S ma... debbo discorrere col duca di alcuni affari assai gravi...
Ed io ti aspetter. Anzi cedo a te il comando anche della mia banda. Tu avevi ben ragione o, meglio, noi avevamo ben ragione. Se questa guerra fosse stata diretta da un capo supremo, da te per esempio, come io avevo proposto, non ne sarebbe rimasto un solo di cotesti maledetti Francesi.
Invece noi, noi saremo distrutti a poco a poco! Glielo dissi a quel vecchiaccio del duca, che mentre il nostro Re e quella povera Regina aspettano invano che riconquistiamo il Regno fa lo sdolcinato anche con una donna come questa qui. Dunque, aspetta che dia l'ordine al mio caporale e poi spronerai il cavallo per rimetterci in via.
E senza aspettare risposta, trasse un fischietto e si diede a modulare dei suoni, ai quali di su le alture tra le boscaglie, altri suoni risposero.
Riccardo spron il cavallo, imitato dagli armigeri. La donna si teneva stretta a lui ed egli ne sentiva sulla nuca il caldo respiro e nelle carni l'impressione del corpo gagliardo che gli produceva una strana sensazione, quasi di sgomento. Qual singolare impasto di giovanile spensieratezza e di maturit virile, di ferocia e di abbandono, di veemenza nelle passioni e di una certa femminile gaiezza! Quella donna che aveva ucciso, a credere quanto si narrava, in un impeto di geloso furore, la madre sua; che ubbriaca di sangue si faceva una festa della strage e della carneficina, ei la sentiva stretta al suo corpo, molle, pieghevole, con le labbra arse e con tutte le viscere frementi di passione; onde a tal contatto sentiva che il sangue gli si accendeva, che le fibre eran corse da un brivido...
Ma doveva egli abbandonarsi a tal fascino? Quale abisso si sarebbe spalancato ai suoi piedi se avesse ceduto, se volgendosi avesse toccato con la sua la bocca di quella donna, il cui fiato gli bruciava le carni? Ora che di nuovo la mano della sconosciuta si era a lui distesa, ora che di nuovo vedeva attraverso lo spiraglio delle tenebre nelle quali fin allora era stato avvolto una striscia di luce, doveva ubbidendo a un volgare istinto darsi in bala di una donna che l'avrebbe trascinato nella sua rovina.
E non solo dall'ambizione era trattenuto, dall'ambizione rappresentata dalla sconosciuta che dopo un anno di oblio di nuovo lo chiamava a s, ma da una immagine bianca e luminosa che vedeva a s dinanzi delinearsi nelle tenebre che aveva gli occhi dolci e il mite sorriso di Alma.
Onde egli spronava a furia il cavallo, come per fuggire alla tentazione che portava in groppa.
Perch sproni cos, perch sproni cos? gli diceva quella donna, vieppi vieppi avvinghiandosi a lui.
Egli non rispondeva, curvo sul cavallo continuando a dar di sprone, sicch di molto e in breve ebbe sorpassato i due armigeri.
Fermati, via gli diceva lei i tuoi compagni sono indietro di molto.
Ma egli continuava nella corsa dirotta, spingendo il cavallo che saltava siepi e muricciuoli, ben comprendendo che se per poco si fosse fermato quella donna l'avrebbe avuto in sua bala.
Anch'ella anelava; pure con voce rotta gli diceva:
N la mia n la tua banda potranno raggiungerci. Se i Francesi son giunti, la furia del tuo cavallo ci porter in mezzo ad essi. Tu fuggi come se avessi paura. D, hai paura di me dunque.
S diss'egli non sapendo frenarsi di te... di te... E fuggiva per le tenebre, tanto pi che gi aveva scorto da lungi confusamente il castello ducale, e lui, che conosceva i luoghi, sapeva bene che fra pochi minuti sarebbe giunto. Respir, ch ogni pericolo gli pareva cessato. Ormai dovevano star bene guardinghi, poich, come lei aveva detto, avrebbe potuto cadere in mezzo ai nemici.
Arrest il cavallo, ma intanto aveva inteso che le braccia di lei si erano allentate.
Ah, dunque di me hai paura, di me hai paura! mormorava tristamente.
Riccardo non rispose e smont dal cavallo: anche Vittoria ne scese.
Il castello biancheggiava in fondo silenzioso.
Ella disse:
Pare che tutto sia tranquillo qui.
Non ti fidare. Non sarebbero ricorsi a noi se il pericolo non fosse imminente.
Le bande sono ancor lontane... Se ci colgono qui soli, bada, non intendo cader viva nelle loro mani. Alcuni ufficiali han detto che vogliono far di me la loro amante, gl'imbecilli! Avevo gi disposto un certo agguato che ho dovuto sospendere per venire qui. Vedi che piaccio ancora come donna anche ai nemici!
E disse ci con un accento di profonda amarezza.
Il giovane taceva contemplando il castello. Fra poco dunque, fra poco la sconosciuta gli avrebbe svelato il suo segreto: essa era l che lo aspettava in quell'ora della notte; essa era l che vegliava e forse aveva inteso lo scalpitio del cavallo. Ma bisognava aspettare gli armigeri che aveva di tanto sopravanzato.
Perch non sediamo? disse lei. Stando cos siamo esposti ad esser visti. Che guardi tu?
Ascolto se odo il passo dei cavalli che eran con me.
Siedi dunque.
Egli sedette a pi d'un albero vicino a lei.
Dunque ti dicevo continu la donna che volgeva di tanto in tanto, quasi timida ed irresoluta lo sguardo acceso al giovane pur sempre distratto che avevo teso un agguato a quegli ufficiali, i quali in una taverna, in presenza di un uomo della mia banda travestito da carbonaro avevan detto di voler fare di me la loro amante. Ah, come mi sarei divertita se mi fossero caduti nelle mani; che bel servizio avrei lor fatto! Piaccio dunque ancora come donna, quantunque sia vestita cos! Da quanto tempo non vesto le gonne, da quanto!...
Poi, dopo una pausa, gli disse quasi irata e con accento superbo:
Ma lo sai tu che io ero una signora, che nelle mie vene scorre sangue di signori, che in un tempo ero la pi bella signorina del mio paese che mi si citava come una meraviglia perch sapevo leggere e scrivere, lo sai tu?
S, lo so rispose lui ho inteso narrare la tua storia.
Ella chin il capo e stette pensosa un istante.
Che vuoi farci. disse poi con un sospiro ognuno ha il suo destino... In me si sono fusi i due sessi: sento in me la donna come sento l'uomo. Per esempio, quando ti vidi la prima volta, non so perch, intesi vergogna dell'abito che vestivo, e in quel tempo in cui non ti ho veduto pi, pensando a te, io mi rivedevo con le mie belle vesti signorili, con lo strascico, col fisci, col cappellino, con le mie belle chiome di un tempo spartite sulla fronte e ricadenti in anella sugli omeri! E dire che ne avevo visto dei bei giovani!... Anche il Vizzarro, che fu il mio primo e solo amante, era un bel giovane... per, vuoi che te lo dica? Non l'ho amato d'amore, no, non l'ho amato d'amore. Sai quel che mi fecero soffrire per lui? Sai che per tanti mesi mi tennero legata, e mi bastonavano, e mi schiaffeggiavano, comprendi? E lui intanto, lui che era riuscito a fuggire, lui se la godeva con...  vero che venne poi per liberarmi, ma non tanto per liberar me quanto per...
Non prosegu: come sopraffatta da orrendi ricordi nascose la faccia tra le palme; onde egli, scosso dai suoi pensieri, la guard e se ne intese commosso. Per distrarla le disse:
Bisognerebbe intenderci sul modo come difendere il castello...
Lei si aspettava una parola pi dolce, quella che aveva invocato con l'anima sua; non ottenendola parve sentisse sdegno e vergogna insieme del suo abbandono.
Intenderci? esclam con voce aspra e sollevando il capo con fierezza.  presto fatto: chi non fa nessun conto della vita la esponga ove  maggiore il pericolo...  questa la tattica della mia banda: ne hai tu una migliore?
Fu interrotta da uno scalpitar di cavalli: egli si alz, sollevato da un gran peso. Eran quelli gli armigeri al certo che giungevano in tempo per interrompere quel colloquio cos imbarazzante per lui. Non amava quella donna da cui si sentiva amato con passione cos prorompente; non per tanto incominciava a subirne il fascino fisico acuito dall'amor proprio lusingato. Nelle parole di quella donna, che per la sua ferocia destava il terrore dovunque apparisse con la sua banda, ci erano degli accenti di una ineffabile dolcezza: parlando a lui in quell'ora della notte, in quel silenzio, in quella tenebre, era divenuta la donna in tutta l'ineffabile vaghezza della belt dell'anima e delle forme: non era la guerrigliera famigerata, trista eroina di tante storie di sangue, era un cuore amante che si offriva timidamente, che pur cercando di dissimulare i suoi fremiti, pulsava di desiderio.
Se gli si fosse offerta in un impeto di sanguinosa passione, egli si sarebbe lasciato vincere per poi dimenticare; ma, lo aveva ben detto lei, era quella la prima volta che amava d'amore. Quale sinistra influenza avrebbe avuto quella donna sulla sua vita se egli avesse ascoltato pi l'ardente voce del sangue che quella della ragione? E quando, poi, quando la sconosciuta, che aveva ormai dei diritti sulla sua vita, lo chiamava a s; quando di nuovo vedeva a s dinanzi un raggio di luce nel quale si delineava il suo avvenire sottratto all'obbrobrio del presente, perch lui bene aveva coscienza di quanto indegna, rovinosa fosse quella guerra, che se aveva un nobile e patriottico principio, era degenerata in una orrenda lotta di ladroni!
I due armigeri intanto si erano avvicinati.
So che debbo seguirvi disse il giovane. Aspettate che lasci le disposizioni per la banda.
Poi voltosi alla donna, che non era stata punto riconosciuta, sicch i due armigeri credevano fosse un uomo, il capo dell'altra banda, le disse:
Mi affido a te per le disposizioni: te la intenderai con Pietro il Toro.  meglio per che le due bande siano divise.
Tu dove vai? chiese lei con voce che la mal frenata emozione rendeva roca.
Scusate, capitano disse uno degli armigeri la signora ha detto che avrebbe atteso fino a due ore innanzi l'alba. Bisogna far presto.
 una donna dunque che ti aspetta! esclam lei cupamente.
Siamo intesi, non  vero? continu il giovane senza rispondere alla domanda. I nostri uomini non potranno tardare.
Vittoria non rispose; si era avvolta nel mantello e nascondeva in esso la faccia.
Andiamo dunque disse Riccardo volto agli armigeri.
E si allontan da quella donna che, rimasta sola, stette immobile un istante, poi mormor:
Via, ciascuno ha il suo destino: un tale amore avrebbe fatto di me un'anima dolce, timida, buona, ed io son destinata alla ferocia, alla strage, alla devastazione! Guai, guai a chi mi si parer dinanzi al primo scontro! Senza piet, oramai, senza piet!
I due armigeri seguiti dal giovane si diressero per un viottolo che conduceva dietro il castello, dal cui mezzo sorgeva una torre massiccia che aveva al basso una angusta porticina. Ivi si fermarono, e uno di essi avvicinate le labbra al buco della toppa fece sentire un sibilo sottile.
Poco dopo la porta si apr, ma appena quanto passar potesse il braccio di un uomo.
Siete voi? chiese una voce di dentro.
S, ed  con noi capitan Riccardo.
Ho l'ordine d'introdurlo subito. Fate che si avvicini.
Avvicinatevi disse uno degli armigeri a Riccardo.
Il giovane si appress alla porticina. Poco dopo questa si aperse, pur rimanendo in parte assicurata a massicce catene.
Entrate disse la voce.
Il giovane si curv e con qualche sforzo riusc a passar oltre. Nel rialzarsi intese che la poderosa porta di ferro gli si chiudeva alle spalle con un gran rumore di catenacci. Trovossi in un angusto vano rischiarato fiocamente da un lumicino. Vide quattro uomini armati nei quali riconobbe alcuni armigeri del duca di Fagnano.
Dovete deporre le armi disse uno di questi uomini.
Le armi, ioNon me ne sono mai separato rispose il giovane. Ed  strano che mi si voglia far deporre le armi pur essendo chiamato per adoperarle.
Ma nessuno ha il diritto di presentarsi armato dinanzi alla signora che ha chiesto di voi.
Me lo prendo da me un tal diritto. Dite alla signora che se mi vuol ricevere cos come sono... Via,  inutile insistere: andate a portar la mia risposta.
Dovettero comprendere che il giovane non avrebbe ceduto perch uno degli armigeri, dopo aver confabulato coi compagni, sal per una scaletta e in breve disparve.
Che il capitan Riccardo mi segua disse poco dopo dall'alto della scala.
Il giovane si tolse il mantello, che raccolse sul braccio. Nel pittoresco costume adottato dai capibanda: giubba di panno bruno sulla quale si ripiegava il collo della camicia, panciotto e braghe di velluto turchino con quattro fili di bottoni argento, stivali di vacchetta fin su il ginocchio, una cinta di cuoio gialla affibbiata alla vita da due massicce borchie d'argento, e cappello a cono con un ciuffo di penne di gallo e lunghi nastri di velluto; in tal pittoresco costume vieppi bella e fiera appariva la sua figura. Quando entr nell'anticamera che aveva alle pareti due grandi specchi e che, quantunque fosse gi vicina l'alba, era illuminata dai ceri di un gran candelabro, volse uno sguardo alla specchiera, e soddisfatto del breve esame si avvicin alla porta che vide innanzi a s e presso alla quale si temevano ritti due valletti in una livrea che non era quella del duca.
I due valletti s'inchinarono e uno di essi apr la porta. Il giovane la varc pur cercando di dissimulare la sua emozione; ma sentiva come un tremito per le membra credendo che si sarebbe trovato dinanzi alla sconosciuta di quella notte fatale; invece retrocesse con un grido di sorpresa.
A s dinanzi, ritta presso un tavolo, aveva visto Alma, la figliuola del duca.
La soave leggiadria della giovinetta era divenuta vieppi luminosa e bianca: pareva che da lei s'irradiasse un nimbo che tutta l'avvolgeva, ond'egli abbagliato non giungeva a discernerne i tratti: ne vedeva soltanto l'ineffabile assieme. Si tolse il cappello e si tenne ritto a lei dinanzi non trovando parole da rivolgerle.
Ho l'incarico di pregarvi disse la giovinetta di pazientare un momento.
Egli sentiva che il cuore gli tremava, che non gli sarebbe possibile profferir parola. Per quanto sapesse che era quello il castello di lei, che lei era tornata in compagnia della sconosciuta che dicevano sua amica, non si aspettava di vederla, n di trovarla l sola: gli pareva cos strano che lei gli avesse rivolta la parola, gli pareva cos strano ch'ei respirasse la stessa aria che lei respirava, cos inaudito che la stessa luce avvolgesse entrambi, da non credere a se stesso, da non credere ai suoi occhi, da non credere alla sua vista. E alla presenza di quella creatura avrebbe parlato a quella donna, la cui immagine si associava ad una folle notte di amore. Gli pareva qualcosa di cos indegno, di cos sacrilego come se il candore della siderale giovinetta potesse restarne macchiato.
Noi del resto ci conosciamo riprese la duchessina. Non foste voi che, or fan molti anni, trovaste e mi rendeste una collana che avevo perduta.
S rispose lui, pi con un cenno della testa che con le labbra.
Ah, quel ricordo come lo respingeva nella miseria, nella oscurit, nella vergogna del suo stato! Ella gli ricordava gli anni in cui era un povero contadinello, un povero figlio della gleba nato per strisciare sul suolo che i privilegiati della fortuna calpestavano! Pure quel ricordo, che lo aveva colpito al cuore, produsse in lui come una reazione. Era proprio a lui che si era ricorso per difendere quella casa, era proprio a lui che si chiedeva di esporne la sua vita per difendere quella di lei! Ebbe negli occhi un lampo di fierezza, si raddrizz sulla persona e disse:
E spero adesso di rendervi un servigio ben pi grande difendendo il vostro castello.
Non a me rispose lei con alterezza ma a colei che sola qui ha il diritto di comandare e che si  degnata d'incaricarvi della sua difesa.
In ci dire si rivolse; la porta in fondo si era aperta ed una donna vi era apparsa. A quelle parole e a quella visione Riccardo era rimasto come intontito.
Se Vostra Maest ha degli ordini da dare, suoni onde io possa accorrere.
La Regina! mormor il giovane, retrocedendo come se avesse visto ed udito qualcosa di spaventevole.
Carolina d'Austria, che aveva fatto voto di vestire di nero finch non fosse tornata sul suo trono di Napoli, fissava il giovane con una espressione di compiacenza e insieme di ammirazione, quantunque nel vederlo cos sbalordito non potesse trattenere un sorriso che rispondeva a un suo interno pensiero.
Va, figliuola mia, va disse rivolgendosi alla giovinetta, ma pur continuando a fissare Riccardo. Il segreto della mia presenza qui non doveva esser nascosto a questo nostro fedelissimo e valoroso soldato, mentre per tutti io non sono che un'amica della duchessa di Fagnano.
La giovinetta fece una riverenza e mosse per andar via, ma giunta all'uscio guard Riccardo con uno sguardo vago che rapidamente distolse.
La Regina e il capobanda rimasero soli.
Era lei, era lei la sconosciuta, lei, la Regina? Ah, no, no, per quanto tutti gl'indizi pi evidenti lo persuadessero che non poteva essere altra. Con uno sforzo della mente richiamava l'immagine di quella donna che aveva avuto tra le braccia nella penombra di un'alcova e la paragonava alla donna che aveva dinanzi in tutta la sua regale maest. S, i tratti eran quelli, gli occhi azzurri e dolcissimi eran quelli, ma il resto, il resto sfumava come in un sogno. Possibile, possibile che egli per tutta una notte avesse avuto fra le braccia quella regina? Possibile che avesse baciato quella bocca, che avesse affondato la mano nella massa di quei capelli? Possibile che tutte, tutte le bellezze di quella figlia d'imperatori fossero state sue, e che egli avesse baciato quella fronte su cui posava un diadema regale?
No, esser doveva ben altra la donna che gli si era data, che le somigliava forse. Somigliava. Ma la voce non era la stessa e non ne sentiva ancora l'eco in tutto l'esser suo.
Tutti questi pensieri gli passarono rapidamente pel capo. Intanto si teneva immobile, mentre la Regina, per dargli forse il tempo di riaversi e per studiarne la fisonomia, fingeva di leggere un foglio, pur di sottecchi non perdendo di vista il giovane.
Ma poich il silenzio incominciava ad essere imbarazzante per entrambi, ella lasci cadere il foglio sul tavolo e gli si rivolse dicendogli:
Mi siete raccomandato da una mia buona amica che molto vi deve. So che una notte a Napoli rischiaste la vostra vita per salvar la sua; so inoltre che siete valoroso e leale...
Egli ascoltava vieppi sbalordito. Il mistero dunque continuava. Mentiva quella figlia d'imperatori, mentiva come la pi umile, la pi comune delle donne, o era proprio cos, proprio cos come ella diceva?
Sedete disse lei dobbiamo discorrere un pezzo, e non siamo qui a Corte dove dareste scandalo ai cortigiani.
Sedette, potremmo ben dire, come un automa, tanto quel che accadeva parevagli strano.
Quell'amica continu la Regina che aveva tra labbro e labbro un malizioso sorriso ha vissuto sempre memore di voi; ma ben gravi ragioni le impedirono per tutto un anno di attenere le sue promesse. Per quanto la Provvidenza l'abbia posta assai in alto, anche lei ha i suoi dolori, circondata com' da malvagi e mortali nemici, dei quali trionfer, trionfer... e allora i cuori devoti, i cuori fedeli avran da lei il compenso che meritarono.
Non  qui dunque? chiese lui con voce tremante.
La Regina lo guard con una cert'aria tra il dubbio e la meraviglia, quindi rispose:
Qui vi  soltanto la vostra Regina, intendete? 
Egli lesse negli occhi di lei il significato di quella frase che lo fece trasalire come chi di un tratto vegga rischiarate le tenebre da un lampo.
Intendo rispose, incominciando ad acquistare un po' pi di franchezza.
La vostra Regina continu lei si trova in un gran cimento, come... vi ha scritto la vostra amica. Venuta qui per giudicare sul luogo sulle sorti della guerra che contro gli stranieri ed i sudditi malvagi combattono i nostri, fid troppo sulle assicurazioni altrui e sper di poter compiere senza pericoli un tal viaggio. Invece le nostre spie ci han fatto sapere che al certo qualche cosa  trapelato della nostra presenza qui e che il nemico si avanza per precluderci la via. Pare che si voglia assaltare questo castello in cui ci credono rifugiati. Intanto una nave ci aspetta nelle acque di S. Eufemia. Quale  dunque il vostro avviso? Fuggire od aspettare di pi fermo il nemico, fidando sulla difesa delle bande che si possono raccogliere?
Egli si era del tutto rimesso dalla sorpresa e dall'emozione. Comprendeva che il suo avviso avrebbe di molto pesato sulla risoluzione da prendere. Non pi al suo cuore, ma alla sua mente si faceva appello: non all'innamorato ma al guerrigliero eran rivolte quella parole. Ond'egli rispose:
Sa la Maest Vostra se altri soldati guardano le strade che menano a S. Eufemia. Perdoni se oso interrogarla...
No: le due compagnie che per diverse strade marciano contro il castello erano le uniche disponibili: il grosso dell'esercito nemico  tenuto a bada dagl'Inglesi di Scilla.
E allora disse lui bisogna attirar qui il nemico; e mentre le nostre bande difenderanno il castello, la Maest Vostra con poca scorta prender la via di S. Eufemia.
Ero anch'io di questo avviso disse la Regina. Siete voi sicuro dei vostri uomini?
Come di me stesso. Bisogna per che Vostra Maest mantenga l'incognito. Avrei preferito che neanche a me si fosse svelata.
Avreste insomma preferito di trovar in mio luogo la vostra amica?
Ebbene s proruppe lui che aveva del tutto riacquistato il predominio su se stesso, comprendendo il perch la Regina giuocasse quella commedia. Ebbene s, perch pi franco e pi libero parlar potrebbe l'animo mio.
E che le direste? Sentiamo. A me piace la franchezza: parlate dunque senza ambagi fidando, sia pure, sulla mia indulgenza.
Per quanto imminente e terribile fosse il pericolo che le sovrastava per quanto il decoro regale le imponesse un contegno severo, un dolce pensiero traspariva dal bel viso di lei che si conservava meravigliosamente giovane. Aveva poggiato i gomiti sulla tavola, e i begli occhi azzurri fissi su Riccardo avevano una espressione d'interesse e di benevolenza profondi.
Le direi disse il giovane che per tutto un anno ho portato nell'anima e nel sangue il ricordo di quella notte in cui a me parve che una dea fosse discesa per concedermi un'ora di gioia sovrumana a prezzo di tutta una vita di dolori. Che da quella notte ho vissuto come se la mia vita fosse esaurita, ben comprendendo che gioie simili non si rinnovellano, e che ero condannato alla pi terribile delle pene: di vivere senza speranza in un unico desiderio. Le direi che pur non sapendone il nome, la invocavo col nome che il mio cuore le dava e che le mie labbra mormoravano come una preghiera; e sempre chiuso nel mio dolore, nel mio desiderio infinito, nella delusione di ogni mia speranza, presi le armi per difendere la mia Regina e cercai la morte negli scontri coi nemici sol perch forse la mia morte avrebbe ricordato il mio nome a colei per la quale io ben mi sentivo indegno di vivere, ma ai cui piedi avrei voluto morire per ottenere uno sguardo ed un sorriso!
Ella continuava a fissarlo, ma un'ombra di malinconia si era diffusa pel suo volto.
Ah! mormorava colle labbra tremanti se di un tale amore fosse stato irraggiata la giovinezza mia, se a contatto di un tal cuore il mio si fosse temprato all'amore!...
Poi quando il giovane tacque, ella che al suono delle di lui parole aveva inteso come tutto un languore per l'esser suo, stette ancora intenta, quasi per risentir l'eco della voce dolcissima.
Continuate gli disse continuate.
Che io continui? rispose lui con un amaro sorriso. Ahim!  tanto, tanto lontano da me quella dea che in un'ora m'apparve: cos in alto, cos in alto che la mia voce pu giungere ad essa solo come un fievole lamento. Che pu importare a lei di chi ebbe per poco abbagliati gli occhi dal sole e poi di nuovo ripiomb nelle tenebre? Ben pietoso sarebbe stato il destino se mi avesse lasciato giacente nel fango in cui ero vissuto!
La mia amica fu dunque ben sconsigliata nel discendere fino a voi! disse la Regina aggrottando le ciglia.
No, no, no: ella ha messo una stella nel mio cielo tenebroso, un fiore nel roveto della mia esistenza proruppe lui. Che Dio la esalti vieppi: che Dio, il quale ne prova l'animo invitto con tanti dolori, benedica quella fronte coronata di stelle, come io la benedico, come la benedir allorch cadendo trafitto dai suoi nemici, volger a lei l'ultimo sospiro dell'anima mia!
Ella aveva chinato il capo e fissava una chiavetta con la quale andava giocherellando. Il giovane, acceso dai ricordi di quella notte, contemplava con occhi ardenti la Regina, non potendo pi oltre dubitare che ella fosse colei di cui finallora aveva ignorato il nome. Sentiva che le sue parole ne avevano commosso l'animo ed acceso il sangue; la vedeva palpitante e languente; e se il ritegno, la riverenza che le doveva non l'avessero tenuto a freno, e se la dignit e il regale decoro non avessero imposto a lei un severo contegno, quelle braccia si sarebbero aperte a lui pel quale tutto quel lungo anno di vana attesa era disparito, come se quell'ora fosse la continuazione della notte fatale in cui ella gli si era data.
Ma intanto la luce dell'alba filtrava attraverso le fessure delle finestre: quella del lampadario impallidiva.
La Regina si alz, e rivoltasi a lui che si era alzato e si teneva dritto in piedi pallido in viso e con gli occhi supplichevoli:
Domani a mezzanotte gli disse con voce rapida e sommessa aprirete con questa chiave, che con le altre tutte mi fu consegnata come era obbligo di suddito fedele, dal padrone del castello, la porticina all'angolo della torre. Salite per la scaletta che d in una stanza nella quale... troverete la vostra amica.
Egli s'inginocchi, prese la chiavetta, baci la mano morbida e bianca che ella gli porgeva, balbettando per l'orgasmo confuse e sommesse parole.
Sempre se dimani non saremo in mano dei nemici disse lei sorridendo.
O Regina esclam il giovane perch il nemico giunga fino a voi fa d'uopo ch'io sia morto!
No, colonnello Riccardo. Voi dovete vivere per la vostra Regina e... per la vostra amica.
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CAPITOLO 2.
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Quando Riccardo usc per la stessa porticina onde era entrato e si trov all'aperto, gi l'aurora tingeva di rosa la balza d'oriente. L'aria fresca del mattino lo calm alquanto, ch in lui era avvenuto un rimescolamento di tutto l'esser suo, tratto cos violentemente a nuovi pensieri e a nuove speranze che per lo innanzi non aveva osato nemmeno di vagheggiare. Ricordava con quale convincimento, quantunque molti indizi glielo avessero fatto sorgere, aveva respinto il dubbio che la sua amica di quella notte fosse appunto la Regina; con quale convincimento che non fosse possibile che egli, povero diavolo, avesse avuto una tale sorte. Ora accettava una tale sorte senza chiedere pi oltre, risoluto a subirne, qualunque fossero, tutte le conseguenze.
Ma era amore il suo? Non avrebbe saputo dirlo: certo il fascino onde si sentiva compreso aveva dell'amore l'ardenza del desiderio; nonpertanto ben sentiva che non sarebbe stata mai possibile una completa fusione delle loro anime, ben comprendeva che la donna e la regina avrebbero sempre formato due esseri a parte e che egli non avrebbe dovuto mai confonder l'una con l'altra e l'altra con l'una. Ma checch sentisse il suo cuore, il pensiero ch'egli fosse stato assunto cos in alto, che egli avesse avuto la fortuna di un re lo sbalordivano; e come se anche in lui fossero due personalit distinte, l'una quella di un povero avventuriere, l'altra di un predestinato a un avvenire che si confondeva in un mistico miraggio, comprese che di una tale doppia vita avrebbe dovuto vivere ormai, se ella l'avesse di nuovo dimenticato dopo essersi servita di lui per scongiurare il pericolo che la minacciava.
Perocch quello strano amore aveva anche questo di singolare, che a lui era proibito di chiedere e di volere. Nelle romanze che le vecchie del paesello narravano l'inverno accanto al focolare, cos alcuni poveri diavoli erano stati amati dalle fate, che erano lasciati lungo il giorno nella loro miseria e poi la notte, vestiti da principi, in palagi incantati vivevano nelle dolcezze e nelle delizie degli amori; ma guai se avessero osato esprimere un solo desiderio: le fate sarebbero volate via per non tornare mai pi.
N il giovane aveva mai pensato alla disparit degli anni: come abbiamo gi detto, la di lei meravigliosa bellezza non aveva punto subito gli oltraggi del tempo, ed era fresca e giovanile come l'avevan vista i sudditi fedelissimi, ed ammirati da tanto splendore di leggiadria in un giorno di maggio del 1768 in cui ella era entrata a Napoli, giovanetta di sedici anni appena. Per quanto il giovane fosse pi intelligente e pi colto di quel che non fossero in quei tempi gli uomini della sua condizione, la regalit circondava di tal mistico velo i voluti da Dio a padroni dei popoli che essi nulla avevano di comune con gli altri mortali nella mente di coloro che erano usati a considerare la regalit come una emanazione divina, come la considerava Riccardo che pur sapeva come alle volte la regalit avesse desideri, passioni, volutt, abbandoni del tutto umani!
La spianata dietro il castello era deserta; il giovane era incerto dove dirigersi per trovar la banda che aveva dovuto giungere coi primi albori, quando vide venire alla sua volta un vecchio che gi sapeva ai servigi del duca.
Per ordine del mio padrone disse quel vecchio che salut togliendosi il cappello gli uomini della vostra banda sono alloggiati nel fienile l in fondo. Per voi e per coloro che m'indicherete ci  una casetta attigua nella quale ho fatto disporre l'occorrente.
Il giovane era distratto: quel vecchio l'aveva fermato presso l'angolo della torre dalla Regina indicata, nella quale vide una porticina di ferro cos bassa ed angusta che faceva d'uopo chinarsi quasi carpone per penetrarvi.
So, so il luogo, rispose Riccardo.
Di un tratto si sovvenne di Vittoria.
E gli altri uomini qui giunti anche stanotte? domand.
Ah, quelli che hanno a capo una donna vestita da uomo? Ges, quante ce ne tocca vedere di questi tempi! Li abbiamo alloggiati in un altro fabbricato vicino, con una stanza che lei ha voluto tutta per s.
Sta bene, potete andare disse Riccardo.
Intanto volgeva gli occhi intorno per studiare le posizioni; che ben comprendeva quanto grave fosse il suo compito. Due eran le strade per le quali i Francesi potevano sopraggiungere, ma entrambe per un buon tratto si svolgevano lungo un piano disalberato, luogo ai suoi punto favorevole, non essendo usati di combattere in aperta campagna. Egli per aveva gi concepito un piano che avrebbe assicurato la fuga della imprudente Regina. Bisognava con una lunga resistenza attirare tutte le soldatesche del nemico intorno al castello, lasciando una delle bande in agguato nel bosco per accorrere e prendere il nemico tra due fuochi. Sarebbe stato quello il momento favorevole per la fuga delle regale ospite, del duca e della figliuola che avrebbero potuto giungere in breve alla marina di S. Eufemia.
Tutto compreso del compito a lui affidato, aveva distolto il pensiero da ogni altra preoccupazione. Quando giunse al luogo indicato dal vecchio, ud delle voci che riconobbe per quelle di Pietro il Toro e del Magaro.
Non era proprio questo il tempo di abbandonarci cos in bala della sorte! diceva il Magaro.
Taci, scioccone aveva risposto Pietro il Toro lo vedrai giungere tra poco. Non doveva informarsi di che si tratta, di ci che si deve fare? 
Proprio cos disse Riccardo entrando.
Fu accolto da un grido di gioia. Gli uomini tutti merendavano seduti intorno ad alcune tavole cariche di cibi e di grossi fiaschi, ed erano assai contenti.
Qui staremo ottimamente esclam il Ghiro buon formaggio, buoni salami e buon vino. Evviva il duca di Fagnano!
Compagni fece Riccardo con aria grave mangiate, bevete, riposate; ma non per questo siamo qui. Due compagnie di Francesi marciano contro di noi e per impossessarsi del castello. Pensate che se ci avviene, se riesce il loro disegno, la nostra rovina  certa. Essi faran del castello una fortezza inespugnabile per noi che non abbiamo artiglieria. Perch ci han lasciato liberi finora sui nostri monti? Perch mancavano di un luogo sicuro in cui poter raccogliersi numerosi e far quindi delle sortite contro di noi avendo alle spalle un appoggio ove rifornirsi di viveri e d'onde poter sorvegliare i nostri movimenti. Dunque, compagni, per noi  questione di vita o di morte: se i Francesi s'impadroniranno del castello in breve o i nostri corpi penzoleranno dalle forche o giaceranno preda ai lupi ed alle volpi in fondo ad un burrone.
Tutti avevano smesso di far merenda e ascoltavano cupi in viso le parole del giovane. Solo il Ghiro continuava a mangiare a piene ganasce; pure quando il giovane s'interruppe alzo il capo e con la bocca ancor piena disse:
Io osservo una cosa, col rispetto dovuto al nostro capo: certi discorsi non dovrebbero farsi e certe cose non dovrebbero dirsi mentre un povero uomo si sta empiendo la pancia!
Uno scroscio di risa accolse le parole del Ghiro che continuando affettare il salame guardava in giro co' suoi occhietti allegri. Le fronti si rasserenarono, torn la spensieratezza in quegli uomini che viveano dell'oggi, incuranti del domani.
Posso aggiungere disse Riccardo, lieto di veder tornati i suoi all'indifferenza del pericolo che il duca, in compenso de' vostri servigi, dar una piastra al giorno a ciascun di voi finch ogni pericolo non sia scongiurato.
Evviva, evviva! esclamarono tutti. Su, beviamo alla salute del duca e del nostro capitan Riccardo.
E inoltre riprese questi se qualcuno cadr morto o ferito per la difesa del castello, quando il Re nostro signore sar tornato sul suo trono, prender cura delle vedove e degli orfani.
Evviva il Re! gridarono quegli uomini, che si erano alzati in piedi e sollevavano in alto i bicchieri.
Pietro il Toro si era tenuto in disparte; quando il tumulto cess e gli uomini tornarono intorno alle tavole si accost a Riccardo.
Siete stato dunque al castello? gli chiese.
S: ne torno adesso.
E non avete inteso niente nel cuore, niente? 
Che vuoi tu dire? 
Pietro il Toro guard il giovane; pareva che lottasse con un suo pensiero il quale stesse per prorompere in parole; pure si contenne.
Nulla rispose. Non  ancor tempo, non  ancor tempo. A proposito: bisogna fare una visita al vecchio Carmine...
Digli che venga qui. Io non ho tempo. Bisogna provvedere a mettere delle scolte in alto sui colli che dominano le strade. Te ne occuperai tu che non hai pari in questo.
Me ne occuper io; ma intanto ci  qui un'altra banda: quella di caporal Vittoria.
Lo so.
E un tal servizio dovrebbe essere ripartito.
Invitala a venire da me.
Pietro il Toro scroll il capo.
Vi ricordo che caporal Vittoria  una femmina.
Che per vale dieci uomini.
 vero, ma  pur sempre una femmina. Sarebbe meglio andaste voi di persona. Evitiamo discordie!
Il giovane rimase un istante pensoso. Ripugnava a lui dopo ci che ella gli aveva detto nella notte, dopo ci che aveva compreso dell'anima di quella donna, di andar da lei. Non voleva alimentar quella passione che non avrebbe potuto dividere e che sarebbe stato un gran pericolo per lui, specialmente adesso. D'altra parte comprendeva che Pietro aveva ragione ben conoscendo l'animo superbo di lei. Era in tale preoccupazione quando una voce dall'uscio disse:
Si pu entrare?
Si rivolse di botto, ch aveva riconosciuto quella voce. Un bel giovanotto vestito di velluto nero, con una fascia rossa che ne cingeva la vita sottile, il cappello a cono di velluto anch'esso, apparve sulla porta. Era armato di pistole e di pugnale e si appoggiava su una carabina dal calcio intarsiato d'argento.
Caporal Vittoria, caporal Vittoria! mormorarono gli uomini di Riccardo.
Su, tutti in piedi! disse questi voltosi alla sua banda onoriamo il valore anche in una donna.
Grazie rispose Vittoria facendo segno agli uomini di sedere. Anche i miei attendono a far merenda. Ma bisogna pur pensare al da farsi. So che fra poco il duca c'inviter al castello. Ma a te, capitan Riccardo, non han dato una stanza?
E una bella stanza, anche disse Pietro il Toro in cui  preparata una buona merenda.
Ella quantunque si sforzasse di mostrarsi tranquilla, pareva inquieta, preoccupata, n osava di alzar gli occhi in viso a Riccardo, che provava come un malessere vicino a quella donna, della quale assai volentieri sarebbe divenuto l'amico. Non che non ne subisse l'acre fascino, anzi appunto per questo temeva il prolungato contatto con lei. Troppo complessa era la vita del suo cuore, troppe preoccupazioni gli dava la ripresa degli strani rapporti con chi esser doveva per lui da una parte sacra e inviolabile come regina, dall'altra cara e desiderata come amante, perch osasse impigliarsi in un nuovo Legame. Ed era ben singolare che in lui l'immagine di Alma per quanto cercasse di stornarne il pensiero, persistesse pur sempre nell'anima sua.
Se volete, far merenda con voialtri disse lei di un tratto, rivolgendosi pi a Pietro che a Riccardo, pur con un certo sforzo nella voce come se molto le costassero quelle parole.
Non possiamo offrirvi che quanto ci hanno offerto rispose Pietro, il quale aveva compreso che la compagnia di Vittoria non riusciva punto gradevole al suo giovine amico.
V innanzi per insegnarvi la via disse poi, incamminandosi verso una scaletta che saliva alle stanze superiori.
Trovarono imbandita una mensa che per la qualit dei cibi differiva dalle altre in cui sedevano gli uomini delle due bande. Vittoria si era tolto il cappello, e la nera riccioluta capellatura scendeva fin sugli omeri, facendo vieppi risaltare il sano pallore del viso di lei illuminato da due grandi occhi neri che talvolta balenavano cupi.
Ho fame disse poi, affettando una tal quale disinvoltura. E tu non hai fame, capitan Liccardo?
Io no rispose, pur sedendo dirimpetto a lei, mentre Pietro gi si era servito di un buon pezzo di carne.
Bevi almeno...
Prese una bottiglia ed era per mescere il vino nel bicchiere, quando, rimanendo col braccio ripiegato, alz gli occhi in viso al giovane e gli disse:
Nelle mie montagne chi accetta a bere del vino, vuol dire che accetta anche l'amicizia di chi glielo offre; e tu accetti la mia, non  vero?
Perch ne dubiti? rispose lui bevendo di un fiato il vino che ella gli porgeva.
Non rispose, ma appariva, per quanto simulasse calma e spensieratezza, che era turbata da un pensiero. Si diede a mangiare in silenzio; poi con aria sbadata, come se non desse importanza alcuna alle parole:
Credi tu disse che, dopo giunta la mia banda sia andata a riposare del lungo cammino? Mancava un'ora all'alba, mi ammantellai e me ne andai gironzando intorno al castello. Ci era una finestra illuminata sulla torre innanzi lo spiazzo. Attraverso i vetri vidi due ombre, quella di un uomo e quella di una donna. Poi era gi l'alba allorch tu uscisti. Chi era quella donna?
Non la conosco rispose lui impallidendo.
Non la conosci? Via, per quanto io oramai sappia pi come si carica un fucile e come si tende un agguato, non sono cos inesperta di certe cose da non comprendere che una donna non riceve di notte un uomo nelle sue stanze senza che quest'uomo almeno la conosca. Ed  anche una bellissima donna.
Che ne sai tu? grid il giovane.
Eh, via, non andare in collera! Non sono un uomo, per poter suscitare la tua gelosia! Lo so perch stetti col in agguato con gli occhi a quella finestra, finch lei non comparve. Fu un istante, ma mi bast. La riconoscerei fra mille, anche fra venti anni. Sai tu a chi somiglia, lo sai tu?
A chi? chiese lui trasalendo.
Alla Regina, proprio a S. M. la Regina. A casa mia avevamo due bei ritratti del Re e della Regina, ch mio padre era sindaco e li aveva avuti in dono per metterli nella sala del Decurionato.
Egli la fissava per leggerle in viso se le fosse balenato un qualche sospetto circa quella rassomiglianza, ma si rassicur almeno in questo poich ella prosegu:
Ed ho visto anche la figliuola del duca; ah, che bella creatura! Sai, ero cos anch'io prima che il destino avesse fatto di me... quel ne ha fatto. Tu, se la mala sorte non mi avesse messo del veleno nel sangue, tu non avresti osato di alzare gli occhi su me, ed anche io ora mi chiamerei con un bel titolo di baronessa o di marchesa. Ero una bella ragazza e portavo in dote ben ventimila ducati ed ero figlia di signori assai potenti. Ora sono a capo di una banda di...
Di fedeli sudditi di S. M. il Re che combattono in difesa di diritti concessi da Dio.
Ella pieg il capo, mesc del vino in un bicchiere e lo bevve.
Diciamo pur cos... Non voglio contraddirti rispose, con un amaro sorriso.
Pietro il Toro comprese che quel discorso non riusciva piacevole al suo amico, onde volle venire in suo aiuto.
Bisogna intenderci disse sul come disporre le scolte. Noi intanto perdiamo il tempo in discorsi e se i Francesi sopraggiungono non sar coi discorsi che salveremo la vita.
Il tuo caporale parla arditamente osserv Vittoria con aria sdegnosa. A nessuno dei miei ho permesso mai d'interrompermi.
Perch rispose Pietro il Toro piccato fra i vostri uomini non ce n' nessuno che abbia preso fin dall'infanzia cura di voi; nessuno che vi abbia visto venir su con la tenerezza di un padre; nessuno che abbia arrischiato la vita per salvare la vostra.
 vero: non ho avuto mai nessuno che mi amasse cos.
Il bel viso si era rabbuiato e gli occhi le si erano velati di malinconia.
Andiamo, andiamo esclam poi come se avesse inteso vergogna di quella tristezza Pietro il Toro ha ragione. Io metto i miei uomini ai tuoi ordini, Pietro, poich il tuo capo si  rifiutato di prender lui il comando. Va in mio nome e scegli coloro che ti sembrano i pi svelti e i pi avveduti. Intanto so che il duca fra breve ci chiamer a consiglio. Si aspettano altre bande perch pare che l'affare sia serio e che tutte le vie sieno battute dal nemico; e noi siamo ben pochi.
Pochi no; con la tua e la mia banda e con gli armigeri del duca ammontiamo a centoventi uomini ben capaci di tenere a bada il nemico...
Finch essa non sar al sicuro!... disse lei sbadatamente.
Sapeva dunque qualcosa? Aveva indovinato? A chi si riferiva quell'essa detto con affettata semplicit? Eran queste le dimande che Riccardo si rivolgeva pure sforzandosi a non far trasparire dal volto il suo pensiero.
Vado dunque disse Pietro alzandosi e avviandosi verso la porta.
Rimasti soli, s l'uno che l'altra sentivano l'imbarazzo della loro reciproca situazione. Lui al certo pi chiaramente le leggeva nell'anima, mentre ella sentiva un mistero nel contegno del giovane.
Ella si alz e appressandosi a lui gli mise una mano sul braccio.
Noi dunque gli disse con voce diversa dall'ordinaria, tanto era dolce combatteremo l'uno a fianco dell'altro.  stato questo il mio desiderio ardente anche allorch credevo che non ti avrei mai pi riveduto. Ebbene, vuoi essere il mio fratello d'armi, come un tempo si diceva? Vedi che serbo ancora qualche ricordo dei libri che leggevo a casa...
E disse ci sorridendo amaramente.
S rispose lui commosso s, sar il tuo fratello d'armi.
Non temere, non temere: non ti chieder il tuo segreto. Comprendo che ne hai uno che spiega tutto, spiega tutto e perci vedi che non te ne voglio. Per penso che se ci fossimo incontrati... e se tu fossi stato quale io... ti avrei voluto, di che non saremmo stati capaci noi due! Ma il destino ha voluto cos! Io ci credo al destino, e tu? 
Anche io rispose lui gravemente.
Senti dunque... Se mai difendendo il castello e... e le persone che vi son dentro io dovessi cader ferita... se morr in sul colpo non voglio da te che un bacio, solo un bacio sulla fronte, ma se cadr ferita promettimi che mi ucciderai, perch non voglio, intendi, non voglio cader viva in mano di quella gente... Avrei chiesto un tal servigio ad uno della mia banda, ma mi sar ben dolce di morire per la tua mano... Me lo prometti?
Te lo prometto.
Se cadr prigioniera, ci ho gi pensato. Catturammo un povero diavolo di farmacista e pel suo riscatto non volli che del veleno, un potente veleno che conservo in questa fiala.
E in ci dire mostr al giovane una fiala d'oro.
L'ho sperimentato, sta sicuro: uccide in men di un amen; l'ho sperimentato su un povero cane ferito; gir tre volte su se stesso poi cadde come fulminato. Ah, un'altra cosa... Se morr, mi trarrai dal collo una catenina che ha sempre portata meco. Me la diede mia nonna, l'unico essere che mi abbia veramente amato in questo mondo... e la terrai per mio ricordo.
Sei ben triste tu; perch sei cos triste? disse Riccardo che si sentiva compreso da una grande tenerezza per quella giovane donna la quale gli si rivelava tanto diversa della sua fama Non  certo la prima volta questa che ti sei accinta a combattere. La tua fama  sparsa dovunque e il nome della tua banda desta il terrore nei nostri nemici.
 vero,  vero. Al Passo del gatto eravamo in venti contro ben centocinquanta Francesi; noi per eravamo sull'altura appostati dietro i castagni del colle e combattemmo per tutta una giornata, finch rimanemmo solo in cinque; ed io andavo carponi raccogliendo le munizioni dei morti. Ed ero cos allegra, mentre intorno a me gemevano i feriti, e gi in fondo vedevo mucchi di cadaveri che i colpi della mia carabina facevan divenire sempre pi grandi. Eppure ero stata cos lieta e tranquilla aspettando i soldati, n alcun pensiero di morte mi pass pel cuore. Quando assaltammo Soriano, mi divertivo nel tirare al bersaglio alla chierca di quei monaci grassi e grossi che avevan fatto comunella coi nostri nemici: e nel bosco di Rosarno io sola credo di averne uccisi pi di dieci di cotesti stranieri, e prima e poi ero allegra come un fringuello. Ora invece, non so perch, non so perch, sento come una tristezza. Credi tu che sia paura, credi tu che sia paura?
E lo guardava con gli occhi scintillanti mentre con mano vigorosa ne stringeva le braccia.
Chi oserebbe supporlo? rispose lui.
 dunque inesplicabile questa mia tristezza. La morte non mi spaventa: infine, tanto qui che col... Del resto, ho la tua promessa che manterrai non  vero, che manterrai!
S rispose Riccardo se prima di te non sar io costretto a chiederti un tal servigio.
In questo s'intese un calpestio su per la scaletta: poco dopo comparve il vecchio che la mattina aveva additato a Riccardo il luogo in cui avrebbe trovato la banda.
Il signor duca vi aspetta nel castello disse volgendosi ai due capibanda.
Ed ora fece lei gaiamente assumiamo l'aspetto di comandanti d'esercito ed andiamo al Consiglio di guerra.
Uscirono sullo spiazzale che era tutto deserto, come deserte erano le campagne, ch l'arrivo delle banche e la voce dell'imminente sopraggiungere dei Francesi avevan fatto fuggire gli abitanti i quali prevedevano quali danni avrebbe arrecato a loro l'urto delle due fazioni. Anche il paesello che biancheggiava in fondo pareva sentisse l'appressarsi della tempesta: le case dei benestanti eran chiuse, e i poveri che non avevan potuto altrove rifugiarsi, se ne stavano accovacciati nei loro tuguri, non osando uscir fuori in busca di che sostentarsi. Finallora quel luogo era rimasto immune dai danni della guerra, ch la banda di capitan Riccardo se n'era tenuta lontana per risparmiare appunto al paesello gli orrori di uno scontro il quale, qualunque ne fosse la sorte, riusciva sempre
[Nota del trascrittore: riga mancante nell'originale]
che essa fra poco sarebbe stato il teatro di una lotta sanguinosa forse anzi ne sarebbe divenuto il centro.
L'istesso vecchietto li aspettava innanzi al gran cortile per le cui diverse scale si saliva agli appartamenti. Tutti gli armigeri del duca vi si erano raccolti e bisbigliavano tra loro come per comunicarsi gravi notizie. A tutti pareva ben strana quella risoluzione del loro signore di opporsi ai Francesi:  vero che egli apparteneva alla Corte dei Borboni e che si era con essi rifugiato in Sicilia. Ma poich non si era opposto al nuovo governo, i suoi beni erano stati rispettati, n i Francesi erano apparsi in quelle contrade che per fare vani tentativi contro la banda di capitan Riccardo. Perch dunque con una resistenza di cui non si comprendeva l'utilit esporre tanta povera gente non solo ai rischi di una difesa che non avrebbe potuto durare a lungo ed alle crudeli rappresaglie che ne sarebbero derivate?
Eran questi i discorsi che bisbigliavano tra gli armigeri e i guardiani del duca. Pure era tanta la tradizionale riverenza ai voleri di lui, era tanto il timore che incuteva il suo nome che nessuno aveva osato rifiutarsi. Era nella coscienza di tutti che presto o tardi i Borboni sarebbero tornati nel loro regno, e di quale vendetta non sarebbe stato capace il loro signore e padrone contro chi si fosse rifiutato di accorrere in sua difesa?
Siamo tra l'incudine ed il martello diceva un vecchio guardiano che portava ad armacollo un arrugginito fucile. Da venti anni avevo messo in un canto questa vecchia carabina ed ora ho dovuto riprenderla. Tra l'incudine ed il martello, ripeto. Se buscher una palla in fronte chi penser a mia moglie e ai miei figli? Ed anche che ne esca vivo, non sar appiccato come una carogna?
S, ma se ti rifiutavi, quando il duca torner col Re, e non passer molto tempo, non saresti stato impiccato lo stesso?
E perci dico che siamo tra l'incudine e il martello.
Io osservo per disse un giovane contadino dagli occhi arditi, sulla cui folta capellatura posava a sghembo il cappello a cono che dei due mali devesi scegliere il minore; io scelgo quello che mi impone il dovere checch accada. Se non difendiamo noi il Re, che  il padrone dattoci da Dio, chi lo difenderebbe? E col Re non difendiamo le nostre case, le nostre famiglie, le nostre chiese nelle quali questi eretici maledetti, come dice il parroco, fanno le pi brutte cose? 
Tu temi per la tua giovane e bella moglie disse uno degli armigeri perch sai che ai francesi piacciono le pollastrelle.
Il giovane ebbe un lampo d'ira negli occhi.
Io ci ho palle e ci ho polvere per custodirla, e non sono un gallo da farsela fare sul muso. Parlo cos perch cos sento; sono i vigliacchi... non dico per te, massaro Biase: tu sei vecchio e i vecchi tengono alla vita assai pi dei giovani... sono i vigliacchi che esitano quando si tratta di difendere la propria casa e la propria religione...
S, ma voi non pensate ad un guaio pi grosso aggiunse il vecchio Biase guardandosi intorno e parlando vieppi sommesso che ci si accumuna coi... coi briganti! Pei francesi non sono che briganti coloro i quali scorazzano pei nostri monti con le armi in pugno...
Come eran briganti i repubblicani per noi all'epoca del Cardinale disse un armigero che aveva fatto parte delle bande sanfediste. Per briganti li fucilavamo.
E dunque?
E dunque, poich siamo nati incudine bisogna pur subire i colpi di chi  martello. Ora  martello per noi tanto il Re legittimo quanto quello che si dice sia ora seduto sul trono di Napoli. Rispondo adesso ad Angiolino e in cos dire si rivolse al giovane dal cappello a sghembo che i vigliacchi son coloro che arretrano innanzi alle bocche delle carabine, non coloro che disputano sul perch si debba esporre la vita. Quando il sangue sale agli occhi, allora non si pensa pi n al come n al perch, e si uccide finch non si resta ucciso.
Ebbene, volete vi dica perch il duca che avrebbe potuto fuggire magari travestito, ha deciso di difendersi, volete ve lo dica? 
S, s, tanto pi che forse l'ho ben compreso anch'io.
Per quella signora amica di sua figlia.
Lo credo anch'io.
Che dev'essere un pezzo grosso.
Io so ch' un'assai bella femmina, alla quale il duca bacia la mano, come farebbe col parroco e col vescovo.
L'hai visto tu? 
L'ho visto coi miei occhi. Io finora sapevo che la mano si bacia soltanto ai frati ed ai sacerdoti... Ma zitto, zitto: ecco capitan Riccardo con... con... Diavolo, ma quella l  una bella femmina!.
Non lo sapevi? Una femmina di cui si contano cose terribili. Se volesse darmi un bacio io direi di no, quantunque sia cos bella... temerei che invece di un bacio mi desse un morso...
In questo, preceduti dal vecchio familiare del duca, entrarono nel cortile i due capibanda. Tacque il bisbiglio e gli occhi si rivolsero curiosi sui due giovani, bea noti per la loro fama. I quali, salendo una scaletta, furono in breve innanzi a una porta guardata da due valletti in livrea simile a quella che Riccardo aveva gi visto la notte precedente.
Il duca vi attende disse uno dei valletti aprendo la porta e facendosi da parte.
Il duca sedeva innanzi a uno scrittoio ingombro di carte. Dietro a lui scendeva una cortina di seta che impediva si vedesse nell'attiguo gabinetto verso cui furono attratti gli occhi di Riccardo che innanzi a colui il quale nella riunione dei capobanda era intervenuto per mandare a monte l'elezione di un capo supremo, non seppe trattenere un certo senso di disdegno che gli si dipinse nell'aperta e franca fisonomia. Il duca pareva preoccupato; poi, vedendo entrare Vittoria, sorrise e le si rivolse dicendo:
Si tratta di rendermi ora un servigio assai pi importante dell'altra volta. Allora si trattava della mia vita; ora si tratta di quella di mia figlia e... della sua amica.
In ci dire volse lo sguardo al giovane, il quale comprese che il duca sapeva essere stato lui la notte innanzi ricevuto dalla Regina.
Il nostro mestiere  appunto di rendere cotesti servigi rispose lei e purch non ci se ne chieggano degli altri...
Il duca arross, ben comprendendo l'allusione, ma si rimise tosto e continu:
Comprenderete che non mi lusingo punto di riuscir vittoriosi. Noi commettemmo una grande imprudenza qui venendo ingannati da coloro che dicevano trionfante in questa provincia l'insurrezione. Sperammo darle maggior vigore con la nostra presenza e renderla vittoriosa anche nelle altre. Potemmo giungere fin qui senza destar sospetti, ma pare che la nostra partenza dalla Sicilia sia stata denunciata dalle spie che ivi hanno assoldato i francesi, e che si sospetti il vero, cio esser noi qui rifugiati. Ora, che bisogna fare? Io so il vostro piano e in cos dire si volse a Riccardo e l'approvo. Che ne dite voi? 
L'approvo anch'io rispose Vittoria a cui era diretta tale domanda quantunque l'ignori. Io non voglio sapere altro che il dove e il quando si dovran menare le mani.
A noi bisogna che il nemico accorra qui con tutte le sue forze onde lasci libera la strada che mena al mare.
Mentre il duca parlava Riccardo teneva fisso lo sguardo sulla cortina che aveva visto muoversi, onde era sicuro che qualcuno vi fosse dietro. Chi mai poteva essere se non la Regina? Vittoria aveva seguito lo sguardo del giovane e fissava anche lei il punto da lui fissato mentre si mordicchiava le labbra e fiamme d'ira le si accendevano nello sguardo.
So continu il duca che esso si avanza per tutte le vie e con esso viene anche un commissario civile con le pi ampie facolt; ci che mi fa credere ben fondati i miei sospetti. Tocca a voi disporre i vostri uomini perch la difesa possa protrarsi a lungo; a me di preparare la fuga e di carpire il momento propizio. Di pi vorrei dirvi, ma chi comanda qui non sono io: io non posso che invidiar voi chiamati a rendere un cos gran servigio alla causa regale; il vostro nome rester memorabile nella storia di questa guerra e dester una nobile invidia nei cuori pi fedeli e pi devoti. Nulla vi prometto, ch il vostro servigio  superiore ad ogni premio, ma Colei la cui semplice lode sarebbe per un cuor generoso il premio pi ambito, sapr un giorno spander su voi la sua grazia.
In questo la cortina, tratta da una bianca mano, si apr e nel vano della porta comparve la Regina.
E la sua riconoscenza! disse con voce grave.
Il duca si rivolse con un gesto di sorpresa e insieme di dispetto; ma l'abitudine cortigiana lo vinse e dissimulando fece un profondo inchino e si trasse in disparte. Riccardo e Vittoria si erano alzati e si tenevano muti ed immobili; per nessuna sorpresa si leggeva nel volto di Vittoria, come se a lei gi fosse nota la presenza in quella casa di Sua Maest.
S, la riconoscenza riprese lei. Lo so, signor duca, che in cuor vostro mi rimproverate il mio intervento, ma ho ubbidito a un impulso che non ho saputo dominare. Perch nascondere la mia presenza qui a questi due cuori valorosi e fedeli che si apprestano a sacrificar la loro vita per la nostra salvezza? Si pu ben venir meno al convenzionalismo della Corte allorch si tratta di esser riconoscenti con chi  disposto a morir per noi!
 questo il dovere di ogni suddito fedele disse il duca.
S, ma ai tempi che corrono non  da tutti inteso: ora noi se sapremo, quando Dio vorr, punire coloro che ci si ribellarono, e quindi si ribellarono a Dio che ci diede il regno e qui i suoi occhi si accesero di ferocia sappiamo premiare coloro che nello infortunio si serbarono fedeli. Duca, coprite col nome di questo giovane un brevetto di colonnello che Sua Maest il Re ha firmato in bianco.
Ma... fece il duca.
Cos voglio! esclam lei con un'occhiata tanto fiera che il duca pieg la testa, e fattosi allo scrittoio prese un foglio che riemp e che poi porse alla Regina.
Ed ora disse questa porgendo al giovane il brevetto nessuno vi contester il diritto di portare il titolo del vostro grado, che avete conquistato con le vostre eroiche imprese. Il grado che vi  conferito  il premio del Re; ora eccovi il premio della Regina.
E sciogliendosi un ricco nastro dal seno lo porse al giovane inginocchiato.
Alzatevi, colonnello, e che Iddio vegli su voi e sui sudditi al par di voi fedeli e valorosi.
Durante tale scena Vittoria e il duca si erano tenuti immobili, compresi da un sentimento diverso, ma per entrambi assai amaro. Il duca sentiva istintivamente una certa repulsione per quel giovane che sapeva essere un trovatello di quei dintorni, la cui fortuna gli metteva nell'anima un livore del quale non avrebbe ben saputo dire la causa, se non fosse perch era figlio della gente a lui soggetta. Si sa che da noi il proprio compaesano si odia assai pi che lo straniero, e che la fortuna di persona che ci  legata per rapporti o di patria o di amicizia, o di semplice conoscenza fa assai pi invidia della fortuna che tocchi a persona la quale non abbia con noi alcun rapporto. Sapeva inoltre che la notte innanzi quel giovane era stato ricevuto dalla Regina, la quale s'era intrattenuta circa due ore con lui, e vagamente aveva inteso discorrere di una certa avventura in Napoli della Regina con uno dei capibanda invitati da lei ad una riunione: tutto questo lo irritava e gli produceva un sordo risentimento per l'ostinatezza ad avventurarsi in quel viaggio del quale su lui sarebbe ricaduta tutta la enorme responsabilit se mai alcun sinistro fosse accaduto alla Regina, e che in ogni modo gli sarebbe costata la confisca di tutti i suoi beni fin allora rispettati dai francesi. Ah, gli costava ben caro il favore ottenuto della successione al titolo ed ai feudi di suo fratello, per la quale non si era andati tanto pel sottile e si era chiuso un occhio sulla illegalit dell'investitura!
Vittoria invece da un ben altro sentimento aveva stretto il cuore. A lei non era sfuggito con quale ardore di passione la Regina contemplava capitan Riccardo; a lei non era sfuggito che rapporti pi intimi intercedevano tra il giovane e la superba figlia di un'imperatrice. Quantunque avesse ben compreso che dal giovane non poteva ottenere che un'affettuosa amicizia, pure il vedere a s dinanzi la donna che le contendeva l'amore di Riccardo le produceva un'angoscia ineffabile. Non era la Regina per lei, era la rivale, e tutta la selvaggia passione che il giovane le aveva suscitato le fremeva nel cuore e le ardeva vieppi nel sangue.
Carolina d'Austria intanto, capace d'intendere i cuori dal viso e che di nulla si maravigliava di ci che era un effetto delle umane passioni, ben sapendo che ci  da aspettarsi anche le pi strane e insieme le pi nuove cose dall'incontro di due cuori e di due giovinezze, guardava con una certa diffidenza quella donna della quale non ignorava l'indole e i casi. Pure le si rivolse con un benevole sorriso, ch nessuno pi di lei sapeva dissimulare gli affetti dell'anima.
Noi sappiamo disse di quale eroico ardimento, di quanto virile coraggio siete capace voi che, unica del vostro sesso, avete preso le armi per difendere il buon diritto. Gi da gran tempo avevamo in animo di premiare la vostra fedelt e di attestarvi la nostra benevolenza. Accettate questa catena che porterete in ricordo della vostra Sovrana.
E in ci dire si stacc dal collo un laccio d'oro che avevan nel mezzo un medaglione contesto di gemme e lo porse alla giovane donna che lo ricevette in silenzio e senza genuflettersi come era obbligo di ogni suddito fedele.
La Regina ne parve punta; poi un sorriso di disdegno ne sfior il labbro superbo, fece un cenno della mano, volse una fredda occhiata a Riccardo e disparve dietro la cortina che ricadde non cos prestamente che il giovane non vedesse la malinconica e pensosa figura di Alma allora allora entrata nella camera attigua.
Io non ho pi nulla ai dirvi fece il duca dopo un istante di silenzio e volgendosi a Vittoria. Sua Maest, con quell'audacia che  nella sua natura leonina ha voluto concedervi un onore che renderebbe superbo un principe. Nell'interesse di lei, per non compromettere la sua salvezza, se ella non vi ha raccomandato di serbare il segreto su quel che avete visto ed inteso, ve lo raccomando io che mi do maggior conto dei pericoli cui andremmo incontro se si propalasse il segreto della sua presenza qui.
Io ho ben altro pel capo che di pettegolare! rispose Vittoria con accento altezzoso.
Riccardo taceva, ma avendo ben compreso di non esser punto nelle grazie del duca, aveva assunto un'aria di fierezza provocante.
Non dico per voi prosegu il duca ma questo giovane potrebbe esser tentato di farsi bello del grado ottenuto senza aver fatto nulla ancora per meritarlo e...
Riccardo ebbe un lampo di sdegno negli occhi; con un fiero gesto mise in capo il cappello e facendo un passo si piant innanzi al duca.
Sappiate, signor duca di Fagnano grid che io a capo della mia banda sono ben pi di un colonnello, che io non venni da me qui, ne fui pregato da voi; n per voi sarei venuto e sarei disposto a rischiare la mia vita per salvare la vostra del tutto inutile. N vi venga in mente di darmi alcun ordine, che io ne ricevo solo da Sua Maest la Regina, intendete? Ed ora, addio!...
Il duca aveva retroceduto, livido in viso.
Ma io... balbett.
Ma voi sappiate che i miei uomini non riconoscono per nemico che il mio nemico, qualunque esso sia!
Ben detto, colonnello, ben detto! esclam Vittoria, contemplando il giovane con occhi pregni di amore e insieme di ammirazione. Poi voltasi al duca:
Ma, dite un po', credete d'aver che fare coi rammolliti della Corte, voi? Io vi sarei saltata addosso se aveste osato di rivolgere a me quelle vostre stupide parole.
E poich Riccardo aveva preso gi la via dell'uscio, lo raggiunse e scese con lui le scale, lasciando il duca che stringeva i pugni per la rabbia mentre mormorava:
Ah, dover sopportare le insolenze di simile gente che un tempo offriva il groppone alle mie scudisciate! Ma mi vendicher di quel maledetto bastardo, mi vendicher, ed anche di lei, di lei che mi ha imposto il suo capriccio!
...
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CAPITOLO 3.
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Per tutto il giorno Riccardo e Vittoria, coadiuvati da Pietro il Toro, avevan disposto le due bande per la difesa del castello lasciando una parte di esse sotto il comando di quest'ultimo nascosta nelle casucce attigue al fienile che avrebbe dovuto prendere i francesi alle spalle quando questi fossero impegnati nell'assalto del castello. Nessuno doveva mostrarsi al di fuori e perci i luoghi scelti per la difesa erano stati ben provveduti di vettovaglie e di munizioni. Per tutte le vie e i sentieri che dai monti sbuccavano nella vallata il duca aveva mandato delle spie che appena scorto il nemico avrebbero dovuto far ritorno a briglia sciolta per darne a lui l'avviso. Sapeva bene che se qualche sinistro fosse capitato alla Regina il responsabile non solo verso il Re, ma anche innanzi alle Corti straniere come innanzi a tutti che combattevano pel buon diritto sarebbe stato lui, e lui anche causa del disastro.
E quale maggior disastro della cattura di lei, o se lei rimanesse ferita in uno scontro? Avrebbe dovuto opporsi,  vero, al rischioso tentativo voluto dalla Regina, cui anche il Re e i Principi si erano opposti sulle prime; ma trasportato dalla superbia e per non menomare il suo credito in quella Corte nella quale sperava di salire ai pi alti gradi, non aveva voluto confessare che lontano dalle sue terre il suo prestigio si fosse affievolito. I grandi signori che col Re erano fuggiti in Sicilia, mentre i loro vassalli e gli abitanti dei loro fondi si battevano contro l'invasore per un proprio sentimento d'indipendenza, facevan credere che fossero essi a tener viva quella guerra e trovavano il loro tornaconto ad esagerare e ad inventare notizie di vittorie sulle armi francesi. Quei signori non solo lavoravano pel presente ma pi per l'avvenire, presentendo prossima una restaurazione.
Il duca di Fagnano, pi avido e pi ambizioso di tutti, e che aveva sue segrete ragioni per tenersi nel favore del Re e della Regina, se si fosse rifiutato di accompagnarla temeva che altri si offerisse in sua vece, e se, come si faceva credere, quantunque egli ne dubitasse, il viaggio della Regina avesse avuto un trionfale risultato pari a quello del Cardinale, il suo rivale ne avrebbe raccolto i frutti. Bisognava dunque affrontare i rischi che in ogni modo, qualunque fosse stato l'esito, avrebbe pur sempre fatte valere. Solo ebbe una certa titubanza allorch la Regina fidente; ma come rifiutare un tanto onore che vieppi accresceva il suo credito e il suo prestigio nella Corte?
Ora, che avrebbe detto i suoi rivali nel favore del Re se alla Regina fosse capitato un sinistro il quale chiss quante gravi conseguenze avrebbe potuto addurre nella politica? Non sarebbe stato anche la sua rovina? E i suoi nemici, perch ne aveva moltissimi a Corte, non avrebbero di nuovo messo in campo certe voci sul conto suo intorno alla illegittimit dei suoi diritti al titolo ed ai feudi del fratello? E per questo, quando si vide alle strette, quando seppe che i Francesi avevano avuto sentore della loro discesa in Calabria, egli concep il piano di attirarli nel suo castello onde le due uniche strade che portavano alla marina di S. Eufemia fossero sgombre di essi; perci, quantunque sdegnasse un tale aiuto, quantunque, come abbiam detto, sentisse un odio istintivo pel capitan Riccardo, la cui banda era pi vicina delle altre, fu costretto a chiedergli che accorresse in suo soccorso. Impegnato il combattimento, per una via sotterranea avrebbe posto in salvo la Regina e la sua figliuola con gli altri famigliari venuti con essi dalla Sicilia; e gi di l dal colle, nel punto in cui s'apriva la sotterranea via, aveva mandato per attenderli una lettiga, con alcuni cavalli.
Nell'uscire dal castello i due giovani avevano camminato un pezzo in silenzio. Poi Vittoria si era fermata e trattenendo per un braccio il compagno gli disse:
Ho una cosa da darti.
Che cosa? chiese lui.
Questa collana. Non so che farne io. Io non porto di cotesti gingilli.
 un premio pei tuoi servigi! rispose lui evitando di guardarla.
I miei servigi? O che li rendo a lei io? O che per lei rischierei la pelle? E se io muoio, a quella l importer tanto quanto importa a me dello agnello che ho mangiato stamane!
Stanotte parevi cos lieta delle lodi che aveva fatto di te la Regina e del dono che ti avrebbe mandato!
Ah, s, stanotte!... Ma, sai bene, in una notte, questa che abbiamo in noi, anima o... vattelappesca, pu ben mutare! Eppoi, vuoi che te la dica? Credevo che le regine fossero diverse da noi, invece... son come noi... se non peggio. Per ha del sangue nelle vene, fors'anco avvelenato come il mio. Se quella l avesse potuto, sarebbe stata un capobanda al par di me... e... e non avrebbe rifiutato gli amanti quella l. Dunque, la vuoi questa catena?
Egli si ferm, grave e scuro in viso, fissando la donna con occhi severi.
Senti, Vittoria le disse infine io ti amo come un buon fratello. Attraverso uno strato che dicono di malvagit e di ferocia dovuto alle sventure della tua vita che hanno inacerbito la tua natura, io scorgo un'anima che sarebbe stata salda, forte, potente nel bene: se sei uomo nelle azioni sei rimasta donna nei sentimenti. Ebbene, non parlar cos della tua e della mia Regina. Anch'essa  un'anima inacerbita dalle sventure, travolta dalla tempesta.
Tu l'ami dunque! disse lei, fissando alla sua volta il giovane.
Pensa che ella  nata su uno dei troni pi eccelsi e che ha diritto di vita e di morte sugli altri uomini, pensa che ora  qui, sola, fuggiasca, minacciata da un nemico che, come ho inteso dire, ha tagliato la testa alla sorella di lei, un'altra potente regina; pensa che si  affidata a noi, alla nostra lealt, pure essendo noi a suo confronto dei miserabili che non avremmo avuto neanche il diritto di alzar gli occhi fino alle sue ginocchia. Che se queste mie parole non ti fan rimordere delle tue parole, se tu non intendi difenderla o la difenderai fiaccamente... lungi, lungi da me il pensiero che tu voglia tradirla... ebbene va, parti coi tuoi. Rester io solo a difenderla, io solo a proteggerne la fuga, io solo a salvarla!
L'ami tu dunque? ripet lei.
Che mi chiedi, che mi chiedi! Non lo so, anzi no, non l'amo, ecco, non l'amo. Un tal sentimento non  possibile, non  naturale tra un uomo come me e... una donna come lei. Ma essa  la mia Regina, intendi? essa si  affidata a me, ed anche se sapessi che, tornata sul trono, si dimenticasse di me, come si dimentica la fonte in cui, arsi dalla sete, ci dissetammo, io... io morrei volentieri per difenderla e per salvarla.
Come ti amerebbe, se non ti ama, se sentisse le tue parole; come ti amerebbe, se non ti ama, se vedesse il tuo sguardo! mormor Vittoria.
Poi, riacquistando il predominio su s stessa, imponendo al suo volto di dissimulare la sorda angoscia dell'anima, con accento grave pressoch solenne, soggiunse:
Ove sarai tu sar io, per lei o per te, non so, ma io la difender come tu la difenderai.
Grazie disse Riccardo che rivolse alla giovane donna uno sguardo di profonda riconoscenza. Ed ora separiamoci. Ciascuno attenda al dovere che ci incombe.
S rispose lei s, separiamoci...  meglio,  meglio cos. Se dovremo combattere e tu avrai bisogno di me, chiamami, ch anche in mezzo alla mischia pi feroce io sentir il tuo grido.
Ci detto si allontan a gran passi. Il giovane la segu un buon tratto con gli occhi, poi mormor con un sospiro:
 forse quello l'amore,  forse quella la passione, che io vo' cercando altrove!...
No, lui lo sapeva: non era quello, come non era il fascino che l'avvinceva alla Regina: era un altro l'amore, puro, semplice, spoglio di ogni interesse, senza i brividi del desiderio, e senza le lusinghe dell'ambizione, che nell'anima sua era un'idea vaga, un sentimento nebbioso, nel quale si delineava la siderale figura di Alma.
Intanto la notte era discesa e un silenzio profondo incombeva per la campagna. Pareva che il luogo fosse del tutto deserto, che vuote fossero le case, inabitato il castello. Pure in quel silenzio gli uomini delle bande vegliavano con in pugno le carabine, le orecchie tese e gli occhi alle feritoie.
Riccardo si era chiuso con essi nell'ala del castello che guardava la via donde i Francesi sarebbero giunti. Si era rincantucciato in un angolo e pel cuore gli passavano le ore che lentamente l'avvicinavano a quella segnata, verso la quale si tendeva tutto l'esser suo. L'orologio del castello vibrava gli squilli ch'ei sentiva ripercuotersi nell'animo, mentre il cuore gli si stringeva per una dolorosa preoccupazione che il nemico assalisse il castello in quell'ora, che ella di nuovo fuggisse lontano da lui come si era tenuta lontano per tutto un anno!
Con mano convulsa stringeva la chiavetta che gli aveva dato, per farsi certo che ella lo aspettava, per averne una prova irrefragabile; tanto, or che sapeva qual fosse il nome, quale il grado eccelso, quale l'incommensurabile altezza di quella donna gli pareva un vaneggiamento il suo prodotto da una febbre del cervello. L'immagine di lei or gli appariva con tutti i simboli della regalit; il manto di ermellino, la sacra corona sulla fronte radiosa gli appariva in uno sfondo popolato d'imperatori e di re che reggevano lo scettro del mondo, innanzi ai quali egli era pi vile del vermicciattolo che striscia fra le erbe. La vedeva nella sublimit regale come su un'alta cima cui appena giungeva il suo sguardo, tutta cinta da nuvole d'oro; una cima che egli aveva gi toccato in una notte senza aver coscienza della formidabile altitudine, e d'onde era poi precipitato. Di nuovo ora sarebbe salito su quella vetta ove solo agli umani che Dio ha fatto pari a s sulla terra e dato di porre il piede; di nuovo avrebbe baciato quella fronte che rifulgeva di luce divina e quelle labbra la cui parola poteva dar la vita o la morte a tutto un popolo ed esser di un uomo la fortuna o la rovina!
Ma quale era, quale il vero sentimento che lo dominava, che lo teneva cos intontito? Non era l'amore, perch mancava quel che ha d'amore di tenerezza, di intimit, di fusione; mancava il connubio delle anime, l'assimilazione dei cuori, mancava l'equilibrio dell'et, delle condizioni sociali indispensabile anche nel disquilibrio del sociale convenzionalismo; era dunque il fascino della regalit che aveva preso forma di prepotente passione, che aveva sconvolto il cervello di quel giovane fino a fargli sentire che oramai la sua vita e il suo avvenire appartenevano a quella donna, che se non era per lui l'amore, pur ne faceva schiave la volont e la ragione!
Pochi minuti mancavano alla mezzanotte: egli aveva inteso squillare l'orologio come se fosse la voce di lei che lo chiamasse. Si alz e guardossi intorno. Gli uomini della banda sonnecchiavano avvolti nei loro mantelli; solo il Ghiro da una parte e il Magaro dall'altra si tenevano immobili presso le feritoie con le orecchie tese e l'occhio all'aperto.
Io vado fuori per sorvegliare le sentinelle disse il giovane con voce sommessa.
Sta bene rispose il Ghiro.
Nessuna novit?
Nessuna. Soltanto mi era parso veder splendere un lume sulle alture.
E poi?
Sar stata un'allucinazione.
Il giovane usc. Innanzi la massiccia porta del castello, che era chiusa e saldamente sprangata, trov raccolti alcuni armigeri del duca.
Aprite disse loro.
Ma... abbiamo l'ordine di non lasciare uscir nessuno.
Aprite! esclam Riccardo imperiosamente. Sono io che comando qui.
Quando fu fuori nel silenzio, nelle tenebre, non volle ascoltare le voci di dubbio che si elevavano dal cuore. Sarebbe venuta lei al convegno, or che si era svelata? E innanzi a lei avrebbe avuta lui l'audacia di parlar come un amante? Sentiva dei brividi, sentiva delle paure che al certo gli avrebbero tolta ogni energia. Il ricordo di quella notte non valeva a rassicurarlo: quella notte aveva creduto di tener fra le braccia una donna; ora sapeva che si sarebbe trovato innanzi a una Regina!
Giunse senza accorgersene presso la porticina di ferro alla quale era arrivato strisciando lungo il muro per non esser visto dalle sentinelle. Trasse la chiavetta e si tenne pronto ad aprir la porta allorch l'ora fosse scoccata.
La mano gli tremava come il cuore.
L'ora scocc ed egli aperse. La porta stridette sui cardini arrugginiti. Spaventato al rumore che nel silenzio delle tenebre parve un lamento, sost; poi, rassicuratosi, la richiuse impaziente e con un sussulto di gioia perch aveva visto posata sul primo gradino della scala una lanterna che spandeva una luce fioca, e che prese.
Dunque ella lo aspettava, ella, la Regina!
Sal la scaletta e giunto in un pianorottolo nel quale vide a s dinanzi una porta, s'arrest.
Gli pareva che si muovesse in un sogno, che fosse in preda ad una allucinazione. Agiva come per un impulso misterioso; in quell'istante egli si sentiva incapace di volere, incapace di riflettere.
Spinse la porta ed entr, deponendo sull'uscio la lanterna. La Regina sedeva su un largo divano sul cui bracciuolo posava il gomito, mentre la testa era ripiegata sulla mano.
Egli stette sull'uscio, incapace di avanzarsi.
Avvicinatevi disse la Regina, non mutando il suo atteggiamento.
Quando Riccardo le fu vicino cadde in ginocchio, curv il capo e prendendo un lembo della veste di lei lo port alle labbra.
L'avete ritrovata la vostra amica disse lei con voce dolce e piana. Vedete bene che non promise invano allorch vi scrisse che presto o tardi avreste avuto sue nuove! Ah, ella sperava che ben altre fossero le sorti di questa guerra, nella quale il vostro nome avesse potuto rifulgere s in alto da far impallidire i pi superbi!... Lo so, lo so che voi avreste voluto che tutte le forze fossero state dirette da un duce supremo; ma l'invidia, la gelosia, il timore che sorgesse un nuovo astro congiurarono contro il vostro disegno e contro lo Stato, a favore dei nostri nemici. Ora comprendo che la partita  perduta!
Noi combatteremo fino all'ultima stilla del nostro sangue disse lui.
Vi farete uccidere tutti, tutti voi che siete i miei soli amici. No, no; io ho bisogno laggi di cuori fedeli per combattere contro altri e pi feroci nemici.
Laggi? disse lui, in Sicilia?
S, ove gl'Inglesi predominano sul debole animo del Re che volgono secondo i loro interessi. Credete che se i Francesi han saputo del mio viaggio, quantunque tutte le precauzioni fossero state prese per tenerlo occulto, non siano stati essi a darne l'avviso? Col sono circondato da spie assoldate anche fra i miei familiari. Ogni mia parola, ogni mio atto  riferito a lord Bentink e al generale Kakferlane, e anche i miei figli, anche i miei figli congiurano contro di me, che avrei loro dato il regno, ridata la indipendenza se mi avessero seguito nella lotta!
Egli ascoltava stupito e insieme esultante. Quelle confidenze eran per lui pi preziose delle parole d'amore; la Regina cos lo sublimava ai suoi occhi, e scendendo fino a lui lo sollevava fino a lei.
Ed io son sola a combattere, sola a lottare! continu la Regina. Di chi fidarmi? I signori della Corte invidi, codardi, ingrati, che tutto sperano dei miei nemici, nulla pi di me, esulterebbero se io, stanca, me ne tornassi in Austria o mi ritirassi in un convento. Essi temono la tempesta che potrei suscitare, che dovrebbe o tutti inabissarci o ridarci il trono che avemmo da Dio. Ed ecco, ecco a che mi han costretto, a chiedere aiuto a un povero capobanda, a fidare nel pugnale del partigiano non potendo fidare nella spada del gentiluomo!
Egli s'intese punto da queste parole. Sollev fieramente il capo e rispose:
Non io, o regina, ho chiesto che mi apriate il cuore per mostrarmene le piaghe.
La Regina che era diventata cupa in viso, come se il suo orgoglio si fosse ribellato a quell'oblio della regale dignit, intese il rimprovero contenuto nelle parole del giovane.
No disse, stendendo la mano sul capo di lui e accarezzandone i lunghi neri capelli ma gli  che io ho bisogno di una anima tutta mia, di un cuore devoto. Voi dunque, allorch mi saprete in salvo laggi, sceglierete i pi fidi della vostra banda, lascerete liberi gli altri, ai quali darete un compenso che vi far tenere, e mi raggiungerete in Sicilia. Gravi ragioni mi costringono a non portarvi meco ora. Il duca  geloso di voi ed io commisi l'imprudenza di costringerlo stamane a far cosa che ripugnava alla sua invidia. Se vi portassi meco ora, egli appena giunto in Sicilia attraverserebbe i miei disegni. Io ho una grande missione da affidarvi, un segreto che gl'Inglesi pagherebbero qualunque prezzo, e che sarebbe venduto da chiunque me lo carpisse. Se riuscirete nella vostra missione, se arrider la fortuna al mio disegno, la rovina de' miei nemici  sicura ed io schiaccier loro la testa come ho schiacciato quella di tutti coloro che osarono lottar con me!
In ci dire fremevano al pensiero della vendetta le sue narici, tremava l'austriaco labbro sporgente, mandavano baleni gli occhi del color del mare che avevan del mare le tempeste e le furie. Era la donna implacabile che aveva voluto, infrangendo i patti sacrosanti della capitolazione, la morte dell'ammiraglio Caracciolo; che era stata sorda alla voce del genio, della belt, del sapere, della giovinezza, della virt, e aveva sacrificato alla sua sete di sangue e di vendetta Cirillo, Pagano, Russo, Manton, Conforti, il conte di Ruvo, la Pimentel, la Sanfelice, e aveva scagliato contro gli abitanti del suo reame, rei solo di aver voluto la libert, le feroci orde di Fra Diavolo e di Panedigrano, di Parafante e di Francatrippa!
Ah disse poi, come per rispondere al pensiero del giovane che la guardava spaventato ah, se avessi potuto mettermi io a capo delle vostre bande, come avrei saputo vendicarmi dei felloni che ci han tradito!
Poi, rasserenandosi e tornando al pensiero del momento, mise le mani sugli omeri di Riccardo, tuttora in ginocchio, lo trasse a s e fissandolo negli occhi cos da vicino che ei sentiva il respiro di lei bruciargli il viso, gli disse accentuando le parole:
Sei tu un cuore saldo e fedele come io ti ho creduto e ti credo? Sai tu custodire un segreto anche se svelandolo dovessi divenir ricco e potente? Bada, non  il segreto d'una notte di amore in cui fu appagato il capriccio d'una donna,  il segreto da cui dipende la vendetta e il trionfo d'una regina!
La mia vita  vostra... diss'egli.
Non si tratta della tua vita: la vita oggi si tiene in conto di ben poca cosa e si baratta per nulla. Si tratta della tua fedelt, intendi? Si tratta del tuo onore, si tratta della tua devozione che dovr essere tanta da resistere alle lusinghe d'un tradimento, pel quale tutto potresti chiedere ai miei nemici e tutto ottenere. Sei tu l'uomo di cui io vo' in cerca, sei tu?
S rispose lui che oramai si sentiva al livello di quella donna, pari a lei per la dedizione che faceva di s stesso. S: ditemi il vostro segreto, affidatemi, se mi credete capace di compierla, cotesta missione, ed io la compir anche se dovessi rifiutare un regno, anche se dopo voi mi scacciaste come un cane.
Tu sei leale, leggo il tuo cuore nel tuo sguardo disse lei che aveva ascoltato il giovane guardandolo negli occhi e spiandone il pensiero nei tratti del viso. Tu non mi tradirai, no, tu non mi tradirai, anche se il tradirmi ti procurasse un regno!
Parlate dunque esclam lui parlate!
No, non qui, non ora. In Sicilia, ove tu verrai appena ti sar possibile. Ma nulla qui ti trattiene, nulla? Posso io attenderti sicura? Posso io contar su te come su me stessa? E se... oh, il destino mi ha fatto diffidente assai... e se, quando io sar lontana, tu riflettendo al gran peso che ti imporrei volessi sottrartene? E se una fortuna qui, per caso ti capitasse? E se il tuo giovane cuore restasse ammaliato dall'amore di una donna e qui ti trattenesse?
E continuava a guardarlo negli occhi tenendolo per gli omeri, sicch i loro aliti si confondevano e lui sentiva sul petto il seno di lei fremente e palpitante.
Oh! rispose Riccardo che io muoia come un cane randagio: che il mio nome suoni infamia pei secoli se mai mancassi, o Regina! Se i vostri nobili vi tradiscono, se coloro ai quali prodigaste onori, privilegi, benefici, congiurano contro di voi, e fra i duchi e i principi non havvi un sol cuore fedele e leale, quest'uomo che ignora il nome di suo padre, forse un misero boscaiuolo, di sua madre, forse una povera serva di contadini, vi mostrer che nel suo petto pulsa un cuore pi nobile di quello di un duca o di un principe. Se fra un mese non sar morto, io sar ai vostri piedi in Sicilia, ve ne do la mia parola d'onore!
L'accento ne era cos convinto e risoluto, lo sguardo cos aperto e leale che la Regina ne sussult di gioia.
S, s proruppe tu sei il cuore leale, tu sei l'anima devota. Fra un mese dunque in Sicilia!
E come se, concluso quel patto, la donna fosse subentrata alla regina, la sua fisonomia mutossi: nello sguardo, nel sorriso, egli riconobbe l'amante di quella notte, che lo guardava con occhi desiosi:
Quella donna mormor lei quella donna che era con te stamane, non  la tua amante,  vero?
Dall'accento egli comprese che un tal dubbio la tormentava.
Non sarei qui rispose ai vostri piedi...
 vero,  vero: se fosse la tua amante sarebbe stato un altro il suo contegno. Ma  una donna che ti ama.
La vidi or fa un anno nella riunione dei capibanda; la incontrai stanotte mentre venivo qui. Dopo che Vostra Maest sar in salvo, ci separeremo.
Ella intanto si era alzata. La lanterna che rischiarava la stanza pareva stesse per spegnersi. Di un tratto il giovane ud un rumore come se la lanterna fosse stata urtata e si trov nelle tenebre.
Ah! grid lui in un impeto, quasi scoppiasse il desiderio finallora soffocato.
Si sent avvinto da due braccia morbide e tenaci, mentre la bocca che ne cercava la bocca mormorava:
Per la tua vita il mio amore, per la tua fedelt i miei baci!...
Che avveniva intanto fuori del castello, nelle tenebre? Sui colli, tra i quali svolgevansi le due vie che ricongiungevansi a capo del villaggio, erano apparsi dei rossicci chiarori i quali mutavano di posto come se seguissero le giravolte di esse e talvolta sparivano per ricomparire pi in qua, talvolta restavano immobili per tornare poi a muoversi avvicinandosi sempre pi al castello.
Hai visto disse il Ghiro a Pietro il Toro che aveva messo anche lui gli occhi alla feritoia.
S rispose Pietro senza muoversi s... parrebbero le lanterne dei soldati. Ecco, ora non si veggono pi perch in quel punto la strada si avvalla...
Stettero un pezzo in silenzio con gli occhi alle feritoie.
Se fra due o tre minuti ricompariranno pi in gi, ove la strada  aperta, non possono essere che soldati. Le tante lezioni non hanno insegnato ad essi la prudenza: appunto per coteste lanterne si lasciarono sorprendere tante volte.
Il silenzio delle tenebre fu rotto dallo scalpito di un cavallo; poco dopo fu picchiato violentemente alla porta di strada.
 una delle vedette che porta l'avviso disse Pietro.
Capitan Riccardo  uscito da un pezzo e non  pi rientrato...
Sar col duca, sar con quella signora... Fra poco lo vedrai comparire.
I picchi alla gran porta di quercia rivestita di ferro erano cos rimbombanti che Riccardo aveva dato un balzo e sciogliendosi dalle braccia di lei aveva teso l'orecchio.
I Francesi, i Francesi! mormor. Uno dei nostri ne ha portato l'avviso. Bisogna che vada, che torni ai miei uomini. Se potessi giungere fino ad essi senza uscir fuori...
Impossibile rispose lei. Si dovrebbe attraversare le mie stanze, quelle della figlia del duca e del duca stesso.
Allora bisogna che mi affretti. Che si direbbe, che si direbbe se io mancassi al momento dell'assalto?
Si aggirava convulso nel buio, cercando invano la lanterna per riaccenderla; il suo onore di soldato predominava sul fascino che lo avvinceva a quella donna.
Che fare, mio Dio, che fare?
Ella gli disse calma e fredda:
Io sola ho il diritto di comandare qui, io sola. Non sei tu ai miei ordini? Non militi tu per me? Ora io ti impongo di rimanere qui.
Mentre la mia banda si batte!... Ah, no, no, sarei indegno di voi, indegno della benevolenza vostra!...
Ma tu non potresti tornare ai tuoi che uscendo dalla porticina per la quale sei venuto. Sarebbe un cadere in mano ai nemici.
Che importa, che importa? Non si direbbe che mi son posto in salvo, che son fuggito. Ah, la lanterna, la lanterna!
Nell'andare attorno smanioso, sconvolto, aveva inciampato col piede in qualche cosa che aveva dato un suono metallico. Si chin: era proprio la lanterna che ella aveva spento. Con mano febbrile cerc l'esca e il focile.
Poco dopo una fioca luce rischiarava la stanza.
Si rivolse. La Regina aveva avuto il tempo di ricomporsi: si era alzata e si teneva fieramente dritta, superba come se la imminenza del pericolo avesse in lei richiamata tutta la indomabile energia della sua tempra.
La vostra vita appartiene a me disse lei con severo cipiglio. Voi avete giurato che la vostra dedizione sarebbe intera, assoluta! Io dunque vi ordino di restar qui, a custodia della porta per la quale siete venuto.
In questo s'intese un vocio seguito da un fragore di fucilate.
La Regina, la Regina! si gridava dall'interno del castello.
Mi cercano continu lei. Non debbono trovarmi qui con voi, non perch a me importerebbe, ma perch per la riuscita del mio disegno, debbono ignorarsi gl'intimi legami che ci avvincono... So il disegno del duca... Mentre il combattimento sar impegnato noi usciremo dal castello per la via sotterranea, e in cinque o sei ore saremo a bordo del brik che ci aspetta.
Che si dir di me, che si dir di me? continuava a balbettar lui che pur non osava ribellarsi alla imperiosa ingiunzione di lei.
La fucilata intanto continuava da ogni lato del castello, segno che i Francesi l'avevano circondato.
Qui grid lei qui  il pericolo: se i Francesi penetrano per la porticina ci sar impedita la fuga. Vedi dunque che a te tocca la pi bella parte e insieme la pi pericolosa. Fui io che non volli vi si mettessero degli uomini a difesa per poterti ricevere qui.
Ah, se  questo, se  questo,  salvo il mio onore,  salvo! proruppe il giovane esultando.
Quasi a confermare le parole della Regina un urto formidabile alla porta della torre fece tremar tutta quella parte dell'edificio.
Li senti, li senti? La porticina resister per poco esclam lei. A te il difendere la scala...
La Regina, la Regina! gridava il duca dall'interno; ma la voce era ancora lontana.
Mander della gente in tuo soccorso. Intanto, addio... Ricordati... ti aspetto in Sicilia. Ho la tua parola d'onore. Contendi il passo ai nemici per pochi minuti... quanti bastino a noi per fuggire... poi ti salverai. La tua vita  mia... ricordalo.
Egli era trasfigurato. Il suo onore era salvo: avrebbe potuto far credere che, uscito fuori per far la ronda, aveva compreso quanto fosse necessario mettersi a guardia di quella porta, trascurata nel piano di difesa. Intanto preparava le armi, acceso in volto da un nobile ardore, calmo, risoluto, or che a lui, a lui solo spettava una tanto disperata difesa.
Gli urti alla porticina continuavano formidabili: essa ancora resisteva, quantunque in parte sgangherata. I colpi di fucile si susseguivano fra gli urli, le bestemmie, i lamenti dei feriti.
Va, addio. Che il cielo ti protegga... Pensa che ti aspetto... che il trionfo della tua Regina e la vendetta della donna che ti ama saranno a te affidati.
Gli avvinse le braccia al collo, lo trasse a s e lo baci in bocca.
In questo la porta in fondo si aperse e Alma comparve reggendo un lume che gett un vivo bagliore nella stanza.
Non pi indugi, Maest disse con voce tremante. Mio padre va in cerca di voi. I nemici han gi fatto una breccia alla gran porta di entrata...
Eccomi, eccomi disse lei, che nel punto in cui l'uscio si apriva aveva avuto il tempo di staccarsi da Riccardo.
Era stata vista dalla giovinetta tra le braccia dell'amante?... Si fece una tale domanda, ma alz le spalle, ch di lei non temeva. Riccardo aveva trasalito traendosi in disparte.
Addio! disse di nuovo, volgendosi a Riccardo, e spar per la porta che Alma aveva aperta.
Il giovane di un balzo era accorso sul pianerottolo, stringendo in pugno le pistole, pronto a scaricarle sui primi che fossero apparsi. Poi la lotta si sarebbe impegnata ad armi bianche, onde per la ristrettezza dello spazio e della entrata avrebbe potuto lottare con vantaggio ed a lungo.
Ad un nuovo urto la porticina cedette: egli intese una voce al di fuori che gridava in francese:
Avanti, avanti, non vi son difensori!
V'ingannate grid Riccardo esplodendo una delle pistole sul primo degli assalitori che curvando il dorso aveva cercato di penetrar dentro.
Cos cominci quella lotta di un solo contro i venti o i trenta che avevano sfondato la porticina. I corpi dei pi audaci colpiti a morte venivano ritirati dal di fuori. Il giovane era balzato presso la porta, e fattosi da un canto a riparo dei nemici, colpiva di taglio e di punta, avendo gittato le pistole divenute inutili. Intanto vieppi fragorose giungevano a lui le fucilate degli altri punti difesi, e gli urli e le voci dei combattenti. Egli, invasato da una rabbia folle, colpiva, quantunque fosse ferito in pi parti. Ma gi le forze erano per venirgli meno, quando intese una voce dall'alto che gli gridava:
Tenete fermo, tenete fermo almeno per un altro quarto d'ora.
Sei tu, Pietro, sei tu? disse lui pur non perdendo di vista l'angusto vano, pel quale i nemici non pi si avventuravano.
S, io... Mi manda il duca, mi manda quella signora, e son gi in salvo... ma perch non sieno inseguiti e raggiunti occorre ancora che il castello resista... Io torno ai nostri...
S, va, va... Sta sicuro.
In questo un grido si elev dal di fuori:
Al fuoco... al fuoco... Delle fascine... Bruciamoli vivi questi briganti.
Le parole erano in francese e il giovane non bene intendeva. Egli per si sentiva venir meno pel sangue sparso e che continuava a spargere; ma col coltellaccio in alto si teneva pronto a ricominciare se mai nuovi nemici si mostrassero nell'angusto passaggio.
Un grido, nel quale riconobbe la voce dei suoi, lo scosse.
Il fuoco, il fuoco!... salviamoci, il fuoco! La fucilata ricominci, e questa volta veniva dalla scala, dallo spiazzo. Certo le bande facevano impeto sul nemico per porsi in salvo. Degli squilli di tromba echeggiavano fra gli urli e le schioppettate: un odore acre veniva dalla scala; comprese che il fumo dell'incendio si diffondeva.
Una voce dal di fuori l'angusto passaggio, che di certo rivolgevasi a lui ed agli altri difensori, grid:
Il castello brucia, arrendetevi.
Noi non ci arrendiamo grid Riccardo con voce soffocata, che gi il fumo cominciava a prenderlo alla gola.
Vi sapremo costringer noi, briganti!
Egli sentiva un andare e venire di gente innanzi all'entrata, gli occhi incominciavano a velarglisi, il respiro gli rantolava nella strozza. Comprese che era finita per lui.
Vi offriamo salva la vita, arrendetevi! grid quella stessa voce.
Il quarto d'ora era trascorso: la Regina, Alma, il duca esser dovevano ben lontani, ma egli no, non avrebbe commesso la vilt di arrendersi. Quanti, quanti dei suoi eran morti in quella pugna, quanti feriti, quanti caduti in mano dei Francesi sarebbero stati appiccati! Doveva morire anche lui, anche lui! Ella era in salvo: quel che lei aveva promesso aveva ottenuto; aveva pagato con la vita le gioie che gli erano state concesse, l'orgoglio, la felicit sovrumana d'aver tenuto fra le sue braccia una Regina! Che avrebbe potuto offrirgli la vita di meglio? Sarebbe mancato alla Regina un cuore fedele, un'anima devota cui affidare il suo disegno, ma non per sua colpa se moriva, se moriva per salvarla. Il fumo intanto si faceva sempre pi fitto; egli, attingendo la forza dalla volont di lottare fino all'ultimo, stringendo in pugno il coltellaccio col quale aveva impedito l'irrompere del nemico, si era curvato per respirare l'aria che penetrava per l'angusta apertura. Ma una buffata di fumo che da essa veniva lo respinse, comprese che innanzi alla porta avevano accesa della paglia.
Tanto, son morto disse.  meglio finirla di un tratto.
Strinse il coltellaccio, ravvolse intorno al braccio il mantello, si curv e si spinse fuori il passaggio tra le fiamme che gi si elevavano.
Eccone uno, eccone uno! gridarono i soldati che attendevano ad attizzare il fuoco.
E gli si avventarono addosso; ma egli parava i colpi col braccio e feriva di punta e di taglio. Era bello ed orribile insieme con le vesti insanguinate, i capelli arsi dalle fiamme, le ciglia e i baffi bruciacchiati. L'aria pura gli aveva ridato nuove forze, ed or piegava sotto i soldati, or se ne svincolava ruggendo ed affannando. Per non tutti gli erano corsi addosso; molti se ne stavano in attesa innanzi la porta, sicuri che gli altri difensori sarebbero venuti fuori.
Il giovane intanto si sentiva venir meno; pur si reggeva in piedi opponendo una formidabile resistenza ai nemici, pur sapendo che erano impediti dall'usar i fucili. Intanto il castello bruciava e per l'aria azzurreggiante del mattino si elevavano nembi di fumo misti a lingue stridenti di fiamme.
Tenete fermo, tenete fermo! urlarono alcune voci.
Vittoria, Pietro il Toro ed il Magaro piombarono sui soldati che non ressero a quell'urto. Credendo che quei tre fossero seguiti da un gran numero, essi retrocedettero verso il grosso delle soldatesche che gi avevano sfondato la porta grande del castello e continuavano la lotta coi rimasti, mentre drappelli di soldati si erano dati ad inseguire per la campagna quelli tra i difensori che erano saltati dalle finestre o nella confusione avevano potuto attraversare le schiere dei Francesi.
Riccardo era caduto sfinito. Cogliendo quell'istante di tregua, ben comprendendo che i soldati sarebbero sopraggiunti in gran numero, Vittoria, Pietro il Toro ed il Magaro gli si erano chinati intorno.
Ti ho cercato, ti ho cercato invano tra il fumo, tra le schioppettate diceva la giovane donna, anch'essa pesta, contusa, ferita, con le vesti in brandelli, e tutta sangue nel viso, nel petto, nelle braccia. Eri qui, dunque, a lottar solo, a tener fronte ai nemici tu solo? 
S, ma fuggite, fuggite... essi sopraggiungono... vi perdereste senza salvarmi!...
Vi prender in braccio disse Pietro il Toro.
No, no, fuggite... Quanti ne son morti dei nostri?
Tutti quelli che dovevano morire rispose Vittoria con voce cupa. Io non ti lascer, ero io che dovevo morire, e in vece sei tu!... Vieni, andiamo, morremo insieme, almeno...
Non mi reggo pi in piedi disse lui ho le carni tagliuzzate dalle ferite... non posso sollevare le braccia... Quanti ne ho colpiti, quanti!... Sento ancora il loro grido di dolore...  giusto,  giusto che muoia anch'io!
Vieni con noi, richiama le tue forze diceva lei che gli aveva sollevato la testa. Il tuo solo nome baster ad atterrire i nemici... Ho veduto il mucchio di coloro che uccidesti... Son l, guardali... sono essi il tuo trofeo!... Vieni dunque, fuggiamo, per tornar poi a piombare sui nemici. Ti guarir io, ti curer io... la so la medicina...
No, no,  inutile, non posso muovermi: piuttosto se potrete raccogliere i fuggiaschi e tentar con essi di liberarmi...
Ed era questo che pensavo proruppe il Magaro che si era tenuto fino allora in silenzio. Ho visto subito che non si poteva muovere... Certo lo condurranno con loro in trionfo e noi potremo liberarlo, mentre ora saremmo sgozzati come tante pecore.
 vero, s,  vero disse Pietro il Toro sollevandosi. Per ora non gli faranno alcun male;  meglio dunque che noi ci mettiamo al sicuro per pensare al modo come ritoglierlo ai nemici. Io avevo le lagrime agli occhi, ma ora mi sono state asciugate dalla speranza. Andiamo, andiamo...
Ebbene s, andiamo. Ma ti giuro che se tu hai dato la vita per una donna, una donna dar la vita per te. Se non potr salvarti, vedrai, sapr, morire!...
Ci detto si chin sul giovane e lo baci in fronte. Ma in questo rimbombarono alcuni colpi di fucile: i Francesi ritornavano in gran numero e si erano divisi in modo da circondare il gruppo intorno al ferito. I tre risposero scaricando le loro armi, poi con un balzo guadagnarono il viottolo all'estremit dello spiazzo che scendeva gi per una rupe. Alcuni dei soldati si distaccarono per inseguirli, altri, giunti presso il giovane che giaceva supino, inerte, livido in viso come morto, sostarono.
Dev'essere uno dei capi disse un sergente che portava nelle vesti e nella persona le tracce della lunga lotta sostenuta.  un valoroso, bisogna pur confessarlo. Era dunque solo a difendere quella porticina! Pure, pareva difesa da cento diavoli.
Vive ancora disse un giovane soldato sollevandolo.
Il cuore gli batte, non  che svenuto...
Se  un capo bisogna metterlo in disparte.  questo l'ordine del Commissario generale.
Il castello brucia ancora?
No; solo in un'ala il fuoco non  stato domato ancora.
Andiamo via disse il sergente sollevate quest'uomo e portatelo in una delle stanze del cortile. Vedremo poi che cosa se ne dovr fare.
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PARTE SECONDA.
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CAPITOLO 1.
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Una nuova strabiliante si sparse in breve per tutta la provincia. Nel castello dei duchi di Fagnano era tornato il vero padrone e signore colui che, condannato a morte dal governo dei Borboni, trenta anni innanzi, come stregone e framassone, affiliato alla setta sorta in Francia di coloro che volevano la uccisione dei re era evaso dalle carceri e per lungo tempo era stato creduto morto, sicch il fratello aveva ottenuto di succedergli nel titolo e nei beni.
Tommaso, il vero duca di Fagnano, era stato investito dal governo francese dell'ufficio di Commissario civile col nome di cittadino Durier, e con tale nome era venuto in Napoli; non pertanto il governo francese lo aveva riconosciuto per duca di Fagnano, e aveva officiato quello di Napoli che al cittadino Durier naturalizzato francese, fossero restituiti i suoi beni e il suo titolo.
Il giorno appresso alla presa del castello di Fagnano, era giunto il Commissario civile che aveva seguito la colonna di spedizione. Era un vecchio dall'aspetto triste ma benevolo che nel porre piede sullo spiazzo in fondo al quale si ergeva il castello era apparso stranamente commosso, e gli occhi gli si erano velati di lagrime nel vedere ancora insepolti i tanti cadaveri di soldati e di uomini delle bande, i quali attestavano quanta ferocia fosse stata la mischia.
Orribile, orribile! mormorava coprendosi gli occhi con le mani.
Bisogna dare un esempio disse un ufficiale francese che lo aveva accompagnato bisogna dare un esempio che resti impresso nella mente di coteste popolazioni che son pi belve che uomini.
Perch belve, signor capitano? rispose il Commissario con viso severo. Son poveri ignoranti che nulla intendono di quel che noi diciamo i loro diritti e i loro doveri a cui si  fatto credere che il difendere il re legittimo e la religione predicata dai loro preti sia un debito sacro da pagare anche con la vita. Perch belve se essi difendono il loro onore, le loro famiglie, i loro beni che molti di noi venuti qui come liberatori non abbiamo punto rispettati?
Ma i sacri princip dell'Ottantanove...
Molti li hanno in bocca e ben pochi nel cuore, signor capitano. Io lo so, io che per tali princip fui arrestato e condannato a morte dal Governo dei Borboni, che dovetti esulare lasciando una giovinetta mia legittima moglie che poi mor, e con essa fors'anco il frutto del nostro amore che aveva in seno; che mi vidi spogliato del mio titolo e de' miei beni; che in Francia dovetti mutar di nome prima per sottrarmi alla vostra polizia, poi durante la rivoluzione perch il mio titolo di duca avrebbe destato la diffidenza dei miei amici e avrebbe dato il mio capo al carnefice. Vedete quei cadaveri? Vedete tutta questa rovina? Sono appunto i nostri immortali princip dell'Ottantanove, malamente intesi, malamente applicati che l'han prodotti. Il popolo giudica dai fatti, dalle azioni, non dalle parole; ora se i fatti avessero corrisposto alle belle frasi, questo popolo non avrebbe preso le armi contro di noi; a questo popolo fin dal bel principio avremmo fatto intendere che libert non vuol dire sregolatezza, che fratellanza vuol dire amore, che uguaglianza vuol dire abolizione dei privilegi e delle caste.
Il capitano guardava il Commissario con occhi sorpresi. Questi intanto girava intorno lo sguardo, che fermava, or qua or l, come se ciascun luogo rievocasse alla sua mente lontani ed amari ricordi.
Nessuna, nessuna delle mie conoscenza d'un tempo mormorava nessuno de' miei antichi servi! Solo le cose sono rimaste, ma anch'esse serbano tracce della rovina.
Poi fiss lo sguardo all'estremit del paesello che biancheggiava silenzioso.
Era quella, quella la sua casetta disse con le labbra tremanti per la commozione. Povera Rachele!
Pass fra i soldati disposti in due file e rispose distratto al loro saluto. Il castello serbava le tracce della lotta sostenuta: la gran porta sgangherata, chiazze di sangue qua e l, fucili, cappelli, giberne, sparsi ovunque.
Il vecchio, seguito dagli ufficiali che bisbigliavano tra loro, sal per l'ampia scala che metteva al piano abitato dalla famiglia del duca. Giunto nell'anticamera si ferm.
Nessuno dunque dei servi, dei familiari, nessuno?
Son fuggiti tutti rispose un ufficiale alcuni sono feriti, altri morti. Ai fuggiti si d la caccia.
Che non si faccia loro alcun male! Essi erano servi e dovevano ubbidire.
 vero, ma...
Ma  l'unico modo di ridar la pace a queste povere contrade: la giustizia e la clemenza.
Ci detto entr negli appartamenti seguito dal capitano e da un ufficiale, mentre gli altri rimanevano nell'anticamera.
La giustizia e la clemenza con questa gente! disse l'ufficialetto. Gi, perch poi ci massacrino come avvenne a Parenti e a Longobucco.
Ma che pasticcio  questo? disse un altro. Cotesto signore pare che non sia nuovo di questi luoghi.
Ma se  proprio lui, come ho inteso dire, l'antico signore di questo castello!
Toh! E come il Governo ha affidato una cos importante missione ad un aristocratico, e per conseguenza ad un legittimista, come appare anche dal suo linguaggio?
S, ma un aristocratico che fu amico di Danton di Marat, di Robespierre, che appartenne al Club dei Giacobini e degli Illuminati.
Vuol dire che la vecchiaia lo ha fatto tornare agii antichi amori. Bisogna intanto ubbidire ai suoi ordini?
S e no rispose un vecchio tenente dal volto abbronzato e truce. Ai fuggitivi che ci cadono nelle mani si spacca il cranio e poi si dice che non avevano voluto arrendersi.
Ed ai feriti? Dobbiamo portarli con noi? Si deve aver riguardi anche per essi che ci hanno ucciso una trentina di belli e prodi soldati e feriti altrettanti?
Il capo s, dovr venir con noi.  uno dei pi famosi. Bisogna dire che gli sta bene il coltellaccio in mano. Se non si fosse ricorso al fuoco ce li avrebbe uccisi tutti quei poveri soldati! E quando venne fuori, insanguinato, pareva un demone uscito dall'inferno!
Ne avr per un pezzo. Il medico mi ha detto che nessuna delle ferite  mortale, ma che ne ha ovunque, e delle profonde scottature per giunta.
Si dice che la Regina, quella feroce Carolina d'Austria, lo tenga in gran conto.
Sar uno dei suoi amanti...
A proposito,  poi vero che essa era qui e che durante l'assalto se la sia svignata per una via sotterranea? Invero, i nostri soldati nel rovistare pel castello han trovato una botola che hanno aperta, e in fondo ove si apriva la via han trovato un fazzoletto con la corona e le cifre reali, ed un guanto.
Credo che il comandante doveva saperne qualche cosa perch gl'intesi dire jeri al capitano nel cedergli il comando allorch fu ferito, di custodire gelosamente tutte le donne del castello, ch fra esse ce ne doveva essere una la cui cattura avrebbe posto fine a questa guerra. Chi poteva essere se non la Regina?
Possibile che ella si avventurasse a tanto?
Non la conosci! Non sai quel che ha detto l'Imperatore? Che ella  il solo uomo nella Corte di Napoli.
E se era qui, tutta la responsabilit dell'insuccesso cade sul comandante.
No, cade su coloro i quali non previdero che, essendo qui noi, le vie tutte rimarrebbero aperte e libere. Invero da un drappello che fu mandato a inseguire i fuggiaschi furono trovate orme fresche di cavalli nel punto in cui sbocca la via sotterranea. A quest'ora Ella col suo seguito veleggia per la Sicilia.
E tanti poveri morti giacciono, tanti feriti temono, tante madri muoiono di dolore per l'odio e la sete di dominio di una femmina!
Eh, mio caro, con qualche variante potrebbero dire altrettanto i morti e i feriti delle Piramidi, di Marengo e di Austerlitz!
Queste parole furono accolte con un silenzio che era affetto di stupore per l'ardimento di colui che le aveva proferite. Nessuno os rispondere per non impigliarsi nella complicit di quella osservazione che feriva direttamente l'Imperatore.
Ognuno vada alle sue faccende disse il capitano in tono burbero e severo.
Nella biblioteca del castello, per vero miracolo rispettata dal fuoco, sedevano il Commissario, che d'ora innanzi chiameremo col titolo dovutogli di duca di Fagnano, e l'ufficiale che lo aveva seguito, il quale scriveva in un tavolo presso la finestra. Il commissario duca di Fagnano scriveva anch'esso su un largo foglio di carta: talvolta s'interrompeva per guardarsi intorno, pressoch meravigliato di trovarsi in quel luogo che pur gli destava una tenerezza profonda. Invero aveva gli occhi gonfi di lagrime nel rivedersi, giovane e assetato di sapere, in quella biblioteca in cui si rinchiudeva, del tutto indifferente a quel che di fuori avveniva e gli altri suoi interessi; e dopo trent'anni aveva ritrovato i suoi libri, i suoi manoscritti cos come li aveva lasciati, nei ripostigli stessi. Pareva che nessuno mai dopo di lui avesse posto il piede l dentro, e mentre, da quel che aveva potuto vedere da una rapida visita alle altre stanze del castello, un gran mutamento era in esse avvenuto e vi apparivano le tracce di coloro che le avevano abitate, solo la biblioteca era rimasta tal quale, e nel porvi il piede parve a lui che solo da poche ore l'avesse lasciata.
Ma poich il suo dovere gli imponeva, dopo gli avvenimenti della notte trascorsa, di rassicurare gli abitanti del villaggio e dei dintorni, atterriti della lotta che si era combattuta, si era messo a scrivere un proclama, rimandando a poi il rievocare i suoi ricordi giovanili. Ma che dire a quella povera gente che pi di tutti aveva subito i danni da una parte dell'invasione francese, dall'altra della fiera difesa delle bande che pur combattevano per un fine santo e giusto? Come parlare ad essa di libert, di fratellanza, se la schiavit che avevano imposta i Francesi era per essa vieppi crudele e vieppi obbrobriosa di quella che per tanti secoli aveva sopportato? La schiavit in nome della libert; la prepotenza in nome della fratellanza; i privilegi, i soprusi, il disprezzo dei costumi, l'irrisione dei pregiudizi, la violenza, la rapina, l'offesa all'onore in nome dell'uguaglianza che erano nella bocca e nei proclami degl'invasori come potevano giustificarsi, onde potesse tornare in questi la fiducia delle popolazioni? D'altra parte anche le bande avevano combattuto con pari ferocia, anche le bande si erano addimostrate nemiche di ogni legge, e in nome della legittimit e della religione avevano commesso innumeri ribalderie. Bisognava dunque dire la verit sugli uni e sugli altri; ma pur non si nascondeva che col dire la verit su quella guerra sarebbe riuscito ostico sia agli uni che agli altri.
No disse gettando la penna lontano da s no, potrebbe l'opera mia riuscir dannosa e gettar fuoco sul fuoco.
Il capitano che scriveva presso la finestra alz il capo.
Lo so disse il duca la menzogna  l'arte indispensabile d'ogni governo. Ogni governo  per necessit mistificatore. La verit s'invoca, la verit si bandisce finch non si giunge allo scopo: gli apostoli dell'oggi saranno i mistificatori del domani. Dio e il Popolo, i grandi mistificati, sia che s'invochino in nome del diritto divino, sia che s'invochino in nome del diritto umano. Le rivoluzioni si susseguono, ma la menzogna resta. Trionfo di uomini, non di idee. L'idea  una e si chiama verit: il governo  uno, qualunque sia la sua forma, e si chiama menzogna!
Il governo  la forza disse il capitano.
 vero.  la forza che si proclama diritto.
Il governo  la espressione della maggioranza.
Eh, no disse il duca di Fagnano scuotendo il capo canuto. La maggioranza erano coloro che condannarono Cristo, che lo uccisero sul Golgota; pure Cristo era l'espressione di tutti che soffrivano e che erano oppressi, cio dei pi. Cristo era la verit; i suoi seguaci, in nome di lui, per rendere schiava la coscienza dei popoli, predicarono la menzogna. Il regno della maggioranza  dei furbi, degli ipocriti, dei mistificatori, collegati in un intento comune.  il regno dei gaudenti sui sofferenti, degli audaci sui timidi, dei mistificatori sui mistificati.
Ho sentito dire fece il capitano con una sottile ironia nella voce che ella, signor duca, fece parte dei clubs che propugnarono le idee pi estreme, e che vollero il supplizio di Luigi sedicesimo!
 vero rispose il duca. Ed ora sono dei pi convinti che il bene dei popoli non  possibile che merc il governo di un solo.
Sia pure di un Borbone? 
Perch no se si chiama Enrico quarto o Carlo terzo? Perch no se sia compreso della sua alta e davvero divina missione? Una mente, un cuore, un'ambizione, una nobile ambizione di far dei felici, dal pi infimo al pi cospicuo dei suoi soggetti? Ecco qual esser dovrebbe il chiamato da Dio a tale missione. Troppo in alto perch possa esser roso da personali passioni, troppo eccelso perch il bisogno di colleganze buone e perverse lo faccia transigenti con la sua coscienza e che nella scelta dei suoi cooperatori non si farebbe imporre da fazioni interessate.
Dunque Napoleone Bonaparte! disse il capitano.
S, ma senza la passione smodata per le armi, per le conquiste, ma senza il bisogno di passar di vittoria in vittoria fra i gemiti dei feriti e in un mare di sangue, senza la passione del dominio conseguito con la rovina dei popoli, senza il miraggio della gloria fra lampi di fuoco.
Il capitano pieg il capo e tacque. Il duca di Fagnano si alz. Discorrendo, i suoi occhi si erano fissati su uno degli scaffali della biblioteca a lui dirimpetto. Un dolce ricordo gli era sorto nella mente. Nel giorno in cui era stato arrestato, trent'anni innanzi, per sottrarre le lettere di Rachele agli sguardi profani dei suoi giudici, mentre coloro che erano venuti per menarlo in prigione frugavano negli armadi in cerca delle sue carte e dei suoi manoscritti, dietro alcuni libri polverosi aveva lasciato cadere il pacchetto delle lettere. Erano lettere di amore, di quell'amore che era stato l'unico della sua vita e che dopo tanti anni sentiva nel cuore ancor vivo e profondo come l'aveva inteso durante i giorni di quel lungo idillio. Si fece allo scaffale, ne trasse i libracci e diede in un grido di gioia vedendo sotto uno strato di polvere il pacchetto che riconobbe. Lo prese con mano tremante, sciolse il laccio e aperse una delle lettere di cui scorse con gli occhi gonfi di lacrime i sottili caratteri.
Povera Rachele. Egli rivide l'immagine della giovinetta bianca e delicata della quale era stato l'unico e solo amore. L'aveva vista in chiesa la prima volta, l'aveva rivista alla finestra, lieta, sorridente, quantunque ne avesse percosso di fieri colpi la famiglia. Egli ben sapeva dell'odio secolar tra i suoi ed i baroni di Pietrasanta, e come questa famiglia era soccombuta alla potenza dei duchi di Fagnano; sapeva che ogni riparazione sarebbe stata disdegnosamente respinta dal vecchio barone, ma non per questo aveva soffocato nel cuore suo l'amore per la bellissima Rachele che aveva irremovibilmente destinato a sua sposa. Ricordava la gioia di quel giorno in cui si era accorto che ella aveva arrossito nel vederlo spuntare dal viottolo; il turbamento di lei allorch egli dal muricciuolo dell'orto le rivolse parole d'amore; la prima lettera che finalmente ne aveva ottenuto e che era fra quelle del pacchetto, e la notte, quella notte fatale in cui lei, mentre il padre dormiva, gli aveva aperta la porticina dell'orto, lo aveva accolto nella sua cameretta verginale...
Povera Rachele! Anche lei era stata una vittima del destino che aveva voluto la rovina dei baroni di Pietrasanta per opera dei duchi di Fagnano! L'ostinatezza del padre di lei aveva costretto i due giovani a celare il loro amore anche quando gi ella ne portava il frutto nel seno; la malvagit del fratello di lui aveva coadiuvato il destino. Egli ben sapeva che era stato il fratello a denunciarlo, che il fratello si doveva la sua condanna; pure nell'anima sua dolce e buona nessun sentimento d'odio s'era annidato per l'autore d'ogni sua sventura. Ma intanto che avrebbe fatto lui, or che era ritornato alla casa de' suoi padri? Quale vita avrebbe vissuto in quella solitudine lui che, ricondotto dagli stranieri, sarebbe considerato come uno straniero ed un oppressore del suo paese? Forse non sarebbe stato neanche riconosciuto: il solo cuore amante e fedele era quella povera fanciulla morta e che era stata sepolta nella chiesetta in cui si proponeva d'andare a inginocchiarsi ed a pregare sulla tomba che rinchiudeva la povera creatura.
In Francia aveva saputo della morte di lei da una lettera pervenutagli nella quale per non si parlava punto del figlio che aveva dovuto mettere al mondo. Era dunque morto anche lui? E se fosse vivo? Se i malvagi onde entrambi erano stati vittime lo avessero sottratto o lo avessero ucciso? Solo a questo scopo aveva fatto pratiche per tornare in Italia, solo per questo aveva ripreso il suo titolo e aveva ottenuto dal governo francese la restituzione dei beni, deciso, se vane fossero state le ricerche del figlio suo, a tornarsene in Francia, a Parigi, che teneva in conto di sua seconda patria.
Trascorsi alquanti giorni, il paesello e le casette rurali dei dintorni ricominciarono a popolarsi, tanto pi che i soldati francesi, accasermati parte al castello, parte negli attigui o vicini caseggiati, non avevano commessa nessuna delle ribalderie che tenevano quasi sempre dietro ad una loro azione contro le bande. I morti delle due parti erano stati sepolti in un'ampia fossa scavata nei pressi del cimitero, e la quiete pareva tornata anche perch quel pur vago spavento che incuteva la banda di capitan Riccardo allorch scorazzava per quei monti era cessato con la dispersione di essa.
Carmine era stato fra i primi a tornare, ma timido com'era, preferiva passare le giornate nel suo poderetto, quantunque fosse molto afflitto per la incertezza in cui viveva sulla sorte del giovane. Lo sapeva ferito, ma non mortalmente, e con gli altri feriti prigioniero dei Francesi; che ne sarebbe avvenuto appena guarito? Gli avrebbero tenuto conto di non essersi lui macchiato di nessun delitto comune durante quella guerra, di essere immune delle orrende colpe degli altri capibanda? Avrebbero visto in lui il partigiano e non il masnadiere, concedendogli le attenuanti che almeno ne avrebbero salvata la vita?
E il povero vecchio sentiva come un rimorso di non aver dissuaso a tempo il figlio di quella povera morta dall'impigliarsi in tale guerra. Ma eran cos grandi le speranze concepite, pareva cos certo il trionfo a giudicare dell'impresa compiuta dal Cardinale! D'altra parte, quale mestiere pi degno per lui di quello delle armi? Negli anni in cui per procurarsi da vivere lo avevano visto attendere all'industria del bestiame, non ne aveva sofferto, non ne aveva inteso come un rimorso, tanto gli pareva indegno quel traffico pel figlio legittimo del duca di Fagnano? E se non l'aveva dissuaso dal darsi a quella guerra non era stato per la speranza che un giorno fosse in grado di rivendicare il suo titolo e il suo patrimonio?
Cos difendeva s stesso contro la voce accusatrice della coscienza, contro i rimproveri che a lui pareva di udire dalla povera morta. Ed inoltre, sarebbe valso lui, povero vecchio, ad opporsi alla volont del giovane, cos tenace, cos inflessibile? 
Per non osava chieder di lui a coloro dei suoi compaesani che saper potevano ci che avveniva nel castello; anzi li evitava, quasi temesse di apprendere da un istante all'altro una terribile nuova. Partiva di buon mattino pel suo poderetto ove attendeva macchinalmente ad alcuni lavori, e tornava a tarda sera nella sua casetta, quando gi il paesello dormiva. Cinque o sei giorni dopo l'arrivo dei Francesi, una sera nell'avvicinarsi alla porta della sua casetta vide un'ombra seduta sui gradini della porta, e nella quale riconobbe la vecchia Geltrude.
Ma ti pare prudenza disse lui l'andare attorno a quest'ora, a rischio d'esser presa per una spia dei superstiti delle bande?
 vero,  vero, ma non ho saputo resistere alla curiosit rispose la vecchia. Mi dovrai raccontare tutto, tutto.
Egli intanto aveva aperto l'uscio ed era entrato nella casetta, seguito dalla vecchia che, come al solito, sedette al focolare mentre Carmine accendeva la lucernetta.
Dunque conta, conta; muoio dalla voglia di sapere che ti ha detto. Immagino la gioia, immagino la sorpresa!
Io non ti capisco, quanto  vero Dio rispose Carmine che si era dato a preparare la cena.
O che vuoi far misteri con me, con me che ho sempre voluto un gran bene a quel bel giovinetto, che quando ho saputo che la fortuna si era ricordata di lui ne ho gioito con tutta l'anima mia. Pel mio interesse tu credi? Gi, tu credi che io voglia diminuito il censo del molino, perch sul molino gravita un censo che appartiene al duca di Fagnano! Non dico che se me ne sgravasse in parte io non gliene sarei grata, ma... Carmine l'ascoltava intontito.
Parli di Riccardo? chiese infine.
Gi, del giovane che chiamano Riccardo e che ora si chiama il duca di Fagnano.
Ma tu sei pazza, sei pazza! Come ti salta in testa di parlare di fortuna mentre quel poveretto forse si alzer dalla paglia su cui giace ferito per andare al patibolo?
Tu che dici, tu che dici? O che il padre lo permetterebbe, il padre che  un pezzo grosso e che comanda su tutti, anche sui soldati?
Il padre?
Gi, il padre, il vero duca di Fagnano. Tu sai leggere e non hai letto dunque la carta scritta che hanno messo ovunque e in cui si dice che i Francesi sono gente venuta qui per fare il bene di noi altri, per dare a tutti pane e companatico, per affrancarci dalla schiavit e tante altre belle parole che non ho compreso ma che neanche ha compreso chi mi leggeva quella carta che  stata pure affissa alla porta del mio molino? 
Aspetta... io non mi raccapezzo... Che ci entra quella carta con la sorte del povero Riccardo?
Ma dunque tu non l'hai letta? Ma dunque tu non sai nulla? Ma dunque tu non sai che  tornato,  tornato!
Chi, chi  tornato? grid Carmine cui incominciava a balenane il vero.
Il duca, il vero duca di Fagnano, il marito della baronessa di Pietrasanta, il padre di Riccardo che fu a te affidato dalla madre moribonda con una lettera per darla al padre se caso mai fosse tornato!
Non  possibile, non  possibile! balbett Carmine lasciandosi cadere sulla panca del focolare per l'emozione.
Non  possibile? Ma se non si parla di altro da ieri nel paese! In quella carta dunque sta detto proprio cos: Io son tornato nella casa dei miei padri, dopo tante tristi vicende; son tornato per rassicurarvi, per incoraggiarvi a riprendere il vostro lavoro ed  firmato con tanto di lettere, come dicono, Tommaso... non si chiama Tommaso il duca, il caro duca che fugg dalle carceri e and in Francia? ... Tommaso, duca di Fagnano.
E dove han messo una tale carta, dove? chiese lui, anelante, sconvolto.
Dove? Mentre ti aspettavo ne ho vista una sulla porta dirimpetto alla tua.
Egli scatt in piedi, prese la lucernetta, si precipit alla porta ed usc.
Ma non ne sapeva nulla, non ne sapeva nulla! esclam la vecchia. Ho fatto bene dunque a venire, ho fatto bene, altrimenti chi sa quando quel vecchio rimbambito l'avrebbe saputo. Glielo far sapere poi al duca, e il censo del molino mi dovr esser tolto. Me lo merito un premio, me lo merito...
In questo sopraggiunse Carmine. Era trasfigurato, balbettava parole sconnesse, le labbra gli tremavano, gli tremavano le mani e le ginocchia...
Hai visto, hai visto? Non avevo ragione? esclam Geltrude.
S, s, sar salvo... sar salvo... Ma che dir, che dir il padre trovando il figliuolo tra i suoi nemici?
Sedette; pure, nel suo viso la gioia lottava con la preoccupazione.
Non se la prender con me, con me che non ebbi cura di lui, che non seppi tenerlo lontano dai facinorosi? 
Ma ti pare mo' diceva Geltrude per consolarlo che nella gioia di aver ritrovato il figlio possa pensare a queste cose? E sarebbe questa la sua riconoscenza? Infine, tu facesti per lui di l di quanto potevi. Lo tenesti financo a scuola; ti toglievi il pane di bocca per darlo a lui: gli compravi i libri... Che avresti potuto far di pi se fosse stato un tuo figliuolo? Potevi tu, vecchio, opporti alla volont sua che quando dice no o s, neanche il diavolo potrebbe rimuoverlo? Eppure non aveva guadagnato di belle vesti di belle armi, di bei cavalli facendo quel mestiere? Non era lui il capo della banda? Tu questo dovrai dire al duca. Vuoi che ti accompagni? Parler io invece tua, e le sapr ben dire le ragioni perch, via, dovr sentirsi ben lusingato che suo figlio fosse capo anzich coda, come mi sentirei lusingata io...
Ma quelli l non la pensano come noi! gemette il povero uomo. Vedrai, vedrai quanti rimproveri mi far e se, in fin dei conti, non cadranno su me tutti i guai! Perch io non comprendo quale sar il cuore di quel pover uomo allorch sapr che il figlio suo era a capo di una banda... brigantesca, perch  questa, questa la qualifica che i Francesi danno alle bande, ed  inutile illudersi, inutile. Il figlio del duca di Fagnano capo di una comitiva di...Ah, Geltrude, tu non puoi intendere che dolore sar per suo padre! Come dice la cartaL'ho letta or ora e l'ho tutta innanzi agli occhi: Che inesorabilmente saranno puniti i colpevoli e non si far alcun male agl'innocenti. Ora, chi pi colpevole, agli occhi dei Francesi, di lui, di Riccardo? Chi ha ucciso pi soldati? E a quelli l per ogni loro soldato ferito, non bastano a vendetta venti vite delle nostre! Ah, Geltrude, Geltrude, io nel leggere il nome del duca Tommaso di Fagnano a pi di quella carta ero per morire dalla gioia; ma ora, ora, dopo aver bene riflettuto, mi sento morire dallo spavento!
Scusa sai, ma io non lo comprendo un tale spavento rispose lei. Io capirei, s, che tu ne morissi dalla gioia, ma dallo spavento!...
Perch tu proruppe lui non intendi, non intendi! Un padre che ritrova il figlio suo a capo di gente macchiata di ogni delitto, via, non illudiamoci... macchiata di ogni delitto, quando poi tal padre  un nobile, uno dei primi nobili del Regno, e vien qui per punire coloro che hanno messo a subbuglio queste contrade, alle quali poi non so che debba importare se il governo sia borbonico o francese! Ho inteso dire che altra volta fu spagnuolo, un'altra aragonese, un'altra angioino; ma noi, povera gente, fummo sempre angariati, e se ne verr un altro che invece d'una bandiera bianca, come quella dei Borboni, ne far sventolare una di tre colori, come quella dei Francesi, sar lo stesso per noi, credi a me, lo stesso; e sai che ci avremo guadagnato? che il re invece di chiamarsi Ferdinando si chiamer Carmine come me, o Francesco Antonio come il fu tuo padre, e sar detto grande, leale, munifico, magnanimo n pi n meno come l'altro che si chiamava Carlo, Ferdinando o Francesco!
Questo  vero: chi  nato incudine...
E tutti i governi, tutti, anche quelli, anzi specialmente quelli che sdilinguono pei dolori e le miserie del povero popolo, sono martelli che battono su noi martelli tanto pi forti, per quanto ostentano di aver piet di noi!
Ma insomma che pensi di fare? chiese Geltrude a cui pareva che il povero uomo avesse dato di volta.
Non lo so, te lo giuro, non lo so. Andar da quel povero vecchio... che credo sia divenuto vecchio almeno quanto me... son trent'anni oramai!... andar da quel povero vecchio e dirgli: il tuo figliuolo  il capo di coloro che tu cerchi per far tagliar loro la testa: il tuo figliuolo mostra con le sue ferite quanto ostinata fu la sua resistenza: il tuo figliuolo fu colui che fece strage dei tuoi soldati: il tuo figliuolo  fra i primi di coloro che tu dovrai condannare a morte... che vuoi ti dicanon so risolvermi a farlo, perch so che darei un gran dolore, un mortale dolore a quel povero vecchio, senza forse salvar la vita di quel povero Riccardo!
Ah scoppi lei che non ne poteva pi. E dunque per un tale scrupolo vorresti lasciar morire quel povero giovane? Dunque per un tale scrupolo vorresti che un padre lasciasse tagliar la testa al suo figliuolo, e per giunta ne pronunziasse lui la sentenza? E non temi tu che se il duca un giorno venisse a sapere che per causa tua fece condannare il figlio alle forche, il proprio figlio, intendi? avrebbe il diritto di punir te che gli facesti commettere un tale orrore?
 anche vero questo, anche vero! balbett Carmine.
Del resto, il tuo sacrosanto dovere  di attenere la promessa che facesti a quella moribonda. Tu non devi preoccuparti d'altro. Perci dimani ti presenterai al duca, gli dirai chi sei; se egli non ti riconosce gli consegnerai la lettera della sua povera sposa; gli dirai infine che il figlio suo  tra i feriti, e te ne tornerai qui tranquillo e contento d'aver fatto il tuo dovere.
S, ma disse Carmine tuttora perplesso io poi dovrei anche parlarne a Pietro il Toro...
Mettigli il sale sulla coda a Pietro il Toro! Non  tra i feriti e non fu trovato tra i morti. Chiss con quelle gambe storte quante miglia avr fatto! Ma La lettera fu data o non fu data a teE dunque tu devi consegnarla a chi  diretta.
Mi hai convinto, mi hai convinto... Eppoi,  forse questo l'unico mezzo per salvar la vita a quel povero giovane. Ti ringrazio, Geltrude, d'esser venuta, ti ringrazio!
E si dice poi che noialtre femmine non sappiamo dar dei consigli! Senza di me chiss quando tu avresti saputo che il duca era tornato, e chi sa se saresti stato in tempo per salvar dalla morte il povero Riccardo... Ora, in compenso dammi da cena e concedimi il solito cantuccio sulla panca del focolare...
Non dormir questa notte, non dormir borbottava Carmine. Chi se l'aspettava! Chi l'avrebbe creduto? Dopo trent'anni, n pi n meno, trent'anni!
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CAPITOLO 2.
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Si era in breve divulgata la nuova che due compagnie di soldati avevano posto quartiere intorno al castello, e molti rivenduglioli, rassicurati dalla voce sparsa che la pi severa disciplina, cosa veramente incredibile, le teneva a freno, eran venuti dalla citt e dai dintorni per esercitare le loro piccole industrie; anzi un furbo contadino, sicuro di fare ottimi affari, aveva in una casetta in fondo allo spiazzo del castello messo una tavernuola in cui vendeva del buon vino e pane e companatico con gran contento dei soldati che convenivano in essa a far la partita. Sicch, in certe ore del giorno specialmente, la tavernucola risuonava di voci e di canti ed era ingombra di una folla di soldati che avevan trovato assai buono il vino di Cicco il cantiniere, il quale aveva un suo metodo speciale per mutar l'acqua della vicina fonte nel liquore sacro a Bacco, e sapeva anche renderlo piacevole al gusto e non tanto dannoso al cervello.
E a poco a poco si erano andati addomesticando anche i contadini del dintorno, i quali cominciavano a farsi intendere dai Francesi e ad intenderli. Ne era nata una specie di lingua convenzionale che sentiva del dialetto paesano e dell'argot soldatesco. N gli ufficiali mal vedevano quella dimestichezza dalla quale potevano trarre preziose notizie intorno agli intenti dei superstiti delle due bande, i quali, a quel che si diceva, avevano in animo di raccogliersi per ripigliare la lotta.
Otto giorni dopo il memorabile assalto al castello, in sull'imbrunire, nella taverna di massaro Cicco erano riuniti alcuni sottufficiali francesi che, seduti intorno a una tavola unta e bisunta, trincavano allegramente il vinello che il tavernaio mesceva in certe caraffe da una botticella dietro il bancone.
Beh disse un giovanotto la vita qui non sarebbe poi tanto sgradevole: buon vino, buona carne, buoni formaggi; manca per qualcosa...
Manca sempre qualcosa alla piena felicit dell'uomo! sentenzi un caporale.
Sta a vedere l'importanza d'una tale qualcosa. Io per esempio farei a meno della carne morta, ma non so fare a meno della carne viva...
Te lo dico io il rimedio disse un sergente l'acqua ghiacciata della fontana qui presso...
Oppure un altro... Si contempla per un pezzo fisso la luna e... e... e si pu fare a meno anche della carne viva...
O amici, amici miei, non direste cos se per un mese foste stati a Garropoli, a Gimigliamo, a Marcellinara! Ah, miei cari, col gli uomini tutti briganti: le femmine bocconi da re... o da briganti! Che bellezza, con quei corpetti rossi fiammanti, quelle camicie bianche qual neve, che lascian vedere certe nevi calde e palpitanti... Non vi nascondo che ci era da rischiar la pelle talvolta; alcuni nostri commilitoni che nel seguirle avevano sperato di passar la notte fra quelle braccia morbide e gagliarde, si trovarono poi fra le braccia villose dei mariti e degli amanti e al mattino furono visti giacenti fra le erbe con un buco in petto! Ma vi so dire io che ne vale la pena. Una sola volta si muore, infine, e noi ogni giorno rischiamo di morire per molto, ma molto meno!
Per la gloria! disse solennemente un baffuto brigadiere dei volteggiatori.
Ah, s, la gloria! Vorrei un po' sapere chi si ricorda pi di tanti nostri poveri commilitoni che l'altro giorno seppellimmo laggi! Avesse almeno la gloria un bel viso, un colmo petto, degli opulenti fianchi....
Taci, tu bestemmii esclam il brigadiere. Alle Piramidi, a Marengo essa camminava innanzi e ci additava la via tra un mucchio di morti e di feriti, fra un nembo di fuoco e di fumo, e il rombo e lo scoppiar della mitraglia.
Tutti zittirono; ma dopo un istante di silenzio, poich pareva che le parole del vecchio soldato avessero in qualche modo raffreddato il buon umore, un caporale grid:
Ah, comprendo cos': manca il vino! Su, del vino, vecchio tavernaio!
Massaro Cicco dormicchiava dietro il bancone; a quel grido si scosse, si alz e poco dopo fece ritorno con altre carafe piene e le pos sulla tavola.
Ma il giovanotto, cui l'ebbrezza aveva sciolto lo scilinguagnolo, non volle arrendersi.
S, non dico: la gloria  una gran bella cosa e noi siamo per essa qui; ma le femmine di Gimigliano e di Marcellinara... sono pure da non disprezzarsi, e di uso pi immediato della gloria.  vero per che quanto pi gli anni passano meno si apprezzano, e il nostro glorioso brigadiere  gi in quegli anni che....
Che non impediscono di rompere il muso ad uno sbarbatello come te grid il brigadiere.
Andiamo, andiamo, si vien qui per divertirsi gridarono gli altri, alcuni dei quali si erano alzati per interporsi. Sapete che il capitano ha minacciato di far chiudere la cantina se vi faremo chiassoDiavolo, siamo dei bravi soldati, dei buoni amici, e dobbiamo guastarci il sangue per un'inezia
Per me non serbo rancore disse il sergentino ma non voglio che mi si disprezzino le belle femmine di Gimigliano e di Marcellinara, ecco...
Io non ho inteso disprezzare chi non ho mai visto disse alla sua volta il brigadiere.
Anche a lui lucevano gli occhietti come al sergentino. Non erano del tutto ubbriachi ma poco vi mancava.
Ors disse alzandosi un caporale risolvo io la questione: facciamo un brindisi alla gloria e un altro alle belle femmine di Gimigliano.
S, bravo, bene: alla gloria e alle belle femmine!
Di Gimigliano e di Marcellinara... aggiunse il sergentino con l'ostinatezza propria degli ubbriachi.
Come vuoi: di Gimigliano e di Marcellinara.
I volti erano arrossati, gli occhi lucenti; le lingue incominciavano a confondersi.
La porta si apr spinta da una mano. Al rumore tutti si rivolsero. Videro sull'uscio un povero vecchio sciancato e controfatto che si sforzava di salire il gradino che metteva nella taverna. Dietro a lui, una giovane donna dalle vesti diverse da quelle che usavano le contadine di quel dintorno, cercava di sorreggerlo e di spingerlo nella taverna.
Il vecchio entr: appoggiava la tozza e bassa persona ad un ramo d'albero dispogliato delle fronde; un cappellaccio gli copriva il capo canuto e una bisaccia che pareva ben ricolma gli pendeva a cavalcioni dell'omero.
Andiamo, via, nonno disse la giovane donna che questa buona gente permetter che ci riposiamo qui per questa notte, e ce lo permetter anche il fondachiere quando sapr che abbiamo di che pagare l'alloggio e la cena.
Non ne posso pi, non ne posso pi! gemeva il vecchio. Poi volgendo il capo lentamente verso il gruppo dei bevitori con voce fioca e piagnucolosa disse:
Permettete, bravi soldati, che segga in un cantuccio. Mi trascino da stamane, sorretto da questa povera figliuola che si tiene in piedi per miracolo.
Ma sicuro, ma sicuro: sedete, buon vecchio risposero a coro i sottufficiali.
Ma nel dir ci nessuno badava al vecchio, intesi com'erano ad ammirare la giovane donna, la cui bellezza era degna dello stupore che aveva destato. Alta, slanciata, il bel viso di un sano pallore si delineava tra i lembi d'una bianca tovagliuola che, appuntata ai neri riccioluti capelli, le scendeva per le spalle. Un corpetto scarlatto ne stringeva il busto ricolmo, dal quale uscivan fuori i pizzi della camicia lasciando discoperto il sommo del seno ed il collo rotondo e pastoso: una gonnelletta verde, il colore che indica la nubilanza, scendeva fino ai garretti sottili, lasciando vedere un piedino calzato di leggiere scarpette.
Ah! disse il sergentino con gli occhi pi degli altri accesi eccovene una, eccovene una... La riconosco alle vesti, la riconosco...
A queste parole la donna si era fatta indietro e aveva messo la mano nel corpetto con un atto rapido e con un viso che aveva avuto una strana espressione d'ira e insieme di ardimento. Anche il vecchio si era sollevato con una energia che sarebbe parsa ben singolare a chi l'avesse notata; ma ella si rimise d'un subito e chin la testa in atto pudicamente timido. Il vecchio riprese a tentennare il capo, allorch il sergentino continu:
 una ragazza di Gimigliano, la riconosco alle vesti, e vi so dire anche che  zitella dal color verde della gonna. Ora ditemi voi se non avevo ragione io! Questa qui  la bella fra le belle, il sole fra gli astri, la rosa fra i fiori. Che ne dici brigadiere La Harpe? 
Il brigadiere La Harpe non si era mosso dal suo posto: guardava con occhi imbambolati la giovane donna, lisciandosi i grossi baffi.
Dico... dico che ho visto al Cairo delle odalische... le schiave dei Mammalucchi... ne trovammo alcune sotto le tende, dopo la battaglia... Questa qui  assai pi bella. S, ma la gloria  una bella cosa, anche come le odalische de' Mammalucchi, e... questa qui...
Il brigadiere  ito disse il caporale all'orecchio del sergentino. Quando incomincia a parlare di Mammalucchi vuol dire che ci vuol poco per andar gi, sotto la tavola. Domani il capitano gli dar i soliti due giorni di consegna per lasciargli il tempo di digerire la sbornia.
Intanto la giovane donna pareva tutta intenta ad aver cura del vecchio nonno. Gli aveva tolto la bisaccia per mettergliela vicino, gli aveva fatto stendere le gambe su un'altra sedia, con disinvoltura incurante dei sottufficiali che avevano dimenticato i colmi bicchieri per seguire lei con gli occhi che andavano accendendosi vieppi.
Solo massaro Cicco, n si era mosso dal suo banco n aveva fatto alcun gesto di meraviglia. Ella gli si avvicin:
Un po' di vino, un po' di pane e di formaggio pel nonno, e per me due uova. Resteremo qui questa notte; se avete dove alloggiarci vi staremo anche dimani e forse diman l'altro, perch il nonno, poveretto, ha bisogno di due o tre giorni di riposo. Ecco, pagatevi l'alloggio e il vitto.
Non posso darvi disse il fondachiere che un po' di paglia, l in fondo fra le due botti.
Ci contenteremo rispose la donna. Quando non si ha di meglio... si sta almeno al coperto.
Pareva affatto incurante di tutti quei soldati, fra i quali erano anche alcuni di et matura, che la contemplavano con occhi accesi. Avevan cessato dal bere e dal discorrere, mentre ella andava attorno svelta e tranquilla come se fosse stata a casa sua, ed accudiva al suo vecchio nonno, che mangiucchiava il pane ed il formaggio, con premura affettuosa.
E sono tutte cos, tutte cos? disse il caporale al sergente senza cessar dal contemplare la giovane donna.
Son tutte belle rispose il sergente per questa qui ne  il fiore. Si vede che  ancora ingenua, mentre le altre, quelle che ho conosciuto io, darebbero cento punti al diavolo...
Andiamo, su, da bere bofonchi il brigadiere La Harpe. Una femminuccia vi ha imbecilliti? Cantiniere, un altro di quei tuoi boccali... come li chiami? ... ah, s un'altra caraffa... Pago io, pago io, e s'intuoni la Marsigliese... E voglio che questa bella ragazza beva con noi alla salute dell'Imperatore e dei soldati francesi.
Massaro Cicco aveva posto sulla tavola un'altra carafa ed era tornato al suo banco. Il brigadiere mesc del vino in un bicchiere e volgendosi alla ragazza che in quel mentre affettava il pane pel nonno:
Ehi l, vieni qui... devi bere con noi, hai intesoe se questi citrulli ti guardano come se non avessero mai visto della grazia di Dio, non sia detto che il vecchio La Harpe, veterano delle Piramidi e di Marengo, non sappia l'obbligo suo con le donnette...
Grazie rispose lei. Non bevo vino.
Corpo di una mitraglia, non bevi vino! E che bevi dunque alla gloria dell'Imperatore e della Francia? Ma io voglio che tu beva, intendi? E quando il brigadiere La Harpe vuole una cosa...
Si era alzato, e mal reggendosi in piedi si avvicin alla
donna che smettendo l'aria dimessa si volse agli altri.
Dite al vostro camerata che mi lasci tranquilla, altrimenti gli far ben io digerire la sbornia.
Ha ragione esclam il sergentino se il vino non le piace!... Capperi, con che tono parla! Via, brigadiere, bevilo tu per lei cotesto bicchiere...
No, no: deve bere, deve bere alla salute dell'Imperatore, altrimenti creder che sia una nemica della Francia.
Via disse il vecchio bevi Margherita; questo bravo militare crede di farci cosa grata. Lo so che non hai mai bevuto del vino, ma un sacrificio lo puoi fare...
E voglio che beva tutta... tutta la caraffa! grid l'ubbriaco.
Questo  troppo! esclamarono alcuni.
No, deve bere urlarono altri.  un'offesa alla Francia e all'Imperatore.
Si erano tutti alzati e gridavano a coro, mentre lei pareva si frenasse a stento. Il vecchio si era alzato anch'esso, ma nello scompiglio nessuno si era accorto che le gambe non gli tremavano pi e che la testa non pi tentennava.
Voi siete ubbriachi tutti grid il sergentino avete capito? ubbriachi tutti. Io ne far rapporto al capitano...
Qui il capitano non c'entra... si tratta della gloria dell'Imperatore e della Francia urlarono gli ubbriachi.
Ella, intanto, seguita dal nonno, si era messa tra la porta e la tavola che la separava dai sottufficiali. Non pareva punto intimorita, e sottovoce, rapidamente, scambiava delle parole con colui che aveva detto esser suo nonno, il quale aveva messo le mani nella bisaccia e girava intorno gli occhietti vivaci e arditi tanto da smentire gli acciacchi e la stanchezza.
Il sergente per non cedette: gli era parso che gli occhi della bella ragazza si volgessero a lui con una espressione di preghiera invocando un difensore, e quegli sguardi lo accesero vieppi.
No disse io non permetter che si faccia violenza a questa povera ragazza e a questo povero vecchio. Non si tratta di bere o di non bere del vino... non avete saputo trovare altra scusa che questa per... Siete degl'imbecilli e degli ubbriachi! S, s, ve lo dice il sergente De Chantal!
E in ci dire salt presso la giovane donna, e mettendo mano alla daga:
Che nessuno faccia un passo innanzi! Io sono a molti di voi superiore in grado, agli altri uguale, intendete? Dunque chi fa un passo innanzi avr da fare con me.
Grazie, signor sergente, grazie disse il vecchio che aveva ripreso il suo atteggiamento dimesso. Vi ringrazio io per questa povera figliuola cos spaventata che non sa quel che pur sarebbe il suo dovere.
E in cos dire lanci uno sguardo alla donna, del quale ella dov comprendere il significato, perch si rivolse al giovane:
S, s, grazie. Voi siete buono e coraggioso, voi!
Un osservatore avrebbe notato che ci era come un'ironia nell'accento e nello sguardo che rivolse al sergente il quale se ne ringalluzz tutto; ma intanto i compagni, punti da quelle parole, cercavano di rovesciare la tavola che dai tre li separava.
Noi non abbiamo paura di te, sergente De Chantal! gridavano e cotesta ragazza, voglia o non voglia, stanotte dovr...
Che cos' questo chiasso? disse una voce dall'uscio.
Si volsero, avendo riconosciuta la voce del loro capitano, un vecchio soldato, burbero nell'aspetto, ma molto amato per la bont dell'animo.
Tutti tacquero assumendo un contegno dimesso e tenendosi immobili.
Ah, ah! disse infine il capitano che aveva girato intorno lo sguardo. Venere e Bacco!... Su, in caserma, e che non vi colga pi a fare tale baccano.
Mogi, mogi, come scolaretti i caporali e sergenti presero la via dell'uscio: solo il brigadiere indugiava borbottando:
Si trattava della gloria della Francia e dell'Imperatore.
Brigadiere La Harpe, se fra mezz'ora non vi trover a letto ne avrete per due giorni di pane ed acqua grid il capitano.
Il brigadiere salut mordicchiandosi i baffi; volse uno sguardo minaccioso al sergente ed and via tenendosi ritto della persona per dissimulare un certo imbarazzo nello incedere.
Il vecchio e la giovane donna si erano tenuti silenziosi sull'uscio.
Il capitano li squadr per un pezzo borbottando: non pareva punto soddisfatto dell'esame.
Vi avviso disse poi rivoltosi al fondachiere che il signor Commissario civile emaner presto un ordine di rifiutare alloggio ai vagabondi. Che questo vecchio e questa ragazza lascino al pi presto questi luoghi se non vogliono vedere il sole attraverso i cancelli. Avete inteso? 
Sissignore rispose il fondachiere. Non ho nulla da guadagnare con cotesta gente, perci io fin d'ora li metto alla porta. Ehi, vecchio disse poi volgendosi al compagno della ragazza parmi che il signor capitano abbia parlato chiaro, perci fatemi il piacere di andar via.
Dove volete che vada? gemette il vecchio. Per carit, signor capitano, che non ci si mandi via, almeno per questa notte. Io non ne posso pi; mia nipote, questa disgraziata creatura, a cui non rimango che io solo misero vecchio, sarebbe esposta a tutti i cattivi incontri, povera innocente! Vedete, non sa che piangere...
Invero la ragazza aveva chinato il capo sul petto, nascondendo la faccia col grembiale.
Noi non siamo punto dei vagabondi continu il vecchio. Abbiamo dovuto fuggire dal nostro paese per salvarci dalle insidie della mala gente che dopo avere ucciso il mio povero figlio e la mia povera nuora insidiavano questa disgraziata... Via su, non piangere: il capitano ci far la grazia di permettere che il fondachiere
ci dia alloggio per questa notte.
E in cos dire aveva preso pel mento la nipote e cercava di farle sollevare la testa, ma ella si schermiva, continuando a tener celata la faccia col grembiale.
Beh disse il capitano poich ancora l'ordine non  emanato, restino qui fino a domani questi poveri diavoli... fino a domani, ma non pi!...
Grazie, signor capitano... che il cielo ve lo renda.
Il capitano mormor alcune parole ed and via, seguito con lo sguardo dal vecchio, che man mano si raddrizzava come si andava rassicurando di non esser visto che dal fondachiere, il quale si era rimesso a sedere. Anche la donna aveva lentamente sollevato il capo.
In che imbroglio mi hai messo, Pietro? disse infine sottovoce massaro Cicco. Se vi scoprono, con voi fucileranno anche me.
Zitto rispose il vecchio che aveva continuato a guardar fuori viene a questa volta il sergentino.
Io credetti per poco che si dovesse venire alle mani disse la donna. Gi incominciava a montarmi il sangue alla testa...
Pensate al povero capitan Riccardo mormor il vecchio.
Se non fosse per lui, credi che mi sarei acconciata a questa commedia? 
Su, rimettetevi a piangere... il sergentino si guarda intorno... certo vien qui di nascosto. Capperi, ha preso fuoco l'amico!...
Glielo dar io il fuoco! mormor la donna con aria minacciosa, ripiegando il capo e tornando a nascondere la faccia nel grembiule.
Intanto si era fatto notte, e il fondachiere aveva acceso una lucernetta di creta che spandeva per lo stambugio un fioco chiarore.
In questo il sergente De Chantal apparve sull'uscio.
Badate gli disse massaro Cicco nel vederlo se il capitano ritorna, vi far passare la voglia di andare in giro a quest'ora.
Ma se proprio lui mi ha mandato! Egli sa che io non sono punto un beone e che non mi piace fare il chiasso. Mi ha mandato per rassicurare questi due poveretti e dir loro che possono rimaner qui, anche, se occorra, tre o quattro giorni. Io l'ho persuaso che non sono punto quel che aveva creduto in sulle prime.
E che aveva creduto, quel buon capitano? domand il vecchio.
Che foste delle spie.
Spie noiE di chi, San Francesco benedetto?
Di tutti i residui delle bande che ancora si aggirano pei dintorni.
Lo senti, lo senti, Margherita piagnucol il vecchio ci han creduto delle spie, e di chi poidi coloro che ti han fatto orfana, che ti hanno costretta a fuggire dal tuo paesello, che poco manc non mi tagliassero il collo!... E foste voi, bravo sergente, a convincere il vostro capitano che noi siamo della buona gente?
S, proprio io rispose il sergente che contemplava la giovane donna sperando di ottenerne almeno un sorriso in compenso.
Su, su, alza il capo, Margherita.  il buon giovane che ci ha difeso, che ci ha salvati dalle scostumatezze dei suoi compagni.
E in cos dire l'aveva di nuovo presa pel mento per costringerla a sollevare il capo. Ella si schermiva, poi volse un fuggevole sguardo al sergente e disse, facendo un po' la scornosa:
Che la Madonna del Carmine lo rimuneri della sua buona azione!
Dovete permettermi per che io vi offra da cena... Faremo pi intima la nostra conoscenza... Non dite di no, via!
Non per rifiutare la vostra offerta rispose il vecchio ma io sono stanco, non mi reggo in piedi e vorrei dormire.
Ma la vostra nipote...... non sembra stanca, lei.
In verit, vedrei volentieri che mia nipote si ristorasse un po' meglio di quel che non ha fatto. Povera creatura, due uova appena... Ma  tanto timida! Di', Margherita, vuoi accettare l'offerta di questo buon giovane che ci ha protetti? Io intanto mi riposer l in fondo e se mi sentirai russare, mi sveglierai come le altre volte. Di' vuoi? Bisogna pur mostrarsi grati coi nostri benefattori!
Far il voler tuo, nonno rispose la ragazza.
Il sergentino non capiva nei panni per la gioia, tanto pi che ella pareva che a poco a poco vincesse la timidezza e gli lanciava degli sguardi che gli facevan correre dei brividi per le carni.
Per rassicurarvi disse il giovanotto chiuder la porta. Stasera sono di guardia ai feriti, poveri diavoli del tutto impotenti a muovere un passo. Solo il capo, quel capitan Riccardo che, almeno per quel che si dice,  assai nelle buone grazie di Madama Carolina, mi d un po' di pensiero...  un valoroso colui, capace delle pi temerarie imprese. Lo abbiamo visto alle prove; ma l'ho ben raccomandato al caporale. Possiamo dunque godercela un po' chiacchierando.
Ma disse il fondachiere se i soliti avventori troveran chiusa la porta andranno via, e a me chi mi rivaler di quel che perdo?  Quel che perdi me lo metterai nel conto, e non ti pagher in assegnati, sta tranquillo, ma in belle piastre con l'effigie di quel vigliaccone che fu gi vostro re. Apri l'orecchio e ascolta.
In cos dire batt sul taschino della giubba che mand un tintinnio d'argento.
Su, prepara in un cantuccio un po' di cena: quel che hai di meglio.
Massaro Cicco si diede attorno per preparare la cena; intanto il sergente, che aveva chiuso la porta, si era fatto vicino alla ragazza, mentre il vecchio aveva deposto la bisaccia sul mucchio della paglia e vi si era sdraiato vicino.
Non avete paura di me, bella Margherita? disse il sergente con un fatuo sorrisetto.
La ragazza lo squadr, e come se stesse per prorompere mosse le labbra; ma si contenne, e riassumendo l'aria timida ed ingenua, rispose:
N di voi, n... di nessuno. Quando si sa di non far male....
E noi non facciamo male a nessuno; ma lasciatemi sperare che diverremo buoni amici.
Certo, buoni amici disse lei con un sorrisetto che avrebbe fatto sorgere gravi dubbi a chi l'avesse bene osservato.
Su, venite a cena. Ah, bravo! Il tintinno dell'argento ha fatto un miracolo: della carne, del salame, mentre, amico fondachiere, poco fa dicevi non avere che del formaggio.
La ragazza si alz e and a sedere su uno dei due sgabelli che Cicco aveva messo ai due lati della mensa. Il sergente le sedette di contro.
Aveva riacquistato l'aria sicura e tranquilla; nessuno avrebbe detto che pochi istanti prima ella avesse pianto; si era messa a cenare di buon appetito, con un certo aspetto che avea dell'ironico.
Fa caldo, non  vero? disse poi.
Si tolse la tovaglia che le scendeva dal capo, slacci il lembo superiore della camicia, e il bel collo e il principio del seno si offrirono agli sguardi del sergentino che pareva alquanto scombussolato.
Non sembrate pi la stessa disse infine.
Gli  che rispose lei sottovoce e guardandosi intorno il nonno mi sgriderebbe se mi vedesse cos. Il nonno non vuole che io sia molto confidente coi bei giovani, perch dice che gli uomini son tutti traditori e che ingannano le povere ragazze che ad essi si affidano.
Io, per esempio, non v'ingannerei mormor lui.
Chi lo sa! Sentite il nonno come russa! Debbo svegliarlo, altrimenti poi non la finirebbe pi!
Lasciatelo dormire, via! Vi debbo dire tante cose prima che esso si svegli!......
Ditemele dunque, ma fate presto... Che mi volete dire?
Che sei bella, sei bella come un fiore e che io ti voglio bene.
Ella tentenn il capo, ma non si mostr punto sgomenta o imbarazzata.
Ah, era questo che volevate dire?
Mesc del vino in un bicchiere e lo port alle labbra; ma mentre beveva lentamente, fissava il giovane con uno sguardo pregno di fascino.
Tu mi sembri un'altra, un'altra, ora diceva il sergente che incominciava a sentirsi confuso.
Non sono pi bella dunque?
S, s: da far dannare un santo, ma...
E non mi volete pi bene?
Non guardarmi cos, Margherita! Io sento come se tu lentamente mi avvolgessi intorno alle carni una catena. Credevo di dover durare molta fatica per vincere la tua ritrosia, la tua timidezza, per asciugare le tue lagrime... e ora, sono io, ora che a te vicino provo come un intontimento. Mi vorrai bene tu, d, mi vorrai bene?
Fra due o tre giorni rispose lei con un sospiro ce ne andremo. Dove? Chi lo sa!
Io verr a raggiungerti ovunque. Mi han promesso un mese di congedo... Poi, poi, se tu mi vorrai bene...
Dunque non potremo vederci pi? disse lei Non siete certo di guardia ogni sera...
No, ogni sera no, ma potrei farmi cedere il turno da un compagno, per venir qui come stasera.
Ella scroll il capo.
Il nonno non mi lascer pi sola cos... Avrei dovuto svegliarlo: quando poi si sveglier da s... non sapete quanto sia rabbioso quel vecchio!... quando poi si sveglier da s mi toccher sopportare i suoi rimbrotti, e non mi lascer pi sola con un... bel giovane.
Lo guardava, intanto con una espressione di dolcezza onde il sergentino si sentiva sdilinquere.
Poi, come se volesse mutar discorso per non lasciarsi vincere da un sentimento che troppo la turbava, gli disse con accento tranquillo e disinvolto:
Dunque il pi terribile dei feriti  quel capitan Riccardo del quale ho pure inteso discorrere tanto! Ed  chiuso anche lui con gli altri?
No, l'abbiamo messo in uno stambugio per custodirlo meglio. Unito agli altri avrebbe macchinato chi sa che diavolerie!
Dovr bene annoiarsi, solo, al buio!
Ne avr per poco.
Perch ne avr per poco? 
Perch appena gli caveran di bocca quel che al Commissario civile importa sapere, lo fucileranno.
Ah, lo fucileranno! disse lei rimanendo pensosa.
Parlami di te, Margherita, parlami di te disse il sergentino che si era avvicinato vieppi e aveva cercato di cingere con un braccio la vita della giovane donna.
Ella diede un balzo e si alz, fissando il giovane con tale uno sguardo feroce che egli rimase interdetto.
Perch mi guardi cos? disse infine.
Ella, come pentita, raddolc la fisonomia, lo sguardo torn sereno.
Ve l'ho detto rispose che ho paura di mio nonno.
E non ti lascia mai tuo nonno?
No, mai.
E... e se trovassimo un mezzo come poter deludere la vigilanza di quel vecchio?
Impossibile mormor lei con accento di rammarico.
Ma se si potesse...
Per carit... il fondachiere sonnecchia, ma  un furbo colui... Se vi vedesse cos vicino a me! No, no,  impossibile. Io sono una ragazza onesta... Mio nonno mi ha portato fuori del mio paese appunto per salvarmi dalle insidie che mi si tendevano... Dove vederci se ovunque ci  della gente? Quei vostri compagni son brutali, gli abitanti di questi luoghi cos maligni... Dove vederci anche se qualche notte, mentre mio nonno dorme, io mi arrischiassi a lasciarlo?
Ah, grid lui lo so io un luogo, lo so io ove staremmo al sicuro, e dove potrebbe venire anche tuo nonno. Tuo nonno si addormenterebbe e tu potresti venir da me, sicura che se si svegliasse potresti accorrere in breve vicino a lui.
Ella lo ascoltava con gli occhi pregni d'una gioia profonda che sarebbe parsa ben strana al sergente se questi non avesse avuto gli occhi e la mente velati dal torrido desiderio di posseder quella giovane donna.
Se fosse questo, se fosse questo! disse lei infine Perch, s, ora lo comprendo;  necessario che il nonno venga anch'esso. Se non mi trovasse a s vicino nello svegliarsi, se il fondachiere mi denunciasse? Dio mio, tremo solo a pensarlo. Ma sentiamo il vostro progetto.
Debbo ben maturarlo rispose il giovane. Esso  molto ardito, ma per poter stare al sicuro e per aver del tempo innanzi a noi, non ci  altro mezzo. Lo so che arrischio di essere degradato se si viene a sapere, ma che importa! Senti, Margherita, io ho incominciato con ammirar la tua bellezza, poi per avere per te un sentimento non mai provato; adesso... e non sono quattr'ore dacch ti ho vista, adesso mi pare di averti amata e di averti desiderata per lunghi, lunghi anni. Sento che il sangue brucia, sento che le visceri ardono, sento che per un tuo bacio commetterei anche una vilt.
Ella ascoltava distratta, come se le parole del giovane sconvolto dalla subita passione, non la riguardassero punto.
Me lo direte domani il vostro progetto?  chiese allorch egli tacque.
S, domani. Ti voglio con me tutta una notte, tutta una notte, perci ho pensato di far venire con noi tuo nonno.
Avete riparato ad un mio fallo! disse lei.
Egli lo guard sorpreso, non giungendo a comprenderla.
 inutile che comprendiate... ve la dar poi la spiegazione... quando riusciremo nel nostro disegno.
Dunque pure tu aneli di trovarti con me nella piena sicurezza, nella libert completa?
Ve lo giuro rispose lei grave e solenne S, darei la vita per essere un'ora nella libert completa e nella piena sicurezza.
Ma non mi hai detto ancora che mi vuoi bene! mormor lui guardandola con occhi ardenti.
Che importa rispose con un sorriso se non ve l'ho detto? ... Ve lo prover e sar meglio.
Il sergentino si era alzato, ma non si decideva ad andar via. Aveva nello sguardo, nella espressione del viso un pensiero, un desiderio che era l per prorompere. Anche lei si era alzata, e quasi avesse ben letto nell'anima del giovane, sorrideva vagamente pur fingendo d'essere impacciata.
Il fondachiere dorme, tuo nonno dorme disse lui sottovoce e fissandola con occhi accesi siamo soli... Si fa presto a spegnere il lume.
Spegnere il lume? Perchchiese lei con ingenuit perfettamente simulata.
Per darmi un bacio, un solo... e poi andr via, te lo giuro, andr via...
Essa chin gli occhi e scosse la testa.
Non vuoi? Via, parla, non vuoi?
Rimase muta, col seno ansante, le guance fatte di porpora.
Non ti chieggo molto... un bacio, solo un bacio...
E si avvicinava sempre pi alla giovane donna; gi l'aveva presa per la vita, gi con le labbra arse si era chinato per cercare la bocca di lei. Ella aveva ceduto piegandosi, gli si era stretta alla persona, quando di un tratto, mentre lui tremava per l'orgasmo, lo respinse vigorosamente e balz in fondo alla stanza.
Andate via, andate via! grid come sgomenta e pentita della sua debolezza.
Egli rimase interdetto, senza osar di seguirla ed affannando, ch la piena dell'orgasmo gli toglieva ogni forza. Solo balbett sommessamente:
Lo vedi che non mi vuoi bene, lo vedi?
Andate via, andate via! ripeteva lei.
Ma promettimi che sarai pi buona con me quando saremo soli e sicuri... promettimelo...
S, s, ve lo prometto... Ma non vi accostate... ho paura di voi, ho paura! Non abusate di me...
Promettimi, promettimi! insisteva lui.
S, s, ve lo prometto... Un demone mi spinge a voi... Ora lasciatemi... Che volete di pi, che volete di pi?
Egli ebbe un sospiro di gioia ineffabile. Era quella una promessa che avrebbe mantenuta: anche lei appariva visibilmente commossa: gli si sarebbe data, s, era evidente, se non avesse avuto paura. Non doveva insistere pi oltre per non spaventarla. Gi aveva formato il suo disegno: fra tre giorni quella bellezza sarebbe stata sua ed egli gi ne pregustava tutto le ebbrezze.
Vado, vado per ubbidirti, ma... ricordati, ricordati!
Ella accenn di s con la testa. Nel passarle vicino il giovane la guard, lei sollev gli occhi e i loro sguardi s'incontrarono.
Vivr di questa speranza mormor il sergente Fra tre giorni sar di guardia... verrete voi da me e nessuno vi vedr. Tuo nonno andr a letto e...
S, s, s esclam lei col viso sfolgorante di gioia.
Il sergentino aveva tutti i motivi per essere lusingato da quella gioia e se ne intese sconvolto. Indugi un istante come se lottasse seco stesso, poi, vincendosi, fugg.
Ella che lo aveva seguito con lo sguardo, quando non intese pi il rumore dei passi diede in uno scroscio di risa.
Capperi, la so far bene la civetta, eppure  la prima volta in vita mia!
Nell'avvicinarsi al giaciglio del vecchio, vide che questi si era sollevato a mezzo.
Ho inteso tutto le disse: il merlotto  caduto nella pania.
Hai visto come so fare la vergognosa? Per ci furono degli istanti in cui ero l l per insegnargli la creanza. Con che occhi frugava fra le pieghe del corpetto!... Non vedo l'ora di buttar via questa gonna che m'imbarazza: non  questo il minore dei sacrifici che ho fatto per lui, questo, e l'essermi lasciata occhieggiare da quell'imbecille... Purch si riesca a liberarlo! Chi sa che pensa, chi sa quanto soffre! E dire che io raccomandavo a lui, di assistermi se fossi ferita o morta! Giungeremo a liberarlo? Chi sa, chi sa!
Ho fede di s rispose il vecchio Altrimenti sai che faremo? Daremo fuoco al castello, anche se dovessimo morirci come topi. Ci stai?
Se ci sto! Me lo domandi?
Sei un bravo amico tu che il buon Dio ha per isbaglio creato femmina.
Ma insomma posso spegnere il lume, adesso? grid il fondachiere.
Ella si coric sulla paglia accanto al vecchio. Poco dopo nel buio si sentiva la sonora respirazione degli addormentati.
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CAPITOLO 3.
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La prigione in cui avevano rinchiuso capitan Riccardo, o meglio, a voler tenere in conto il brevetto firmato dal re Ferdinando quarto, il colonnello Riccardo, era una stanzuccia di una delle torri che aveva dovuto servire di prigione nei tempi in cui i duchi di Fagnano avevano potere di alta e bassa giustizia nelle loro terre. Era preceduta da altre due stanze nelle quali un picchetto di soldati montava la guardia, ma cos buie e anguste che si preferiva star fuori, tanto il prigioniero era ben custodito da una massiccia porta di ferro. Nei primi giorni la sorveglianza era stata rigida e severa, ma poi a poco a poco si era rallentata, sia perch il medico militare aveva detto che il giovane era incapace di muoversi per le tante ferite riportate, sia perch l'angusto pertugio che s'apriva in alto e la porticina di ferro rassicuravano che ogni tentativo di evasione sarebbe riuscito infruttuoso. E poich di quella prigione improvvisata mancavano i secondini, il sergente o il caporale che vi montava di guardia ne custodiva le chiavi, e la porta non si apriva che due volte al giorno, per la visita del medico e per il cibo al prigioniero.
Nessuna delle ferite era mortale, e gi la robusta fibra del giovane incominciava a riaversi dal gran sangue perduto. Eran passati parecchi giorni e lui era tuttora incerto sulla sorte che gli serbava. Aveva pi volte cercato di appurar qualcosa da coloro che accompagnavano il medico e che gli portavano il cibo, ma le sue domande erano rimaste senza risposta, sia perch forse il suo linguaggio non era compreso, sia perch la consegna era di non rispondere; onde passava le lunghe giornate standosene in sul giaciglio, parato a tutto; ch questa volta ben comprendeva d'esser finita per lui. Sapeva pur troppo quale pena gli spettava, e conveniva seco d'averla meritata. Anche essi non davano quartiere, anche essi fucilavano i Francesi che cadevano prigioni nelle loro mani, quantunque fossero dei soldati costretti dalla disciplina e dall'onor militare a combattere, mentre essi volontariamente avevano preso le armi. Solo si maravigliava e grandemente che ancora fosse in vita, mentre sapeva che si era andati sempre per le spiccie, e nessuno mai aveva visto la notte del giorno in cui era caduto in mano a quei nemici.
Aspettano che guarisca dalle ferite e che riacquisti le forze, perch vada co' miei piedi a morire diceva a s stesso.
Ma le ferite erano quasi rimarginate, il riposo ed il nutrimento abbondante l'avevano a poco a poco ringagliardito. Che si aspettava dunque?
In verit, gli rincresceva di morire, di morire proprio sul limitare di quel mondo che l'amore o il capriccio di una regina gli aveva fatto intravedere. Se non fosse caduto in quella immane lotta che ricordava con fierezza, e che aveva destato l'ammirazione anche dei nemici, i quali ben s'intendevano di valore, un ben altro avvenire gli si sarebbe schiuso dinanzi: egli avrebbe lasciato quei luoghi, non sarebbe stato pi il capo di una banda, che, se non per l'intento, per le persone onde era composta e quantunque delle meno feroci, per la rovina che apportava, pi che di partigiani era una banda di masnadieri. Il suo cuore, la mente, il suo braccio sarebbero consacrati ad un'alta e nobile impresa che aveva intraveduto nelle parole regali: egli avrebbe fatto ammenda di tutto il passato del quale la sua coscienza non era punto soddisfatta.
Cosa strana: l'amore per lui della Regina non entrava per nulla nel suo rammarico: quantunque il ricordo delle ebbrezze godute dovesse accendergli il sangue, egli restava freddo a tal ricordo. Se sotto l'influenza dello sguardo di lei, se a contatto di quella sfolgorante bellezza cui gli anni invece di attenuarlo ne avevano acuito il fascino; se le torride carezze che ne facevano un'amante formidabile lo sconvolgevano, onde quelle due notti di amore erano state per lui un delirio; lontano da lui, quella donna non era pi l'amante, ma era pur sempre la Regina. Inoltre, se interrogando bene l'anima sua egli doveva convenire che non sentimento d'amore era il suo, perch, senza volerlo, il pensiero vagheggiava un'altra immagine e ci era nel profondo del suo cuore una tenerezza che gli faceva mormorare un altro nome, pure sentiva di esser legato indissolubilmente alla sorte di quella augusta donna, fatta segno a tanto odio, cui si attribuivano tante colpe e tanti delitti. Non avrebbe saputo dire qual fosse il suo sentimento per lei, ma se avesse avuto cento vite, cento vite avrebbe dato pel trionfo di lei. Non per s gli dispiaceva di morire: infine, aveva vissuto abbastanza, e povero e miserabile trovatello, aveva un grado datogli da un re, aveva goduto gioie sovrumane dategli da una regina: non per quella tenerezza che gli empiva l'animo, talvolta, di malinconia, perch se una donna regale aveva avuto per lui baci e carezze, la giovinetta dell'anima sua era pi in alto assai che nel suo pensiero, ed egli sapeva bene che neanche con lo sguardo giunger poteva a tanta altitudine. La morte dunque per lui sarebbe stata la fine di un sogno che non avrebbe potuto divenir mai una realt. Ma gli doleva di morire perch sarebbe venuto meno alla promessa che aveva fatto di esser lui il cuore fedele, l'anima devota necessaria ai disegni dell'augusta donna.
Superstizioso come tutte le nature primitive era giunto a convincersi esser lui indispensabile al trionfo della Regina. Non gliel'aveva detto che ogni sua speranza era riposta in lui? Non gli aveva fatto giurare che se fosse uscito vivo dalla mischia l'avrebbe raggiunta in Sicilia, disposto ad ubbidirle ciecamente? Il cuore fedele, l'anima devota necessaria al gran disegno era lui, che fra poco sarebbe caduto colpito a morte come un vile e nefando malfattore! Morto lui, chi, chi mai l'augusta donna avrebbe trovato disposto a sacrificarlesi?
Era in questi pensieri quando ud un cigolar di catenacci: poco dopo la porticina di ferro si apr e un sergente entr seguito da alcuni soldati.
Ho l'ordine di condurvi innanzi al Commissario civile disse il sergente.
Egli si era alzato dal suo giaciglio, punto sorpreso dalle parole del soldato.
Che vuole da me? rispose sorridendo Che io denunci i nomi dei miei compagni? Che io faccia la spia insomma! Potrebbero ben risparmiarmi e risparmiarvi tanti fastidi, che io non dir nulla neanche se mi facessero a brani.
Io non so altro rispose il sergente che debbo condurvi innanzi al Commissario coi polsi stretti nei ferri.
In cos dire mostrava una catenella.
Sentite, camerata disse capitan Riccardo so bene che voi eseguite un ordine, ma... guardatemi bene in viso... Sono io capace di dare una parola e di venir meno alla parola data? Ci  qualcosa che ci accomuna, ed  il valore: ed un valoroso non  mai un mentitore. Io so come voi vi battete, voi non ignorate come io mi batto, voi quindi dovete stimarmi come io vi stimo. Mi inganno forse? Se militassi nelle vostre file non mi credereste degno di stringermi la mano?
Non dico di no rispose il sergente che aveva nel viso una profonda cicatrice Non dico di no: vi siete battuto come un soldato francese; ma io non capisco a che mirano le vostre parole.
Mirano ad ottenere che quella catena, che mani leali use a maneggiar la sciabola ed il fucile mal saprebbero maneggiare, non disonorino i polsi di chi ha combattuto da leale e valoroso soldato. Io vi do la mia parola d'onore che lungo il tragitto da questa carcere alla dimora del Commissario civile nulla far per evadere, soccorso o non soccorso, come dicevano i cavalieri antichi. Ve ne do la mia parola d'onore, ripeto.
Il sergente fiss lo sguardo in viso al prigioniero; stette un pezzo pensoso ed incerto, poi scagliando lungi da s la catenella esclam:
Ebbene, s. Ne avr forse per dieci giorni di consegna ma non sia detto che un soldato francese abbia dubitato della parola d'onore di un prode, col quale ha scambiato colpi mortali. Perch fui io che vi atterrai col calcio del fucile.
Che mi ha tenuto per tre giorni col capo intronato.
E che per buona fortuna dei miei camerati vi ho messo fuori combattimento. Ors disse il sergente volto ai suoi soldati andate via. Accompagner io solo il prigioniero.
Grazie, sergente rispose capitan Riccardo Ed ora vi prego di un altro servigio: che siate voi a comandare il fuoco quando dovr essere fucilato.
Come il pi anziano tocca a me tale incarico. In ogni modo ve lo prometto.
Il prigioniero si era alzato e attendeva a ricomporsi. Quantunque le ferite gli dolessero, pure dissimulava il dolore con grande meraviglia del sergente che pochi giorni prima lo aveva visto col corpo tagliuzzato e sanguinante disteso su quel giaciglio.
Che bravi soldati, che bravi soldati sarebbero mai! mormor degni della vecchia Guardia.
Uscirono entrambi dalla prigione e passarono tra i soldati stupiti, ma che pure non osavano biasimare il vecchio sergente, che era il pi stimato del reggimento. Il giovane, seguto dal suo custode, sali l'ampia scala del castello, finch giunsero all'anticamera del primo piano ove era l'alloggio del Commissario civile.
Seduto su una delle panche lungo le pareti, capitan Riccardo vide un uomo nel quale riconobbe Carmine.
Diedero entrambi un grido di gioia e si slanciarono l'uno nelle braccia dell'altro.
Libero, sei tu libero? diceva Carmine, ingannato dal veder senza legami il giovane Lo dicevo io, lo dicevo. Ma come  avvenuto? Dunque il Commissario civile...
Ho dato la mia parola d'onore a questo buon sergente rispose Riccardo che non avrei tentato di evadere. Ma  pur troppo vero che io son prigioniero e che forse... non vedr il sole discendere dietro le spalle dei nostri monti. Questa  la guerra, caro Carmine, e bisogna pur rassegnarsi.
Tu che dici? Tu che dici? esclam il buon uomo tu lo vedrai ancora per molti e molti anni non solo morire, ma nascere il nostro sole. Tu dunque ignori... Ma gi, come puoi saperlo? che cosa intendevi dire con quelle parole? Che ti fucileranno forse? Fucilar te? E chi ne dovrebbe dar l'ordine, il Commissario civile? Lui!... Via, lascia che mi sbellichi dalle risa...
E il vecchio si diede a ridere cos sonoramente che il giovane, temendo avesse dato di volta pel dolore, lo guardava impietosito.
Tu mi credi pazzo? disse Carmine quando si riebbe. Non sono pazzo, no, e lo vedrai, lo vedrai. Ma, a proposito dimmi che n' di Pietro il Toro e dove potrei trovarlo.
Io, per disse il sergente non posso pi oltre permettere un tale colloquio. Se ho assentito a condurre qui il prigioniero senza ceppi...
Il vecchio Carmine lo guard con un sorriso di compatimento sulle labbra.
Voi avete creduto di far cosa biasimevole anche se il vostro cuore l'approvava disse voltosi al sergente. Ma di questa buona azione voi avrete un premio, ve lo dico io, avrete un premio. Dunque, dove potrei trovare quella testa matta di Pietro il Toro?
Che vuoi che ne sappia io? rispose Riccardo. Io so che fra poche ore... povero zio Carmine, sar in un luogo donde non si fa pi ritorno.
In questo la porta si apr e un valletto comparve.
Ci  qui un paesano che ha chiesto un'udienza? 
Sono io disse Carmine avanzandosi e facendo un segno con la mano a Riccardo, come se volesse fargli intendere che quell'udienza chiesta ed ottenuta spiegar doveva il mistero delle sue parole.
Il Commissario civile vi aspetta disse il valletto. Che il prigioniero attenda qui per esser chiamato.
Riccardo ben sentiva che qualche cosa di grave vi era in quel mistero; che il vecchio Carmine era l per lui; che quella sicurezza, quella gioia nascondevano un mistero che gli sarebbe presto spiegato. Ma rinunciava a indovinarlo, e quindi sedette per aspettare la sua volta, 
come aveva detto l'usciere.
Ah, mi aspetta, mi aspetta! esclam Carmine che pareva fuori di s dalla gioia. Eccomi, eccomi...
Poi voltosi a Riccardo:
Ce ne andremo insieme a braccetto dopo che anche tu avrai parlato col Commissario civile che bacier in terra per ringraziare il Cielo. Ce ne andremo insieme a braccetto... se per tu... quando saprai, e sar fra poco, non sdegnerai la mia compagnia!
Ci detto si precipit verso l'uscio, mentre Riccardo, che non aveva nulla compreso delle parole di Carmine, lo guardava stupito.
Quel povero vecchio  matto! disse il sergente sedendo presso il prigioniero.
Il duca di Fagnano sedeva innanzi un ampio scrittoio e teneva gli occhi fissi alla porta con una grande curiosit, aspettando che comparisse colui che gli aveva scritto di aver gravi cose da comunicargli e che si riferivano al tempo in cui il duca, evaso dalle carceri, era tornato nel villaggio. Ci era bastato per fargli sorgere nell'animo una speranza vaga, strana, alla quale sicuramente avrebbe tenuto dietro una delusione.
Che cosa aveva fatto lui prima di prendere la via dell'esilio? Era tornato nel villaggio a rischio di essere ripreso, si era abboccato con quella povera creatura che era stata svegliata a mezzo della notte dal noto fischio di lui, aveva ottenuto che ella, nel delirio della gioia per rivederlo vivo e libero, assentisse a seguirlo di notte nella chiesa per la celebrazione del matrimonio; aveva pregato il parroco, si era provvisto di due testimoni. Poi, appena le nozze celebrate, era andato via, ch gi si sapeva cercato dagli uomini del Governo. Che doveva dirgli dunque colui che gli ricordava quell'epoca della sua vita? In nome di chi veniva se lei era morta, uccisa dal dolore, morta col pegno del loro amore che portava nelle viscere?
Carmine entr pallido e ansante dall'emozione, ma non seppe dir parola nel trovarsi dinanzi a quel nobile vecchio, nel quale aveva riconosciuto il giovane mite e pensoso di un tempo. Il vecchio duca lo guardava, sforzandosi di ricordare, ma pareva che ogni ricordo fosse dileguato in lui, onde ruppe il silenzio per dirgli:
Siete voi che avete chiesto un'udienza per ricordarmi cose assai gravi concernenti un triste periodo della mia vita?
Non mi riconoscete, Eccellenza, non mi riconoscete? balbett Carmine, il quale aveva sperato che il duca al primo vederlo gli movesse incontro con le braccia aperte.
No rispose il duca continuando a fissarlo.
Ma io sono Carmine... Carmine, intendete Eccellenza? Colui che quella notte, con Pietro il Toro vi fece da testimone....
Il duca non lo lasci proseguire; si alz di botto, e sopraffatto dall'emozione si avvicin al vecchio, gli mise le mani sugli omeri, e come il ricordo si andava in lui ridestando, il viso esprimeva una gioia profonda.
S, s disse infine con voce soffocata ti riconosco ora, ti riconosco!
In cos dire gli occhi gli si velarono di lagrime. Non era solo a ricordare quella poveretta, l'unico dolce e grande amore della sua vita! Quell'uomo al certo avrebbe potuto parlargli di lei, ne aveva forse raccolto le ultime parole, veniva forse a compiere l'estremo volere della moribonda. Quell'uomo lo rannodava al suo amore, ne rendeva pi viva la memoria, e a lui pareva che l'ombra della infelice Rachele si delineasse innanzi a' suoi occhi e gli sorridesse.
Parla, parla soggiunse.  lei che ti manda, non  vero,  lei?
Il vecchio assent col capo non potendo profferir parola.
Vieni, vieni, siedi qui, presso a me disse il duca costringendo a seguirlo. Credevo che la morte avesse mietuto tutti coloro che avevan preso parte a quel triste dramma della mia vita. Tu mi dirai dove l'han sepolta, tu mi dirai quali furono le ultime sue parole, tu mi dirai come scorsero i tristi giorni di quella martire.
Io vi dir disse Carmine con voce rotta, quantunque si fosse alquanto riavuto che ne fu del figlio che ella mise al mondo e che mi confid prima di morire.
Il duca di Fagnano a queste parole vacill come se stesse per venir meno, e balbett guardando con occhi smarriti il vecchio Carmine:
Un figlio? ... mio figlio, mio figlio!... Morto anch'esso, non  vero? morto anch'esso!...
Ei vive, ei vive! esclam Carmine con occhio sfavillante.
Che hai tu detto, che hai tu detto? grid il duca, divenendo pallido e precipitandosi sul vecchio.
Ho detto che vostro figlio vive, vive, ed  qui, qui, a pochi passi da voi.
Ma non m'inganni tu, non m'inganni? Mio figlio vive ed  a pochi passi da me, il figlio di Rachele! Dio mio, Dio mio, ma  un sogno questo,  un sogno!
Ecco continu il vecchio, porgendo al duca una lettera, la cui carta giallognola e i caratteri dell'indirizzo sbiaditi attestavano che da gran tempo era stata scritta ecco la lettera che ella mi consegn col bambino.
Il duca prese con mano tremante la lettera che Carmine gli porgeva, l'aperse si diede a leggerla, mentre copiose le lagrime gli sgorgavano dagli occhi.
Dov' mio figlio, dov' mio figlio? proruppe di un tratto, acceso in volto da pallido che era, cos che Carmine ne fu spaventato. Aveva compreso di aver commesso una grande imprudenza col rivelargli cos di botto tutta intera la verit, egli che il giorno innanzi aveva avuto tanti scrupoli.
Ma rispose con voce incerta bisogna che vi narri... bisogna che sappiate...
Poi poi mi narrerai ci che debbo sapere... Adesso voglio veder mio figlio, intendi? mio figlio!
Soffocava dalla gioia. Tutto un miraggio di felicit domestica gli si spiegava dinanzi. Un figlio era il premio ineffabile ai tanti dolori da lui sofferti, era la felicit degli anni che ancora gli restavano da vivere. Non solo la casa, non solo le terre, non solo il titolo degli avi aveva ricuperato, ma la provvidenza gli aveva serbato anche una famiglia il cui ceppo sarebbe stato il figliuol suo. Tutta la sua vita era stata un isolamento al quale scarso compenso offrivano gl'ideali politici da lui vagheggiati per la libert dei popoli. Non era pi solo adesso, e tutta la felicit sognata nella giovinezza allorch aveva legato al suo destino una povera creatura, tornava a sorridergli ineffabilmente.
Hai detto che  a pochi passi da me...  fuori dunque nell'anticamera! grid come se di un tratto gli fosse balenato il vero.
E si precipit verso l'uscio; con agilit giovanile aperse la porta e guard.
L'ho fatta grossa, l'ho fatta grossa! mormorava Carmine che era rimasto come intontito.
All'apparire del Commissario civile il sergente si era alzato e con lui si era alzato il prigioniero.
Il sergente si avanz e piantandosi militarmente innanzi al Commissario che senza badargli volgeva intorno ansioso lo sguardo disse:
Che Vostra Eccellenza mi perdoni... So di aver contravvenuto alla consegna nel condurre qui libero e sciolto il capo della banda... ma egli  un valoroso, come Vostra Eccellenza sa, e mi ha dato la sua parola d'onore che non tenter di fuggire. Se ho mancato gli  che non so fare il carceriere, non avendo fatto in vita mia che il soldato.
Ma disse il Commissario che frugava con lo sguardo per gli angoli dell'anticamera tra sorpreso e deluso per non veder colui che si aspettava non era qui con voi anche... un giovane?
No, nessun altro, fuor di me e del prigioniero che fa onore alla sua parola, e perci se ho mancato merito che la pena sia lieve.
Solo allora il Commissario si accorse di capitan Riccardo che si era tenuto in disparte senza iattanza e senza umilt. Quantunque lacero nelle vesti che ancora serbavano le tracce del sangue rappreso, l'aspetto ne era pur sempre nobile e bello.
Oh! fece il duca trasalendo, ch nel viso del prigioniero rivedeva i tratti di un altro viso, quello di una soave creatura che era stata l'unico amore della sua vita.
A prescindere continu il vecchio sergente che gli ho promesso di essere io, proprio io, a comandare il fuoco allorch...
Il duca di Fagnano era pallido come un morto. Nello sguardo che figgeva sul prigioniero ci era tanta densit di pensiero, un cos complesso sentimento di gioia, di trepidanza, di dolore che il giovane se ne sent turbato. Non era lo sguardo severo e indagatore del giudice, non quello ardente d'odio del nemico, non lo sguardo compassionevole di chi deplora il fatto inesorabile che condanna a morte una giovane vita: ci era negli occhi di quell'arbitro del destino di lui un complesso di sentimenti che lo sorprese.
Il duca di Fagnano, senza rispondere al sergente, del quale forse non aveva compreso le parole, si rivolse al prigioniero e gli disse facendosi da parte: Entrate.
Capitan Riccardo entr. Sapeva bene che sarebbe uscito da quella stanza per muovere al luogo dell'estremo supplizio; per il suo contegno, senza cessare d'esser fiero, era tranquillo e franco. Quando vide Carmine che dal mezzo della stanza in cui fin allora si era tenuto immobile aspettando gli eventi, gli moveva incontro con le braccia aperte, sorrise.
Coraggio gli disse con voce sommessa. Dovevi esserci preparato alla mia sorte. So bene che mi fucileranno, perch per dare un esempio...
Ma no, ma no! balbettava il vecchio, quantunque non ben sicuro.
I suoi occhi cercavano quelli del duca di Fagnano che alla sua volta fissava Carmine come per interrogarlo.
 lui, proprio lui! proruppe Carmine rispondendo allo sguardo interrogativo del duca, il quale con uno sforzo supremo s'impose di essere calmo.
Lasciateci soli disse poi con voce di cui mal dissimulava il tremore.
Il vecchio si liber dalle braccia di Riccardo: cerc di sorridere per rassicurarlo; fece un inchino al duca ed usc dalla stanza richiudendo dietro a s la porta.
Quale tempesta di affetti e di sentimenti si agitasse nel cuore del duca di Fagnano nessuno avrebbe saputo dire; pure si teneva calmo e severo, mentre Riccardo dritto in piedi aspettava che gli rivolgesse la parola.
Il duca sedette innanzi allo scrittoio sforzandosi di assumere un contegno grave e raccolto, ma suo malgrado non sapeva distoglier gli occhi dal giovane, il quale non poteva spiegarsi perch il suo giudice lo guardasse cos senza rivolgergli alcuna dimanda.
La sua natura franca ed espansiva prese il sopravvento e fu lui pel primo a rompere il silenzio.
Se Vostra Eccellenza disse vuol risparmiare il suo tempo, non m'interroghi su cose che potrebbero compromettere gli amici che mi furono larghi di soccorso e di aiuti: io nulla direi perch ne ho dimenticati i nomi. Del resto, non tenter punto di scolparmi, pur sapendo quale sia la mia sorte. Ho combattuto i Francesi perch li reputo nemici non solo del mio Re e della mia Regina, ma anche della patria mia, e se dovessi sopravvivere, lo dichiaro, tornerei a combatterli. Dunque  inutile perderci in vane parole. Io fo il mio dovere tacendo, lei faccia il suo condannando.
Ci era tanta fierezza e tanta nobilt nelle parole del giovane e nel suo aspetto maschio e risoluto che il duca ne sussult di gioia.
Dunque disse con voce velata dalla commozione voi non negate di avere assoldato della gente, di aver tenuto la campagna, di aver combattuto contro i soldati di S. M. l'Imperatore, venuti qui per liberarvi dal giogo dei vostri re e per far di voi un popolo di liberi e d'indipendenti?
Lo ripeto, Eccellenza, che io nulla nego. Se ho ucciso ho corso il rischio d'essere ucciso; se ho ferito, ho corso il rischio d'esser ferito. Non ho n rubato, n assassinato: ho combattuto lealmente, cuore contro cuore, petto contro petto, i nemici del mio paese.
Gli amici, volete dire! rispose il duca.
Ma la voce ne era incerta, l'aspetto preoccupato, e il prigioniero non sapeva spiegarsi quel contegno che non era punto quello di un giudice. Si sarebbe detto che il colpevole fosse quel vecchio che tremava visibilmente e che aveva negli occhi un pensiero che a stenti giungeva a dissimulare.
Oh, rispose il giovane amici! Li avete visti voi nelle nostre citt nei nostri villaggi, come intendano essi la loro libert, la loro fratellanza, li avete visti? Avete visto le donne insidiate, i padri, i mariti, i fratelli derisi o puniti con la prigionia, con le battiture, con la morte se osavano opporsi alle turpitudini commesse in nome di cotesta libert? Amici! Ma noi non abbiamo mutato che padroni, e vi assicuro che non si  punto guadagnato nel cambio. Almeno il Re era un padrone datoci da Dio; questi son padroni impostici dalla forza che portano la ruina ovunque mettono il piede.
Siete ben ardito! mormor il duca. Il vostro  un linguaggio che...
Il mio  il linguaggio interruppe il giovane di colui ch si sa presso a morire... Ma che avete signore? Voi impallidite... voi venite meno... Perch mi guardate cos, perch mi guardate cos?
Invero il duca, pur non distaccando gli occhi dal giovane, si era abbandonato sulla sedia cos livido in viso, cos tremante, da giustificare il grido e lo spavento del prigioniero che si era chinato su lui per sorreggerlo. Pure, con uno sforzo di volont giunse a riaversi, si risollev e con voce commossa, per quanto cercasse di dissimulare la commozione, gli disse: Sedete qui... vicino a me.
Capitan Riccardo lo guard come trasognato. Non giungeva a spiegarsi il mistero che intravedeva nello strano contegno di colui che esser doveva il suo giudice; pure sedette, col viso di chi si attenda una spiegazione.
Conoscete da molto tempo il vecchio che era qui quando voi siete entratogli chiese il duca guardandolo fissamente.
Carmine! esclam il giovane Carmine, il mio benefattore, colui che pur essendo poverissimo spezz con me il suo pane, divise con me il suo tugurio? Se lo conosco! Ma io, che nulla debbo a chicchessia, io che fui abbandonato fra gli sterpi d'un bosco da mia madre, io che forse per un brutale capriccio fui messo al mondo da un uomo senza cuore, a cui importava poco che il figlio suo divenisse pasto delle fiere o, perch nato dal vizio, si desse al vizio per finire sulla forca o fucilato come sar fra breve, non ebbi carezze che da quel vecchio, non ebbi pane, non ebbi vesti, non ebbi buoni consigli che da quel vecchio, che giunse a vendere i suoi poveri arredi per pagare il maestro che m'insegn a leggere, che vend l'unico ricordo lasciatogli da sua madre, un anellino d'oro, per pagare le medicine quando fui malato!
Il duca di Fagnano l'ascoltava visibilmente sopraffatto da emozioni diverse, quando il giovane s'arrest, colpito da un triste pensiero. Perch il suo giudice lo interrogava sul vecchio Carmine? credeva forse un complice? Quell'aria inesplicabile che avrebbe potuto dirsi pi che di bont, di interesse profondo per lui, nascondeva forse un tranello? Si voleva forse coinvolgere anche il suo benefattore nelle colpe che i nemici gli attribuivano, e per le quali sapeva bene che sarebbe stato punito con la morte?
Per aggiunse con risoluto accento non fu lui ad indurmi a prendere le armi per difendere la causa del diritto e la indipendenza del mio paese. Egli avrebbe voluto far di me un contadino umile e tranquillo, pieghevole a tutte le schiavit, anche a quella che ci si vuole imporre in nome della libert e della uguaglianza! Fu il mio cuore di calabrese che a tanto m'indusse; fu il veder le nostre donne violate, le nostre chiese profanate, la brutalit soldatesca sbrigliata a danno della mia gente! E se questo non vi basta, fu il mio ardor giovanile insofferente d'una vita senz'aria e senza luce; fu l'anima mia anelante di riparare all'avversit del destino che mi fece nascere col marchio dell'onta di mia madre e dell'infamia di mio padre sulla fronte.
Lo so, io sono per voi e per i vostri soldati un brigante di cui bisogna depurare la societ offesa; pure, ho sempre combattuto a viso aperto, petto contro petto, cuore contro cuore, non meno lealmente e forse non meno valorosamente di coloro che il vostro Bonaparte ha fatto principi e baroni. Ed ora che v'ho detto ci, signor Commissario, ordinate che mi si fucili.
Figlio, figlio mio! grid il vecchio che aveva gli occhi gonfi di lagrime e gittandosi al collo del giovane.
Il quale era retrocesso come istupidito.
Che dite, signore, che dite? balbettava, non sapendo se dovesse sottrarsi ai baci, alle carezze di quel suo giudice che gli parve percosso da subita follia.
Dico gridava il duca tra i singhiozzi dico che tu sei mio figlio, che nelle tue vene scorre il mio sangue, che la tua anima  parte della mia. Dico che negli occhi tuoi ritrovo la luce degli occhi di quell'angelo che fu tua madre. Tu non la vedi, ma ben la veggo io su noi che ci sorride beata perch essa, essa ci ha ricondotto l'uno all'altro.
Oh s, s, Dio, tu esisti, nella Provvidenza, nella Bont, nella Misericordia infinita.
Calmatevi, via diceva il giovane, sempre pi persuaso che il vecchio avesse dato di volta. Forse una fortuita rassomiglianza con un vostro figliuolo vi fa dire parole assai strane. Io, ahim, non sono che il capitan Riccardo.... potrei anche dire il colonnello Riccardo, capo di una delle bande che difesero il castello.... e mia madre... oh, mia madre avrebbe male scelto il momento di uscir dal sepolcro, se essa non  ancor viva, per sorridere al figliuolo che dovr essere fucilato fra poco!
Il vecchio lo teneva ancora stretto fra le braccia mentre Riccardo parlava tentando con dolce violenza di liberarsene.
Come, come dubitarne? diceva il duca di Fagnano trasfigurato dalla gioia. Tanta nobilt di sentimenti, tanta fierezza di linguaggio, anco se nel tuo viso non riscontrassi i lineamenti della mia povera morta, ti direbbero mio figlio, ti direbbero figlio di lei. Tu mi credi folle, non  vero? Tu non puoi darti conto del mio linguaggio! Lo comprendo. Ma vedi, vedi le mie lagrime, guardami negli occhi....  tuo padre, intendi? che ti parla cos. Non io ti abbandonai, non lei povera creatura, ti abbandon. Non mi credi tu, non mi credi? Ebbene, dimandane a Carmine, dimandane a un certo Pietro il Toro che devi ben conoscere. Tu sei mio figlio, mio figlio, capisci?
Riccardo infine comprese che quell'uomo, quel suo giudice volgeva proprio a lui le parole; lo guard per un pezzo in silenzio, contenendosi quantunque sentisse il cervello in tumulto.
Voi mio padre, voi? disse infine Ma chi siete voi, o signore, chi siete?
Non te l'han dettoNon ti han detto che io sono il duca di Fagnano, il vero duca di Fagnano?
Colui che fugg in Francia, colui che si disse morto?
S, s, e che ora  tornato,  tornato, riconosciuto nei suoi dritti dal nuovo governo, investito del potere supremo.....
Il giovane rimaneva ancora incerto e perplesso. Era cos strano quel che gli accadeva! Si guardava intorno come smemorato. Ricordava le parole che gli aveva rivolte il vecchio Carmine nell'anticamera, le quali gli confermavano la verit di quel che aveva inteso. Pure si credeva in preda ad un sogno, quantunque i suoi sensi testimoniassero della realt. Cerc di riordinare le idee: si sciolse dolcemente dalle braccia che lo tenevano avvinto, e con uno sforzo supremo di volont giunse a calmarsi, a riacquistar la padronanza di s stesso.
Perdonatemi disse al duca che lo contemplava con un ineffabile sorriso di beatitudine, mentre calde lacrime continuavano a scorrergli dagli occhi. Capite che.... non ero preparato a tale rivelazione. Se io sono vostro figlio, come dite, occorre che sappia.... che mi sia svelato il mistero. Finora ho pensato a mia madre.... a mio padre, con rammarico, se non con avversione. Non vi nascondo che mi struggevo dalla vergogna e che ogni donna, ogni uomo del mio paesello, del quale per l'et avrei potuto esser figlio, mi metteva nel cuore uno sgomento. Sono essi forse che mi abbandonarono, pensavo: sono essi che mi negarono il loro nome, che per preservarsi dall'onta o per sottrarsi ai fastidii della paternit, mi gittarono come un cane in un bosco, sperando che i lupi e le volpi mi divorassero. Capirete dunque signor..... signor duca, che mi occorre un po' di tempo perch mi abitui al pensiero che ho anche io un padre, che ebbi anche io una madre, che ho anche io un nome, io il trovatello, io il miserabile, io il bandito che fra poche ore avr il petto forato dalle palle francesi!
Figlio mio, figlio mio! gemeva il vecchio, al quale le parole di Riccardo producevano un ineffabile dolore.
Sedete, signor duca disse il giovane con voce calma e severa e narratemi la vostra storia, se ci  una storia da narrarmi.
Parve che le parti fossero invertite. Il giudice freddo, inesorabile era il giovine che sedette sulla seggiola lasciata vuota dal duca.
Figlio mio, figlio mio, tu mi hai maledetto fin da quando incominciasti a crederti figlio della colpa; tu forse hai maledetto tua madre che fu la creatura pi nobile come  ora l'angiolo pi puro del cielo; eppure Dio sa, Dio sa se a te che io credevo morto in sul nascere, volava in ogni istante il mio pensiero, a te che accomunavo con quella povera santa che mor nel metterti al mondo. Ascoltami dunque, ascoltami e poi....
Ma signor duca, prima di narrarmi la vostra storia ditemi se siete ben sicuro, ben sicuro intendete? che io sia... vostro figlio. Quali sono le prove che, se han convinto voi, dovranno convincere anche me? La parola del vecchio Carmine non basta: egli indotto dal suo amore per me, sapendomi prigioniero e sapendovi arbitro della mia vita e della mia morte, avr potuto escogitare una tale menzogna per salvarmi.....
No, no, cuor generoso, no, anima fiera e leale, il vecchio Carmine non ha mentito. Se non mel dicesse la tua meravigliosa somiglianza con tua madre, me lo dice la lettera di lei in cui dopo tanti anni trovo tutta l'anima sua. Non hai tu una medaglietta che ella nel separarsi da te ti mise al collo: Questa, s, questa! grid il vecchio vedendo che Riccardo traeva dal petto la medaglia questa che era un amuleto di mia nonna. Non hai tu sul braccio sinistro una voglia di fragola?
 vero  vero! mormor Riccardo nel cui cervello turbinavano i pensieri.
Non dubito punto io, non ho dubitato punto al primo vederti continu il duca vieppi esaltandosi. E il cuore, il mio cuore di padre non conta per nulla? Comprendo che il tuo, sdegnoso per tanti anni di coloro che ti misero al mondo per abbandonarti, non pu cos di un tratto accoglierne l'amore, ma il mio ha dato un balzo nel sentirti mio figlio. Mio figlio! Lascia che m'inebbri di questa parola, lascia che la ripeta nella esultanza cos come l'ho ripetuta per tanti anni nel dolore!
Riccardo ascoltava, ma come chi fluttui in un'onda di pensieri e di sentimenti. Pi volte innanzi a quel vecchio cos ebbro di gioia, che lo contemplava con tanta profonda tenerezza, aveva inteso salirgli dalle viscere sulle labbra la parola padre pur essendo del tutto nuova per lui; e non rispondendo ancora alla sua convinzione non aveva osato proferirla. Ma le ultime parole di quel vecchio giunsero a commuoverlo; comprese che aveva bisogno di sentirsi dir padre, che, se anche ei s'ingannava, per piet almeno avrebbe dovuto concedergli una tale gioia, e facendo uno sforzo:
Padre mio gli disse padre mio...
Ma non pot continuare; il vecchio l'aveva preso di nuovo fra le braccia e l'andava baciando bagnandogli il volto di lagrime.
In questo fu picchiato leggermente alla porta.
Padre e figlio trasalirono. Il duca si drizz. Il giovane anch'esso si era alzato e mentre il duca si avvicinava alla porta per aprirla, si era fatto nel mezzo della stanza, assumendo il contegno umile di chi si trovi in presenza del suo giudice.
Che volete? disse il duca all'usciere che si vide dinnanzi nell'aprire la porta.
Eccellenza, il Consiglio  raccolto da un pezzo... Se Vostra Eccellenza non ha finito d'interrogare il prigioniero...
No rispose il duca impallidendo. Dite al Consiglio che mi occorre ancora un prosieguo d'istruzione; si sciolga quindi. Lo convocher a suo tempo.
E rinchiuse la porta.
Padre e figlio si guardarono entrambi muti e pensosi.
Il giovane fu il primo a rompere il silenzio.
Fate il vostro dovere, padre mio disse con voce tranquilla. Ero da gran tempo preparato alla sorte che mi aspetta. Sono un vinto, e poich in questa guerra il vinto  gi un condannato, son pronto a subire la morte che ho meritata.
Morire tu, morire tu grid il duca nel momento in cui ti ritrovo, nel momento in cui tanta luce sfolgora nell'anima mia? No, no, tu non morrai: otterr la tua grazia dal Luogotenente generale, dall'Imperatore se occorre. Lo so, tu non sei colpevole che di aver usato le armi contro coloro che credevi nemici del tuo paese; nessun altro delitto macchia la tua coscienza. Hai combattuto come un soldato, non come un masnadiere. L'Imperatore ama i valorosi, e tu sei un valoroso...
Egli ascoltava con le braccia conserte ed un sorriso di dolore sulle labbra.
Dimenticate disse infine il decreto del Luogotenente che non fa eccezione alcuna...
Che importa a me, che importa? I Bonaparte mi debbono pur qualcosa. Senza di me e dei miei amici la Convenzione avrebbe condannato a morte colui che  oggi l'Imperatore dei francesi. Vita per vita dunque. Egli sa che ancor noi possiamo qualcosa, che gli antichi spiriti repubblicani non sono del tutto spenti. Ti mander a lui: egli far di te un colonnello, per farne poi un generale, un maresciallo di Francia. Ha buoni occhi, non dubitare. Un duca di Fagnano maresciallo dell'Impero vale quanto un umile borghesuccio di Ajaccio sovrano d'Europa. Ma non si parli pi di questo: abbiamo tante tante altre cose da dirci! Non tornerai pi nella tua prigione. Ti prender sotto la mia garanzia. Sai tu che io posso quel che voglio e che delle azioni mie non debbo dar conto che all'Imperatore?
Il vecchio sfavillava di gioia nel dir ci: s era avvicinato al prigioniero e lo veniva carezzando con mano febbrile, sollevandone i capelli per ammirarne l'ampia fronte, brancolando, per cos dire, pel volto, pel petto, come se non gli bastasse la vista, l'udito, come se volesse rendersi saturo del figlio suo.
Questi per restava muto e pensoso, quasi la tenerezza in lui fosse combattuta da un pensiero funesto.
Otterr un decreto disse il duca col quale sarai riconosciuto per mio legittimo figlio, erede del mio nome e de' miei beni.
Il giovane trasal e scuotendo il capo rispose:
No, padre mio, no...  troppo tardi!
Che intendi dire, che intendi dire? grid il duca sconvolto da tali parole.
Intendo dire, padre mio, che ad ognuno il destino traccia la sua vita: la mia  gi segnata e bisogna che la percorra per intero. Da quel che ho compreso, fu il fratel vostro che usurp i vostri beni e il vostro titolo... Egli ha una figliuola, pia, bella, soave come un angelo. Io non voglio che ella sia colpita, ella innocente e che ignora forse le colpe di suo padre. Eppoi, ci  un'altra ragione: io ho promesso, intendete? ho dato la mia parola d'onore di raggiungere in Sicilia la mia Regina. Se voi dunque come Commissario civile investito di pieni poteri, mi farete grazia della vita, io vi lascer per andare dove il dovere mi chiama.
Tu deliri, tu deliri, o io non ho compreso bene proruppe il duca. Andresti in Sicilia a raggiungere la tua Regina? Ma sai tu chi sia la donna alla quale, come dici, ti lega un giuramento? Sai tu che lei, lei soltanto  la causa di tanta strage e di tanta rovina? Sai tu che ha fatto versare torrenti di sangue, che si  macchiata dei pi orrendi delitti, che il suo nome  esecrato e maledetto da tutta Europa? Sai tu che la ferocia di quella donna infernale non ha risparmiato n la grazia e la fralezza femminile facendo condannare al capo Luigia Sanfelice, n l'ingegno e la dottrina facendo decapitare Cirillo e Mario Pagano; sai che lasci morire sul patibolo un fanciullo Emanuele de Deo; che in Rossi, Conforti, Ciaia, Vincenzo Russo, Scoti, Logoteta, uccise la poesia, la storia, la politica; che disonor per mezzo della sua turpe amica Emma Lyonna, lord Nelson, costringendolo a tradire i patti della capitolazione e ad impiccare Francesco Caracciolo? E a una tal femmina, a un tal mostro hai tu dato la tua parola d'onore, tu duca di Fagnano, tu che anche reputandoti un povero trovatello hai combattuto come un cavaliere?
Ho giurato, padre mio! rispose Riccardo con voce calma e fredda.
Hai giurato, dunque, di divenire l'istrumento delle infamie di quella infernale creatura, di lasciarti travolgere nell'abisso de' suoi delitti, tu, il cui animo generoso si ribellava al pensiero di arrecar danno alla figlia di colui che la natura mi diede per fratello e che fu il mio Giuda! No, no, non sar mai! Non ti ho ritrovato per darti a quella femmina nefanda: non ti ho ritrovato per saperti l'istrumento di una sozza creatura! Meglio, meglio se ti sapessi con le armi in pugno contro di me, tuo padre, che imbragato negli intrighi di lei a danno di un povero popolo per lunghi anni corrotto da' suoi vizi, smunto dalla sua ingordigia, svenato dai suoi carnefici.
Ho giurato! ripet il giovane, scuro in viso, con accento d'inflessibile risoluzione.
Ebbene s, hai giurato... Voglio ammettere che per un cieco sentimento d'onore ti senta legato dal tuo giuramento. Ma chi eri tu quando giurasti? Un povero soldato di ventura, senza nome, misero, oscuro, perseguitato dalla legge, colpevole di un delitto di Stato che si espia con la morte. Ora tu sei figlio del duca di Fagnano, erede del suo nome, destinato a far rigermogliare l'albero di una delle pi antiche e nobili famiglie del Regno. Pu il duca di Fagnano tener conto del giuramento prestato dal capitano Riccardo, condottiero d'una banda di ribelli? 
Parve al vecchio che un tale argomento fosse inconfutabile; il volto era tornato a sfavillargli di gioia, e accostatosi al giovane, con paterna bonomia tra l'imbronciato e il carezzevole gli mise la mano sul capo.
Il giovane si sottrasse a quella carezza continuando nel contegno severo e triste.
Ho inteso dire rispose poi con un amaro sorriso che voi altri repubblicani perseguitate a morte certi frati che si dicono gesuiti, che fanno professione d'ipocrisia, e che fanno delle restrizioni mentali e degli arzigogoli curialeschi un istrumento della loro politica. Io nell'ascoltarvi test mi domandavo se era un gesuita che voleva far di me un fedifrago, di me vissuto finora all'aperto sui monti con la carabina in pugno e il coltello al fianco, pronto a mostrare il petto al nemico e col petto il cuore franco e leale. Se son da un'ora duca di Fagnano, sono da trent'anni l'uomo che deve tutto a s stesso, e pel quale il suo onore, la sua fede valgono ben pi di una duchea.
 vero,  vero! mormor il duca colpito al cuore da quelle parole. Ma fu la fatalit che fece di te un abbandonato e che ti travolse nel turbine di questa orribile guerra.
Poi, comprendendo che il suo linguaggio era stato troppo aspro, e che lui infine non poteva avere sull'animo di quel giovane, che poco innanzi vedeva in esso il suo giudice, autorit di padre; che anzi parlandogli in nome del suo grado e della sua nascita vieppi ne acuiva il rancore, riprese:
Perdonami, perdonami se parlai a te di cose che non puoi comprendere; perdonami se volli infrangere le tue illusioni. Non sai che in quest'ora l'anima mia  corsa a ritroso di trent'anni, e il mio amore per te  divampato come se per trent'anni lo avessi portato nel cuore! Rinuncia al tuo progetto: ho troppo, troppo sofferto: fui troppo troppo solo dal giorno in cui lasciai questi luoghi. Quella donna... no no, non la oltragger pi oltre per non ridestare il tuo corruccio... quella donna, quella regina, trover altri servi, altri devoti. I cuori dei potenti dimenticano, e gi ti avr dimenticato.  tuo padre che ti supplica,  tua madre... tua madre intendi? che sa quanto io ho sofferto, che ti prega con me. Rinuncia al tuo progetto. Cosa farei io qui solo, solo, mentre da un'ora mi vo' immergendo nel dolce sogno di vederti in alto, in alto col nome, col grado, col lustro che ti spettano?
Anche gli occhi del giovane eran velati di lagrime, pure si teneva immobile, e, come chiaro appariva, incrollabile nella sua risoluzione.
Padre mio disse infine il destino ha tracciato a ciascuno di noi la sua via. Troppo tardi ci ha ricongiunti e ci ha ricongiunti per infierire vieppi su voi, per infierire vieppi su me.  inutile ostinarci a mutarlo. Voi... s, lasciate che vel dica... voi non riconoscereste in me vostro figlio se io, lusingato da un avvenire di onori, di grandezza, mi lasciassi indurre a spergiurare. Il vostro, io lo comprendo,  stato un bel sogno, ma fa duopo rinunciarvi: cos vuole il mio ed il vostro destino.
Ebbene grid il duca esasperato, nascondendo con la collera il suo dolore nel dover riconoscere che ben giusta e movente da un alto principio di dignit era la inflessibile risoluzione del figliuolo ebbene, io ti impedir di compiere il tuo disegno. Sono io qui il giudice supremo: ti far ricondurre in carcere, duplicher, triplicher le guardie, e finch non ti piegherai al mio volere ti terr prigioniero come il pi vile dei malfattori.
Fate, signor duca rispose freddamente Riccardo inchinandosi dinanzi al suo giudice.
Il duca di Fagnano si diresse verso la porta: ivi giunto sost e con le labbra tremanti, con gli occhi supplichevoli si rivolse al figliuolo. Il giovane non pareva punto esitante o commosso. Con le braccia conserte, il contegno severo e tranquillo aspettava.
Il duca comprese che sarebbe stato inutile lo insistere. Con un impeto di sdegno apr la porta e grid:
Il sergente di guardia!
Il vecchio sergente si fece innanzi e si piant, e dietro a lui si tenevano immobili alcuni soldati armati di fucili.
Riconducete il prigioniero nel suo carcere ordin il duca con voce d'ira e d'angoscia.
Riccardo fece un passo innanzi, ma retrocedette allorch vide che il sergente si apprestava a mettergli i ferri.
Il capitano, mio camerata disse il sergente mi ha inflitto dieci giorni di carcere duro per aver trasgredito alla consegna. Bisogna dunque rassegnarsi... Posso solo permettere di non stringere troppo forte...
Il duca, pallido, sconvolto, si era appoggiato alla parete e pareva stesse per venir meno. Quando vide che Riccardo, dissimulando il suo turbamento porgeva i polsi ai ferri grid:
Dite al vostro capitano che ho ordinato io che il prigioniero fosse ricondotto libero e sciolto alla sua carcere.
Il sergente guard il duca come intontito.
Quando l'ordina lei disse poi posso anche chiedere che mi sia tolta la punizione che avevo meritato.
E voltosi al giovane:
Andiamo dunque... e vi giuro che la promessa sar mantenuta. Sceglier io dodici buoni tiratori...
Il giovane mosse fra i soldati per andar via; in questo gli occhi del padre e del figlio s'incontrarono, ma il giovane si contenne e pass oltre.
Quando il vecchio duca fu solo, cadde di peso su una sedia e nascondendosi la testa fra le mani:
Dio mio, Dio mio, gemette non ti erano bastati tanti anni di esilio, di solitudine, di dolore; non ti era bastata
tutta una vita di straz e di tormenti!...
...
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CAPITOLO 4.
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...
Oramai si sapeva da tutti che il sergente de Chantal era innamorato cotto della bella ragazza che da quattro giorni alloggiava nella tavernola di Cicco. Lo si vedeva dritto, impalato nel mezzo della via mentre ella si teneva sull'uscio con fare sbadato; non pertanto non lasciava desiderare le occhiate al giovanotto, che la sera, quando non era di servizio, passava le ore di libert concessegli dal regolamento militare, seduto nella cantina presso alla bellissima gimiglianese.
Quella mattina se ne stava addossato al muricciuolo di un orto che si estendeva dietro la bettola di massaro Cicco, e con gli occhi in alto aspettava che comparisse alla finestretta il florido e roseo volto della giovane donna. La quale infatti apparve, si guard intorno, e poi fece un cenno al sergente che sussult di gioia. Ella intanto si era ritratta; poco dopo una porticina sottostante alla finestretta si aperse e la giovane contadina sporse il capo invitando con un cenno il sergente ad andare a lei.
Non fate rumore, non fate rumore gli disse sottovoce il nonno veglia. Se ci sorprendesse, sarebbe per voi e per me un grosso guaio.
Il sergente era entrato ed aveva cinto di un braccio la vita della ragazza che lasciava fare con un sorrisetto sornione tra labbro e labbro.
Sapete che dobbiamo andar via! disse poi con un sospiro. Il fondachiere ci ha detto stamane che ha avuto ordine di sfrattarci. Voi non avete potuto trovarci un ricovero,  vero? non avete potuto?
Ma s, ma s rispose il sergente un bugigattolo attiguo al corpo di guardia che ha due porte; l'una si apre nella campagna, l'altra nella saletta che precede la prigione.
Perch non me lo avete detto prima? fece lei con ciera imbronciata.
Perch solo adesso ho potuto intendermela con un antico servo del castello che mi ha dato le chiavi dell'una e dell'altra... e se l' fatto ben pagare; ma ora eccole, eccole, e non per uno ma per pi giorni potrete star tranquilli e sicuri.
E in cos dire mostrava con gioia fanciullesca due chiavi legate insieme.
Ella gliele strapp di mano con subito atto e le veniva girando e rigirando.
Questa qui disse lui mostrandone una apre La porticina che d sullo spiazzo dietro il castello; quest'altra la porta che d nell'antisala della prigione.
L'aveva stretta alla vita e accostava sempre pi il viso infiammato al viso di lei, mormorando:
Questa notte, quando tuo nonno sar in preda al sonno, lascer aperta la porticina che d nel corpo di guardia... Io sar l solo, ch avr cura d'ubbriacare i compagni, i quali andranno a dormire sull'intavolato della camera attigua. Hai compreso? 
Gi le sue labbra sfioravano quelle di lei che con un urto poderoso si liber dal giovane, e guardandolo con occhi infiammati d'ira:
Sai ch'io son buona a tirarti il collo come si fa ad un pollastrogli grid.
Il sergentino, sbalordito, rimase senza parola ch non sapeva spiegarsi i subiti mutamenti di quella ragazza, il cui sguardo talvolta lo spaventava. Torn ad accostarsi umile e dimesso, dicendo con voce piagnucolosa:
Ma... io credevo... m'era parso... Perch dunque con tanti stenti mi son procurato le chiavi? Vorrai essere cos cattiva anche questa notte, quando saremo soli, quando tutti dormiranno, tanto che neanche il cannone li sveglierebbe?
Ella si era rabbonita; anzi, esagerando il pentimento con le leziosaggini, lanci un'occhiata al giovane; poi, sorridendo maliziosamente, gli domand:
Ma il prigioniero... perch, se ho ben compreso, il prigioniero  chiuso nella camera attigua..., non sentir egli le... le nostre parole?
Dormir anche lui... eppoi, avr ben altro pel capo. Doveva esser fucilato stamane, ma non so perch, il Consiglio che si era riunito, si sciolse, e il prigioniero fu ricondotto in carcere.
Fucilato! esclam lei. E i suoi compagni che, ho inteso dire, s'aggirano per questi luoghi, lo avrebbero lasciato fucilare standosene con le mani in mano? Quanti, quanti di voi sarebbero stati scannati prima che a quello l fosse torto un capello!
Come parli! disse il sergente sorpreso e guardando fissamente la giovane donna. Si direbbe che...
Si direbbe che io infine son dello stesso sangue di coloro che voi perseguitate... Si direbbe che se io avessi una carabina ed un pugnale, dieci di voialtri...
Ma non furono coloro che noi perseguitiamo, che ti costrinsero a fuggire dal tuo paese?
 vero,  vero... furono essi, proprio essi! fece lei mutando tono di voce e mordendosi le labbra. Ma sai, ho lo spirito un po' bizzarro, e poi devi pur comprendere che stanotte, mentre noi due ce la discorreremo, il pensiero che vicino a noi ci  un povero prigioniero... Ma non pensare a quel che ti ho detto... Ho lo spirito un po' bizzarro, ripeto...
Io penso che ti voglio bene mormoro lui tornando ad avvicinarsele e ridivenendo carezzoso e supplichevole penso che non ho mai amato una donna cos! E non sarai cattiva con me stanotte, non sarai cattiva? Comprendi a qual rischio mi espongo per te, lo comprendi? Sarei degradato, sarei fucilato, lo comprendi tu? se si venisse a sapere...
E le chiavi della prigione chi le custodisce? domand lei sbadatamente.
Le custodisce il sergente di guardia rispose il giovane che aveva preso una mano della donna e l'andava attirando a s, mentre ella lasciava fare onde non prestasse attenzione alle sue domande. Comprendi perci quale sia la responsabilit del capo posto.
Ci  da... temere che il prigioniero possa fuggire? disse lei, mentre il sergente le poggiava il capo sul seno con gli occhi accesi dal desiderio.
Il sergente a queste parole, pure a mezzo della sua ebbrezza sussult.
Non sarebbe possibile disse con accento sicuro guardando in viso la donna, quasi gli fosse balenato un sospetto. Ma vedendola tranquilla e serena torn carezzoso a stringersela addosso, quantunque lei a stento si contenesse.
Al certo non ne poteva pi perch di un tratto gli disse:
Va via, va via. Mi  parso di sentire che il nonno si  svegliato.
Dunque stasera, due ore dopo l'imbrunire ti troverai sullo spiazzo dietro il castello. Convincerai tuo nonno che quello che vi offro  un asilo sicuro.
Sta bene rispose lei.
E... non mi dai un bacio, uno solo, in acconto?
Il viso che gli rivolse aveva un'espressione d'ira e di sprezzo. Poi si spian.
Non do acconti io... o tutto, o nulla! rispose acremente.
Dunque a stasera?
A stasera.
Il giovinotto era punto dal desiderio di stringersela fra le braccia; per si contenne: la guard e facendo uno sforzo and via correndo.
Me la pagherai! mormor lei seguendolo con lo sguardo e con accento di minaccia. Me la pagherai stanotte, imbecille!
Quando risal trov colui che ella chiamava nonno accosciato
presso l'uscio.
Insomma le disse  conchiuso l'affare? Massaro Cicco non pu tenerci pi qui, me lo ha detto chiaramente.
 conchiuso... per stanotte.
Che il santissimo santo diavolo sia ringraziato! Se stasera non riusciremo so bene quel che far domani, perch or ora ho appurato una notizia che se te la dicessi ti verrebbero le convulsioni per lo stupore.
In cos dire si era alzato, gettando sulle spalle la pesantissima bisaccia.
Le convulsioni a me? rispose lei.
A te s, come a me se non sapessi tutta la storia, se non ne fossi stato testimone! Entriamo, entriamo che ti dir tutto e mi consiglierai sul da farsi.
Ella impensierita lo segu nel bugigattolo, del quale Pietro il Toro, ch era lui, chiuse la porta.
Tu finora disse Pietro il Toro quando ella sedette sul lettuccio con gli occhi intenti a lui tu finora hai creduto che capitan Riccardo fosse un bel giovane s, un valoroso capobanda, ma nato come tutti noi da povera gente. Ebbene, sai tu quali siano il nome, il titolo, lo stato di colui che chiamiamo capitan Riccardo?
Dimmelo dunque, dimmelo! proruppe lei.
Capitan Riccardo  un gran signore, capitan Riccardo ha il diritto di stare col cappello in testa innanzi al Re, capitan Riccardo infine  il figlio legittimo unico e solo del duca di Fagnano, del vero duca di Fagnano, di colui che chiamano Commissario civile e che  venuto qui per fucilar tutti noi.
Che importa a me rispose lei dopo un istante di silenzio. Capitan Riccardo per me... non  che capitan Riccardo.
Te l'ho detto continu Pietro perch io mi trovo ora in un grande imbroglio, ed ho bisogno del tuo avviso. Voialtre donne...
Io non sono una donna! disse lei con voce cupa.
Non sei una donna? Ma se sai far tanto bene la civetta! Dunque voialtre donne siete assai pi furbe del diavolo. Devi sapere che sta a me, capisci? sta a me il far di lui un duca, il far di lui un gran signore qual'.
Non t'intendo.
Perch l'atto matrimoniale, come dicono gli avvocati, tra il duca di Fagnano, quello che ora, dopo trent'anni,  tornato, e la baronessa che mor nel mettere al mondo il nostro Riccardo l'ho io qui, in questa bisaccia, e per trent'anni l'ho portato sempre addosso, sempre.
E non dicesti mai nulla a capitan Riccardo?
Ho temuto per lui: impetuoso com', avrebbe proclamato il suo diritto impegnando una lotta contro l'usurpatore dei beni e dei titoli che a lui spettavano. Attendevo che si facesse uno stato, che acquistasse amici e aderenti per fornirgli il documento che comprovava il suo diritto.
E tu chiese lei che era divenuta pensosa come avesti un tal documento?
Come l'ebbi) Le vedi queste due dita? Con queste due dita strinsi cos il collo a quel parroco porco che aveva fatto sparire l'atto del matrimonio tra il duca e la baronessa, celebrato di nascosto e a cui testimoniammo io e Carmine, un mio vecchio amico, che il parroco, pur avendolo negato al padre di quella povera signora, al quale anzi disse che non aveva celebrato matrimonio alcuno non pot fare altrettanto con me... Gli strinsi dunque cos il collo che quando ebbe un palmo di lingua di fuori trasse dalla tasca una carta tutta gualcita e me la porse. Era appunto l'atto matrimoniale.
E lo tenesti occulto per trent'anni!
Non ne parlavo neanche a me stesso, tanto temevo per la vita di Riccardo se un tal segreto si fosse propalato. Pure... avevo fatto un disegno... Ora posso dirlo: e poi so che vuol bene a capitan Riccardo quasi quanto gliene voglio io. Non ti sei offerta spontaneamente per tentar di farlo evadere?
Dimmi dunque il tuo disegno.
Sappi che capitan Riccardo ama una donna.
La Regina! esclam lei mordendosi le labbra.
Pietro il Toro alz le spalle.
Ma che, ma che! La Regina forse... sai che le regine hanno il diritto di comandare... la Regina forse gli ha comandato di... volerle bene e lui ha ubbidito. Si tratta di ben altro, di un amore che porta nell'anima fin da quando era fanciullo.
Ah! fece Vittoria impallidendo. E... e come si chiama la donna che egli ama?
Sai tu le canzoni che si cantano sulle nostre montagne, le canzoni d'amore che descrivono le bellezze della donna amata? Ebbene, per quella l bisognerebbe fare una canzone nuova. Quale  la pi splendida stella? Ma la pi splendida stella  un focherello di paglia al confronto.
Come si chiama? ripet lei con voce soffocata.
Chi mai, chi mai avrebbe ardito di sollevar fino a lei lo sguardo? Un re di corona si sarebbe tenuto ben superbo se lei lo avesse degnato di un sorriso. Quando l'incontravo mi veniva la voglia d'inginocchiarmi e il cuore mi si gonfiava di tenerezza, e s che ci ho un cuoio io per cuore.
Dimmi come si chiama: te l'ho chiesto tre volte... Come si chiama?
Pietro il Toro prosegu senza badarle:
Quando si dice la voce del sangue! Eppure, quel che forse non avrebbe osato un re di corona l'os lui; il povero trovatello os volgere i suoi occhi in alto, in alto ove era lei, fredda e bianca, come le cime del Montenero.  vero che non ne parla mai, ma egli ama sua cugina come nessuna donna fu mai amata!
Sua cugina! esclam Vittoria.
Gi, la figlia del fratello di suo padre, di colui che ne aveva usurpato i beni e i titoli. Ora io sai che avevo risoluto? Di presentarlo al duca, e dirgli, mostrandogli l'atto matrimoniale e le altre prove che attestano essere Riccardo il figlio legittimo di lui e che era fuggito in Francia: Maritiamo questi ragazzi e non se ne parli pi!
E perch non lo hai fatto?
Perch Carmine non l'ha voluto. Carmine  l'altro testimone delle nozze. Ebbe paura per Riccardo.
Tacquero entrambi per un pezzo. Ella era cogitabonda, cupa in volto, visibilmente affissata in un pensiero.
Ruppe infine il silenzio e disse con voce sorda:
Se dunque non riusciremo a farlo evadere che penserai di fare?
Presentarmi al padre per dirgli che colui che dovr esser fucilato  suo figlio. La notizia del ritorno del duca di Fagnano, e che il duca di Fagnano e il Commissario civile sono una sola persona l'ho saputa solo un momento fa. Immagina come rimasi! Ci volle del bello e del buono per capacitarmi che non era una favola.
E credi tu che una tale rivelazione potrebbe impedire che il nostro... il nostro amico fosse fucilato?
Diavolo, un padre non condannerebbe un figlio, ritrovato dopo trent'anni.
E la legged? isse lei. Credi tu che la legge assolva un colpevole sol perch figlio del giudice: Tutti coloro che saran presi con le armi in mano saranno fucilati dice la carta che fu affissa sulla porta della chiesa. Che potr dunque fare suo padre?
Dice proprio cos quella carta?
Proprio cos.
Diavolo! esclam Pietro il Toro grattandosi la grossa testa. Insomma tu che mi consigli di fare?
Tentar di farlo evadere ad ogni costo, come si era stabilito.
Io penso una cosa disse Pietro. Avrebbero dovuto fucilarlo oggi... Si era gi riunito il Consiglio di guerra... I nostri amici eran gi raccolti per tentare un colpo di mano. Perch lo hanno ricondotto in prigione? Che il padre abbia saputo... che Carmine abbia parlato?
Non l'avrebbero ricondotto in prigione rispose lei. O l'avrebbero liberato, o...
Hai ragione, sono una bestia. Dunque tu dici che bisogna star fermi nel primo proposito?
Io questo dico. Tutto ci va a seconda. Hai procurato l'abito da monaco?
Massaro Cicco me l'ha dato or ora: l'ho nella bisaccia con le armi.
Le armi per noi, ma per lui?
 vero. Bisogna che massaro Cicco ne procuri delle altre.
Vai a dirglielo, vai. Ora lo troverai solo. Sai che non vuole gli si parli quando ci  gente nella taverna...
Vado disse Pietro avviandosi verso la porta.
Lascia qui cotesta bisaccia.  un'imprudenza farti vedere con essa sempre addosso. Si potrebbe sospettare che tu vi nasconda chi sa che cosa.
 vero. Pure vi sono tante cosucce mie dalle quali non mi sono mai distaccato.
Che temi tu, che temi? esclam lei stornando gli occhi da quelli di Pietro, quasi temesse ch'egli le leggesse nell'anima.
Nulla temo. A prescindere che ti so leale, che ne faresti tu delle cosucce mie?
Ecco: che ne farei?
Con gli altri non l'avrei tanta fiducia. Sperando di trovarvi del denaro, non mancherebbero di frugarvi dentro.
Vai dunque che  tardi.
Egli depose la bisaccia ed usc richiudendo dietro di s la porta.
Vittoria non si mosse dal lettuccio su cui sedeva. La rivelazione della nascita e del vero nome di Riccardo non l'aveva sorpresa. Nata anch'essa da famiglia cospicua non subiva il fascino dei titoli e della nobilt, e pi volte aveva pensato che al certo figlio di signori esser doveva quel giovane di modi e di aspetto cos diversi dagli altri capibanda. Ma il sapere che egli covava nell'anima un amore che era un'idealit pi che una passione di quelle le quali torturano le carni e sconvolgono il cervello, le aveva prodotto nel cuore una ferita che le dava un dolore non mai provato. Quantunque non avesse mai amato e non fosse stata amata mai cos come sentiva confusamente che Riccardo amava la figlia del duca, appunto per questo pi viva era la sua angoscia. La passione che in essa era divampata per Riccardo fin dal primo giorno che in lui si era incontrata, si era andata a poco a poco epurando fino a divenire un sentimento profondo di devozione pel quale ella volentieri avrebbe dato la vita; ma le viscere le ardevano pur sempre di desiderio, ma le notti insonni eran pur sempre agitate da torride voglie. Pure sapendo i rapporti di lui con la Regina era giunta a non esserne gelosa, convinta che Riccardo non l'amasse d'amore, e che il fascino della regalit imperava unicamente su lui. Onde non aveva disperato di avvincerlo a s quando con ferrea costanza gli avesse dato prova dell'amor suo, che aveva rivelato un altro essere in lei.
Un altro essere che non aveva nulla della guerrigliera feroce. La passione fin allora per lei era stata impeto prepotente del sangue, fremito convulso delle viscere, un furore come quello che nella mischia la rendeva implacabile: la gelosia era stata superbia offesa. Dell'amore non aveva mai inteso le malinconie, gli sconforti, le vaghe aspirazioni; era stata una febbre della carne, alla quale rimanevano estranei cos lo spirito come il cuore. N aveva mai creduto che si potesse amare altrimenti, che si potesse amare con umilt, con abnegazione, aspirando con tutta se stessa a divenire la schiava dell'uomo. Fin da quando era fuggita da casa sua, dopo consumata l'orrenda tragedia, aveva imperato financo sull'amante col coraggio, con l'audacia, ed era stata anche nelle carezze feroce e prepotente. Ella non sapeva gli abbandoni come non sapeva gli struggimenti dei desideri insoddisfatti. Era stata un uomo nell'amore come era stata un uomo in quella terribile lotta in cui uccideva sicura che presto o tardi sarebbe stata uccisa.
Lo sguardo di Riccardo aveva fatto nascere in lei quell'essere nuovo, la donna, da prima senza che ella il sentisse, poi man mano si era andato formando, ed ora ella incominciava ad averne coscienza. L'aver vissuto lontano da quel giovane aveva favorito in lei la nascita di un tale essere che per nulla toglieva all'altro di forza, di risoluzione, di ardimento. Al pensiero di lui si sentiva in preda ad una fralezza s spirituale che fisica; ella, cos gelosa dell'assoluto potere che aveva conquistato sui suoi, cos aborrente da ogni dominio, vagheggiava come una volutt ineffabile il pensiero di darsi a lui in piena bala. Non gi che le due personalit non lottassero in lei, ma ci che vi era in essa di ferocia, di prepotenza, di volont inflessibile era vinto dai nuovi sentimenti che quell'amore aveva fatto sorgere.
E perci la rivelazione di Pietro il Toro le aveva messo l'inferno nell'anima. Ella era sicura di vincere con l'amor suo il cuore di Riccardo se di ogni altro affetto fosse stato sgombro. Il capriccio per lui della Regina non sarebbe durato a lungo, e forse non si sarebbero mai pi incontrati; ma come vincere un amore che era divenuto parte integrante della vita di lui, un amore che aveva potuto vivere per tanti anni non sostenuto da speranza alcuna e non alimentato da nessuna dolcezza?
Ahim, ella un tempo non l'avrebbe compreso un tale amore; le sarebbe parso folle, assurdo, indegno di un cuore maschio e saldo; ma ora lo comprendeva bene, ora che appunto simile a un tale amore era il suo, del quale sentiva tutte le amarezze e tutte le pene.
A ci pensando fissava la bisaccia che Pietro aveva lasciato sul lettuccio. Dunque in quel sordido panno era il documento che avrebbe ridato a Riccardo un gran nome e una grande ricchezza?  Il disegno del vecchio scorridore dei boschi era semplice e di sicura riuscita. Bastava che Riccardo presentasse quel documento con le prove d'esser lui l'erede legittimo dei duchi di Fagnano perch colui che ne aveva usurpato il titolo per comporre le cose nel modo pi utile per lui gli desse la figlia in isposa! Quale speranza sarebbe rimasta pi a lei se Riccardo, appena evaso dalle carceri, fosse corso in Sicilia?
Non l'ambizione, ma l'amore, quell'amore senza speranza, poich egli avrebbe visto di un tratto sfavillare tutto un avvenire di felicit sovrumana, lo avrebbe indotto a giovarsi di quel documento. Bisognava dunque sottrarlo, sottrarlo per impedire che a lei fosse tolta ogni speranza perocch quantunque la rivelazione di Pietro il Toro le avesse aperta una profonda ferita nel cuore, pure l'animo umano  cos fatto che anche nelle tenebre pi fitte spera in un imminente raggio di luce.
 vero per che un'altro pericolo la minacciava: se Pietro il Toro avesse narrato a lui, come di sicuro avrebbe fatto, ci che a lei aveva narrato, non ci era da temere che il giovane si facesse riconoscere dal padre? Ma ella respinse un tal pensiero come ingiurioso per Riccardo. No, egli non avrebbe cercato con un tal mezzo la impunit; no, mentre i suoi compagni erano perseguitati a morte, e gi alcuni di essi eran caduti trafitti dalle palle francesi, egli non li avrebbe vigliaccamente rinnegati. Era tranquilla da questa parte, ch bene intuiva quanto nobile e generoso fosse il cuore dell'uomo che ella amava.
A ci pensando, giocherellava con la corda della bisaccia che si sciolse: ella vide degli abiti, delle armi, e ficcando la mano in fondo ne trasse un portafoglio unto e bisunto che apr. Ne tolse una carta, fatta giallognola dal tempo, la spieg e la lesse.
L'atto matrimoniale in piena regola! mormor scrollando il capo.
Era per riporla nel portafoglio quando sent un rumore di passi. Si turb spaventata come sorpresa in flagranza di un delitto, ella che finallora aveva affrontato imperterrita l'ira degli uomini e di Dio. Annod le corde della bisaccia, dimenticando di rinchiudervi il portafoglio. I passi si avvicinavano; sentiva lo scricchiolio della scaletta di legno; era certo Pietro il Toro che tornava. In quel punto si accorse del portafoglio che con rapidit nascose in seno.
A stenti ho potuto procurare due pistole ed un pugnale disse Pietro entrando.
Ella confusa non seppe trovar parole. Come, come era mutata da quella di un tempo! Lei che non aveva mai riconosciuto altra volont che la sua, lei che di nulla aveva avuto mai scrupolo, lei che di nulla aveva avuto mai rimorso!
Bisogna uscire prima che la taverna si riempia di soldati disse Pietro.
Io son pronta rispose Vittoria.
Ma insomma quale  il tuo piano una volta penetrati nell'ambito della prigione?
Ella a poco a poco s'era rasserenata. Appressandosi il momento di agire ritrovava in s la sicurezza e l'audacia che ne avevano fatto uno de' pi arditi capobanda. Scosse il capo come per mandar via la fralezza femminile, si stir nelle membra, quasi volesse accingersi alla lotta, e traendo dal corpetto la lama di un pugnale lo brand e diede un colpo alla parete nella quale il pugnale s'infisse.
La mano  ancor salda disse e la lama robusta... Mi chiedi il mio piano? Tu fingerai di essere stanco e di dormire; quando avr le chiavi lo prender per la gola, lo terr fermo, e tu accorrerai. Il resto, secondo le circostanze.
E... non gli farai alcun male al sergente?
Chi sa! rispose lei che ebbe come un sanguigno baleno negli occhi. Dipender da lui. Se il sangue mi va alla testa non garantisco.
No, ecco disse Pietro il Toro pensoso sarebbe sempre un tradimento.
Ma se lui grida, se non sta fermo?
Insomma borbott Pietro  cosa che ti riguarda. Agirai come la prudenza ti detter. Io sar tutto orecchi, pur facendo risuonare il castello dei miei russi sonori, e se anche si dovessero infrangere sbarre e catenacci, non per nulla son detto Pietro il Toro.
Era gi da un pezzo calata la notte, una notte senza stelle. Le trombe avevano suonato il silenzio ed il castello pareva immerso nel sonno. Anche la taverna di massaro Cicco era chiusa.
Per lo spazio dietro il castello si aggiravano due ombre, tenendosi per prudenza in fondo, presso i sentieri che conducevano al bosco.
Se il sergente  impedito? Se non pu venire? disse Pietro il Toro.
Non ci resta che raccogliere gli amici che vagano per questi dintorni aspettando il nostro segnale, e piombare sui Francesi quando lo trarranno dal carcere per...
Oppure presentarmi al duca con Carmine, del quale andr in cerca, per dirgli che il prigioniero  suo figlio.
Vittoria non rispose; guardava intanto col cuore negli occhi il castello. Avrebbe dato tutta la sua vita per vederne uscire il sergente.
Zitto esclam d'un tratto afferrando pel braccio il compagno mi  parso di sentire il cigolar d'una porta.
Stettero entrambi con le orecchie tese. Poco dopo ad uno degli angoli del castello videro un lumicino che rapido si spense.
 lui,  lui.... Avviciniamoci.
Immagino la fregola di quell'imbecille! disse Pietro il Toro soffocando uno scoppio di riso.
Si erano avvicinati presso alle mura: un'ombra nera si teneva immobile nel vano di una porta. Si ud un sibilo sottile; poi come i due vieppi si appressarono, una voce sommessa disse:
Siete voi?
S, noi rispose Vittoria.
Entrate, ma non fate rumore. Ho fatto portar del vino ai soldati, permettendo loro di sdraiarsi sul tavolaccio.
Pietro il Toro e Vittoria erano entrati nel buio di una delle tante stanze del castello che si aprivano sullo spiazzo.
Ho durato una fatica del diavolo disse il sergente per aprir questa porta, chiusa da chi sa quanti anni. Mi dispiace non potervi offrire alloggio migliore. Troverete l in fondo un tavolaccio.
A me non occorre altro disse, anzi gemette Pietro il Toro. Non ne posso pi... non mi reggo in piedi... Credo sia giunta l'ultima mia ora... Figlia mia, sorreggimi e.... e ringrazia per me questo buon giovane che  per noi una vera provvidenza.
Si era lasciato cadere sul tavolaccio emettendo un sospiro di sollievo. Il sergente intanto aveva preso pel braccio la giovane donna e le si era chinato all'orecchio susurrando:
Fra mezz'ora... la porticina  l in fondo... vedrai la luce tra le fessure.
Dormi anche tu, figlia mia diceva Pietro Anche tu hai bisogno di riposo.
S, nonno, s rispose Vittoria.
Va, buona notte mormor il sergente Riposate tranquilli. Domani penseremo al da farsi.
E intanto stringeva il braccio di Vittoria come per rammentarle la promessa.
Andate, andate fece Pietro, con la voce smozzicata di chi stia per addormirsi e che il buon Dio ve ne rimuneri.
Il sergente apr la porticina in fondo che si rinchiuse cigolando sui cardini.
Vittoria e Pietro il Toro compresero di esser soli.
Tu non dovrai punto gridare, intendi? non dovrai punto gridare diceva Pietro con voce soffocata, attirando a s la donna che gli si era seduta vicino Io origlier alla porta e sopraggiunger in tempo, non dubitare.
Taci ora, taci rispose lei.
Come si appressava il momento solenne, Vittoria sentiva rinascere l'ardimento e l'energia. Di supremo interesse era per lei, per quell'amore onde era tutta pervasa, la liberazione di Riccardo a cui dava cos una prova di ci che ella era capace per lui. E se anche venisse a sapere di chi fosse figlio, quale nome, quale titolo, quale stato, fosse il suo, vieppi l'abnegazione di lei avrebbe acquistato valore agli occhi del giovane. Ella era lieta di quella audace impresa non solo perch compiaceva alla sua indole avventurosa, ma anche perch la riabilitava della sottrazione che poco anzi aveva commessa. La riabilitava, sentendone un gran rimorso, ella che non aveva riconosciuto finallora n la legge di Dio n quella degli uomini, ella che forse nella lotta che avrebbe impegnato fra poco col sergente che per amore di lei tradiva il suo dovere di soldato, lo avrebbe ucciso freddamente.
Certi sentimenti nuovi, certe delicatezze ignote fin allora l'avevano da prima indispettita, quasi la menomassero, quasi fossero indegni di lei; poi si era lasciata vincere, e come un tempo aveva anelato ad emergere per coraggio e per ferocia, volendo esser considerata uomo fra gli uomini, ora avrebbe voluto per Riccardo, aver tutte le virt, tutte le bont, tutte le delicatezze della donna!
Pure non avrebbe saputo dire quale fosse la sua meta, quale il suo scopo; sapeva soltanto che amava quell'uomo cos come se tutta la sua vita avesse avuto un tale scopo, una tale meta. Profondo come il buio di quella stanza era il buio di quel suo cuore, e in quelle tenebre un solo punto luminoso, nel quale si affissava il suo pensiero: lui.
Dalla stanza intanto dopo quella attigua al luogo in cui il sergente li aveva fatti entrare, venivano voci e canti di soldati che a poco a poco per si andavano affievolendo. Infine, un gran silenzio regn pel castello.
Credo sia fatta l'ora mormor Pietro il Toro.
Lo credo anche io.
A proposito, non hai altra arma che il pugnale?
Baster rispose lei con voce sorda.
...
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CAPITOLO 5.
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In quell'ora stessa Riccardo, seduto sull'impalcato della prigione, non avendo potuto prender sonno, con la testa fra le mani, era immerso ne' suoi pensieri.
Era vero dunque, era vero? Lui il figlio legittimo del duca di Fagnano, lui che per tanti anni si era tenuto ed era stato tenuto in conto di un diseredato della fortuna, l'unico rampollo di una famiglia che si era usi a considerare come la pi potente dopo quella del Re? E quei trenta anni di stenti, di miseria, di vergogna, di umiliazioni, e quei trenta anni nei quali aveva creduto che non avesse diritto neanche all'aria che respirava, neanche all'acqua che gli offriva la fonte! Quante volte i guardiani delle sue terre lo avevano scacciato dai boschi, dai suoi boschi, in cui tendeva insidie agli uccelli! Quante volte lui, magro, sparuto, lacero nelle vesti, aveva invidiato la sorte del pi umile servo di quel castello! Ed era lui il padrone, lui il signore legittimo!
Legittimo? E qui un dubbio gli strinse il cuore.
Se, pure essendo il figlio naturale del duca di Fagnano, questi lo avesse proclamato legittimo solo per arrecare un danno al fratello, e quindi a quella creatura che nella sua vita fortunosa era stata l'unica sua religione? Chi, che cosa comprovava la sua legittimit? Per ben comprendeva che era nel suo diritto il duca a proclamarlo erede, come era nel suo diritto di dichiararlo per figliuol suo agli occhi del mondo. Ma che sarebbe avvenuto di Alma se con un atto pubblico il padre fosse dichiarato un usurpatore dei titoli e dei beni del fratello? Quale abisso immensurabile una tale dichiarazione non avrebbe scavato tra lui e lei? Ed egli, che esser ne doveva la rovina, egli che l'avrebbe  scacciata dal castello, che le avrebbe strappato il titolo, che l'avrebbe condannata a vivere non pi come un'amica ma come una serva della Regina, egli l'aveva adorata, l'adorava come la sola e pura  divinit della sua vita!
Questo, questo sarebbe stato l'effetto di un legale riconoscimento de' suoi diritti. La sua vita, che aveva gi a s dinanzi tracciata una via, quantunque incerto fosse ove avrebbe potuto condurlo, sarebbe stata distrutta a mezzo del cammino! Quel che aveva ottenuto, la fama, sia pure non del tutto limpida, che aveva conquistato in quella guerra; le sue speranze, le sue ambizioni, quel che l'avvenire gl'imprometteva, dovuto tutto tutto al suo valore, alla sua fortuna, sarebbe stato troncato cos di un tratto; e quando gi in lui la giovinezza era per tramontare, avrebbe dovuto imprendere un nuovo cammino, rifarsi una personalit nuova, della quale, qualunque fosse, non avrebbe avuto merito alcuno. Che sarebbe divenuto lui, il famoso guerrigliero, lui, il campione della regale legittimit, lui che al par del pi umile de' suoi compagni vantar poteva i meriti stessi od esser reo delle stesse colpe, se lo si riconosceva per figlio legittimo di un rivoluzionario, di un amico, anzi di un complice di coloro che avevano decapitato il re Luigi sedicesimo, che avevano decapitato  Maria Antonietta?
Maria Antonietta! La sorella cio di Colei che poteva dire la sua amante; della donna che scendendo dal trono regale gli si era data senza chiedere chi ei fosse, donde lui venisse; della Regina figlia d'imperatori che lo aveva fatto giurare di accorrere in di lei aiuto! Poteva egli apportare tanta rovina a coloro che amava, ad Alma, sua religione, suo culto, suo pensiero costante; alla Regina alla quale se non dall'amore, era legato dalla riconoscenza? Poteva, essendo mostruoso, se accettasse di essere riconosciuto per figlio legittimo dal Commissario civile, continuare a combattere contro suo padre, volgere le armi contro i suoi compagni di tante lotte, di tanti pericoli?
Ed anche accettando l'offerta di suo padre che gli avrebbe ottenuto un grado negli eserciti dell'Imperatore, che si sarebbe detto di luiDi quali calunnie non l'avrebbero fatto segno! Come infamato sarebbe stato il suo nome! Egli gi in quella guerra, di briganti per alcuni, di campioni della patria indipendenza per altri, aveva mantenuto integra la sua fama, non solo di valoroso fra i valorosi, ma anche di onesto uomo, pur non essendo che un povero trovatello: poteva per un titolo, poteva per conseguire un alto grado sociale macchiarsi di una infamia, ch infamia reputava l'abbandonar gli antichi compagni e il venir meno alla fede giurata alla Regina?
Come sarebbe uscito da tal ginepraio?
E pensava anche con uno stringimento di cuore a suo padre, a quel vecchio che gli aveva parlato cos umile e supplichevole; che dopo trent'anni ritrovando lui, suo figlio, aveva per poco creduto che Dio avesse avuto piet del suo dolore. Quantunque non sapesse che in confuso gli avvenimenti  che avevan costretto suo padre a fuggire in Francia, pure intuiva che ben misera era stata la vita che in Francia aveva vissuta quel perseguitato dagli uomini e dalla fortuna. Certo il suo cuore non poteva ridestarsi di botto all'amor filiale: quel vecchio che si diceva suo padre era pur sempre un estraneo per lui; non per tanto comprendeva pur troppo che se la gioia nel ritrovar suo figlio era stata grande, ben crudele esser ne doveva il dolore se avesse dovuto distaccarsene di nuovo onde ei seguisse la sua sorte. Comprendeva quale tormento era per suo padre il saperlo prigioniero, quale preoccupazione nel saperlo inflessibile nel suo dovere e nella fede giurata, e pensava a lui con uno stringimento di cuore, certo che in quell'ora istessa anche nell'anima di quel vecchio turbinavano mille angosciosi sentimenti.
E un altro pensiero, pio, gentile, malinconico, a poco a poco si era fatto strada nel cuore di Riccardo. Se suo padre, mentre lui cresceva solitario e abbandonato, era da lui lontano, la povera creatura morta nel darlo alla luce giaceva a lui vicino in una fossa della chiesetta parrocchiale. Quante volte era entrato in quella chiesa, quante volte si era inginocchiato sulla lapide di quella fossa! E sua madre era l, sotto i suoi ginocchi, mentre egli credeva ancor viva e forse felice e spensierata; sua madre era l, da lui uccisa sul nascere, e uccisa dai dolori che le aveva dato l'amore, del quale egli era l'unico frutto! E perch Carmine non gliel'aveva detto, perch non gli aveva additato quella tomba su cui avrebbe potuto pregare, a cui avrebbe potuto chieder conforto e consiglio nelle ardue vicende della sua vita? Ah, se anche per poco avesse potuto riacquistare la libert, sia pure per un solo istante, sarebbe andato a pregare sulla tomba di sua madre per chiederle perdono se nelle tristezze della sua vita aveva pensato a lei con un sentimento di disdegno; avrebbe, curvo sulla fossa, teso l'orecchio per sentir la sua voce che gli avrebbe additato la via da seguire.
Perocch non era la morte che aspettava ormai, ben comprendendo che suo padre lo avrebbe salvato: la morte lo assolverebbe di ogni suo dovere, la morte sarebbe stata una fine degna della sua vita fortunosa. Nei giorni in cui aveva vissuto aspettando di esser condotto all'estremo supplizio, con animo tranquillo aveva fatto il conto con se stesso, e un tal conto gli diceva che non aveva vissuto indarno. Poteva considerar la sua vita come una lunga via interrotta da un abisso, nel quale era precipitato: di l vi eran forse la fortuna, l'amore, un alto grado, la gloria; ma poich tale era stato il suo destino, sprofondava tranquillo nell'abisso, pago di poter dire a s stesso di aver vissuto nel piacere, nella fama con tutta l'energia della sua giovinezza. Era stato amato da una Regina, e aveva amato un fantasma; dall'umile gleba in cui aveva razzolato fanciullo era assurto fino al pi di un trono; abbandonato e derelitto; una Regina lo aveva richiesto d'aiuto, una Regina doveva a lui la salvezza e lo aveva eletto a suo confidente.
Aveva dunque vissuto, poteva dunque morire, poich era questo il suo destino. Non era colpa sua se a mezzo il cammino si era profondo spalancato l'abisso.
Ma ora che la morte era stornata dal suo capo, la vita aveva per lui delle atroci preoccupazioni, e se fin allora era stata una via dritta, da quel giorno gli si presentava come un bivio disseminato di spine. Abbandonare quel vecchio per continuar a compiere quel che diceva il suo dovere, o tradire di dover suo per accettare un nome, un titolo, una ricchezza?  vero che non aveva esitato, che l'anima sua onesta e leale non si era lasciata vincere; ma pensando a quel vecchio che gli aveva aperto le braccia chiamandolo figlio, incominciava a sentire un sordo dolore. Pure bisognava risolversi: quella prigionia non sarebbe finita che dopo una sua decisione. Quale, esser doveva? Comprendeva inoltre che il padre, venuto per la repressione di quella guerra, non avrebbe potuto dar la libert a lui che seguir voleva le sorti dei Borboni.
Una evasione, solo una evasione avrebbe potuto risolvere un tal viluppo. Egli sarebbe andato lontano egli avrebbe mantenuto la sua promessa raggiungendo in Sicilia la Regina, rinunciando al suo titolo, al suo diritto, per seguir la via che il destino gli aveva tracciato per non tradire la fede che avea giurato.  vero che suo padre ne sarebbe morto dal dolore;  vero che egli avrebbe sacrificato tutto il magnifico avvenire che gli balenava dinanzi; per avrebbe compiuto il suo dovere, avrebbe mantenuto la sua fede! Ma come, come evadere da quella prigione, le cui mura eran cos massicce, che era custodita da un battaglione di soldati?
Mentre Riccardo era in questi pensieri, nella stanza attigua in cui si apriva la porta della prigione, il sergente de Chantal, dopo aver tirato a s la porta della stanza in cui dormivano i soldati di guardia, si era fatto a quella che dava nello stambugio e picchiava con le nocche delle dita.
La porta si apr e sulla soglia apparve Vittoria.
Zitto disse il nonno si  addormentato proprio adesso. Senti come russa!
Infatti veniva dallo stambugio un russar sonoro che pareva un brontolio di tuono.
Il sergentino richiuse pian piano la porta, con mano tremante dall'orgasmo, poi prese fra le braccia la giovane donna che non oppose alcuna resistenza.
Finalmente, finalmente siamo soli, siamo liberi fino a domani! disse il sergente.
Una lucernetta spandeva un fioco chiarore per la stanza. Vittoria si lasciava stringere, mentre i suoi occhi si fissavano sulla porticina della prigione.
Sciogliendosi dolcemente dalle braccia del giovane lo respinse dicendogli:
Discorriamo un po'.... Bisogna intenderci prima!
Intenderci? 
Ma s, intenderci. Io non sono una ragazza come le tante altre che hai ingannate...
Non ho ingannato mai nessuno! rispose lui impaziente.
E poich si era di nuovo stretto a lei, ella lo respinse dicendogli:
Discorriamo un poco. Ecco, io voglio che tu mi ubbidisca in tutto. Poi, quando avrai appagato la mia curiosit, quando mi avrai dato prova che sai contenerti per non farmi dispiacere, io... io sar pi buona.... te lo prometto.
Tu non mi ami! disse lui con voce piagnucolosa.
Non ti amo? E sarei qui mentre il mio povero nonno dorme tranquillo e sicuro? Ma sono una ragazza bizzarra, te lo confesso: voglio tutto ci che colui che mi ama non vuole e.... viceversa.
Ma sai esclam il sergentino un po' seccato che ora che ti ho qui con me non mi sfuggirai, non ti sottrarrai, come facesti finora? Sai che dovrai cedere o con la dolcezza o con la violenza? Non si rischia la libert, il grado, forse la vita, cos per nulla....
Tu dunque hai rischiato molto pel prigioniero, non  vero?
Se si sapesse che ho introdotto qui, mentre i soldati dormono ubbriachi, una donna, il Consiglio di guerra mi condannerebbe a morte!
Per cos poco?
Come per cos poco? Colui che  chiuso in quella prigione  uno dei pi famosi capibanda.
Ma se  chiuso!
 chiuso,  vero, ma ne ho le chiavi.
Ah gi, me lo dicesti, le hai tu. Debbono essere ben grosse, per un prigioniero cos importante!
Ma perch perdiamo il tempo in vane chiacchiere? Ah, se tu mi amassi come io ti amo! Non vedi come fremo? Guardami negli occhi... non vi leggi tutta la fiamma della passione mia?
Mostramele disse lei, schermendosi dalle di lui carezze.
Che cosa?
Le chiavi, voglio vederle.  un capriccio, lo so; te l'ho detto che ho dei capricci.... Debbono essere ben curiose le chiavi di una prigione.... Non ne ho viste mai.... Mostratemele....
Non fare la sciocca, via! Potrebbe svegliarsi tuo nonno.
No, no, no! disse lei facendo la bambina Ho detto che le voglio e le voglio.... Se cos mi ubbidisci in tutto! Ti prometto che non mi verr punto il desiderio di vederlo il tuo prigioniero.
Non ci mancherebbe altro!
Ecco, voglio essere io per pochi minuti la custode di un capobanda cos celebre... che fucileranno, non  vero? 
Sicuro, domani.
Dove sono dunque le chiavi? Le hai adosso?
Nello schermirsi e nel resistergli le vesti le si erano scomposte, il seno a met denudato aveva nivei bagliori. Il sergente, rosso in viso per l'orgasmo, era come ubbriaco di desiderio.
Via finiamola! disse con voce soffocata Le chiavi sono l in quell'armadietto.
E in ci dire additava un armadio presso al muro.
Ella si alz d'un subito, corse all'armadio, lo apr e vi frug dentro.
Ma lascia stare diceva lui che l'aveva raggiunta.
E poich ella non gli badava, la prese per le spalle e tent di riversarla sul pavimento.
Lasciami e va via rispose lei, liberandosi con una robusta scrollata delle spalle e impadronendosi delle chiavi.
Va via! esclam il sergente scoppiando a ridere Andiamo, non farmi montare in collera. Lascia quelle chiavi e sii buona....
Ella di un tratto si avvent sul giovane, lo prese per la gola ed atterrandolo.
Non una parola, non un grido! gli disse con voce soffocata mentre brandiva su lui un affilato pugnale.
In questo la porticina si spalanc: Pietro il Toro irruppe sul giacente che aveva gli occhi sbarrati e non potendo profferir parola si dibatteva per svincolarsi dalle mani di lei che lo tenevano inchiodato sul pavimento.
Lascialo a me... Or ora te lo riduco come un salame.
Ella si alz mentre Pietro metteva un panno sulla bocca del sergente per soffocare la voce.
Presto, la corda... legagli dietro la nuca il bavaglio.... Cos... So un nodo che m'insegn il Marinaio....
Il sergente giaceva senza moto, con met del viso nascosto dal bavaglio.
Ella aveva messo una delle chiavi nella toppa della prigione, ma per l'orgasmo non riusciva a farla girare.
 inutile... non so... Vieni, vieni tu! Presto, ch sento del rumore.
Pietro il Toro che aveva finito di legare il sergente, balz presso di lei, le tolse le chiavi e si diede a girarle e a rigirarle.
Maledizione, resta solo il catenaccio disse, mentre scuoteva poderosamente la porticina.
Ella, pur non perdendo di vista il sergente, che aveva le mani e i piedi avvinti e che attraverso il bavaglio faceva udire un rantolo sordo, diceva:
Il rumor si avvicina.... Non m'inganno io...
Sono i soldati che russano rispose Pietro continuando a trarre a s la porta.
No, no, il rumore  di l, viene dal castello... Non abbiamo che pochi istanti.
Ebbene, per Ges Cristo, bisogna che il catenaccio venga via.
Mise le ferree dita nel vuoto tra il catenaccio e lo incavo della porta, e con uno sforzo di tutto il suo corpo si diede a tirarlo a s: il catenaccio resistette, ma gli anelli scricchiolarono e il ferro si contorse.
Un altro sforzo diceva lei con voce sorda animo, Pietro, un altro sforzo!
Dovessi spezzarmi le braccia, dovessi spezzarmi le dita!
Conficc di nuovo le dita sanguinanti nella commessura, puntell i piedi nella porta, e con i grossi occhi fuori dell'orbita stringendo le mascelle, col viso contraffatto per lo sforzo e per la rabbia dell'impotenza, si diede di nuovo a trarre a s gli anelli.
S'intese uno schianto: la porticina s'aperse e Pietro il Toro and ruzzoloni.
Allo schianto, al rumore della porta che si apriva rispose un grido dal di dentro. Capitan Riccardo apparve sull'uscio, confuso, sconvolto.
Ah fece Vittoria afferrandolo pel braccio Vieni, vieni... Sei libero... Presto, fuggiamo!
E lo trascin verso lo stambugio seguita da Pietro il Toro, che passando pel tavolaccio su cui aveva finto di dormire, raccolse la bisaccia e raggiunse i due suoi amici che eran gi fuori sullo spiazzo.
Corriamo, corriamo diceva anelando potremo dirci al sicuro in qualche modo sol quando saremo in fondo al Vallone ove i compagni si raccolgono ogni notte per aspettarci.
Riccardo aveva in confuso capito di dovere a quei due la libert, ma era stata cos rapida, cos improvvisa la sua liberazione, che tutto l'accaduto gli pareva un sogno. Fuggivano gi per un dirupo che dai margini dello spiazzo scendeva in una valletta, lasciandosi talvolta sdrucciolare e precipitando coi massi divelti dai loro piedi.
Ah, gonna maledetta! url Vittoria che si era impigliata in un cespuglio.
Riccardo si ferm a mezzo della discesa. Pietro il Toro gi era giunto al basso, ove era stato accolto da alcune ombre.
Prosegui, prosegui grid lei a Riccardo, mentre invano cercava di districarsi dal cespuglio.
Senza di te, mai, senza di te.
E si diede a risalire per aiutarla.
Va, va gridava lei Se mi colgono tanto meglio. Far loro perdere del tempo e tu potrai salvarti.
No rispose lui che gi le era vicino no, morremo insieme se occorre.
Ella allora prese una risoluzione che pur le ripugnava per un sentimento di pudore onde era stranamente sopraffatta anche in quell'istante supremo. Con l'affilata lama del pugnale si diede a tagliar la gonna che cadde, e da quel viluppo ella usc col magnifico torso nudo e le anche coperte appena dalle brevi brache contadinesche.
Fu un'apparizione; poi ella spicc un salto per nascondersi agli occhi di lui che intese dietro alla sua liberatrice il rovino delle pietre e del terriccio; onde egli si diede a ridiscendere, s che in breve si trov in fondo tra un gruppo di ombre che nel vederlo diedero in una esclamazione di gioia.
E Vittoria? chiese lui guardandosi intorno.
Solo Pietro il Toro ha osato avvicinarsele... per lo stato in cui era... Ad ogni altro di noi sarebbe saltata alla gola.
Non perdiamoci in chiacchiere disse Pietro il Toro appressandosi. Andiamo, andiamo, ch abbiamo gi di troppo indugiato. Appena al sicuro nella grotta si penser al da fare. In quanto a Vittoria essa ci seguir, ma raccomando a tutti di non cercare di avvicinarsele.
E quelle ombre si misero in cammino per alcuni sentieri che risalivano la valletta e che mettevano capo nei boschi delle alture.
Il sergente intanto che, pur facendo erculei sforzi per liberarsi o almeno per poter sciogliere il bavaglio, aveva assistito rantolando di rabbia alla liberazione del prigioniero, era giunto ad accostarsi alla porta della stanza in cui dormivano i soldati di guardia. Ora gli appariva ben chiaro il piano di quella donna che era forse la famosa Vittoria di cui tanto si discorreva. La passione delusa era rincrudita dalla responsabilit che sarebbe gravata, su lui, quantunque le corde nelle quali era avvinto e il bavaglio che gli turava la bocca potessero scusarlo coi superiori che avrebbero creduto a una sorpresa, onde se la sarebbe cavata con una lieve pena per aver permesso che i suoi soldati si addormissero. Ma bisognava mostrare che egli aveva fatto di tutto per non dar tempo ai fuggitivi di mettersi in salvo, sebbene se fossero ripresi e avessero svelato il come erano penetrati nel corpo di guardia per aprir la prigione, la colpa di lui sarebbe stata riconosciuta gravissima.
In questo intese un rumore di passi nella stanza attigua, ma come di chi camminasse guardingo, i passi si avvicinavano sempre pi alla porta che si aperse, e sulla soglia apparve un vecchio in cui il sergente spaventato riconobbe il Commissario civile.
Il quale nel veder dinanzi ai suoi piedi quel soldato legato ed imbavagliato che si contorceva rotolando su se stesso, si ferm con un grido di stupore.
Ah! disse poi chinandosi per dare aiuto al soldato un tentativo di evasione certo!
In ci dire strappava il bavaglio.
Aiuto, aiuto, il prigioniero  fuggito! grid il sergente.
Fuggito! grid il vecchio fuggito!
E vedendo aperta la porta della prigione vi corse e trovandola vuota torn al sergente che con uno sforzo si era alzato a sedere.
Come si chiamava il prigioniero che  fuggito? chiese con voce tremante.
Era il capo della banda... colui che doveva esser fucilato stamane rispose il sergente con voce strozzata.
Ah! fece il vecchio risollevandosi.
Ma dovette appoggiarsi alla parete per non cadere: era livido in viso e pareva colto da un tremore in tutte le membra.
Aiuto, aiuto! gridava il sergente.
Il vecchio si scosse, si chin su lui, gli mise la mano sulla bocca.
Taci gli disse sommessamente. Io voglio salvarti. Nol potrei se ti udissero. I soldati sono immersi nel sonno, certo perch ubbriachi. Dunque fosti tu ad ubbriacarli per favorire l'evasione.
Io no, io no gemeva il poveretto glielo giuro, signor Commissario.
Rispondimi, ma sottovoce, altrimenti sarai tu fucilato in sua vece.
Nella voce del Commissario civile tremava un'angoscia, un'ansia inesplicabili pel sergente. Possibile che gli stesse tanto a cuore la salvezza di lui fino ad imporgli di non svegliare i soldati, di non dar l'avviso della fuga
Pure rinunzi a spiegarsi tale enigma che gli salvava la vita.
Da quanto tempo son fuggiti? continu a chiedere il Commissario, che pareva pi timoroso del sergente di esser sorpreso e che si guardava intorno trasalendo ad ogni rumore.
Da mezz'ora.
Ed erano?
In tre. Due, un vecchio ed una donna, penetrarono qui... per quello stambugio la cui porta si apre sulla strada, mi sorpresero e...
E non fosti tu a dar le chiavi?
No, le trovarono... la porta fu aperta non con le chiavi... furono strappati gli anelli del catenaccio da quel vecchio con una forza sovrumana...
Come si chiamava quel vecchio?
Ne intesi il nome proferito dalla donna. Si chiamava Pietro.
Pietro il Toro! grid il Commissario.
S, s, Pietro il Toro, un nomignolo che gli sta bene!
Il vecchio era rimasto pensoso ed ansava, come se assai atroce fosse il dolore dell'anima.
 impossibile disse poi chinandosi sul sergente che sieno penetrati qui senza tua intesa. Non m'interrompere... io voglio salvarti, comprendi? Non hai detto che con quel vecchio era anche una donna? Giovane e bella al certo?
Ahim, s sospir il sergente.
Ah! fece il vecchio come se un lampo di luce ne avesse di un tratto rischiarata la mente. Indovino... Era quella donna uno dei capibanda pi feroci e pi valorosi che chiamano Vittoria.
Dev'esser lei, dev'esser lei! mormor il sergente.
Dunque tu ti facesti sedurre: tu le apristi la porta di strada sperando di fartene un'amante, sedotto dalle sue simulate civetterie. Non  cos?
 cos! rispose il sergente che comprese essere inutile il mentire pi oltre.
Se dunque i fuggitivi saran ripresi, essi denunzieranno la tua complicit e tu sarai fucilato.
Lei ha detto di volermi salvare!
Io nulla posso contro le leggi militari.  tuo interesse dunque che non siano ripresi e perci bisogna dar loro il tempo di porsi in salvo.
 vero,  vero!
Io non posso che rimetterti il bavaglio perch i soldati allo svegliarsi ti trovino come io ti ho trovato.
In cos dire prese il bavaglio, si chin sul sergente che lasciava fare sorpreso, confuso, ma lieto in cuor suo di cavarsela a buon mercato.
Tu sei stato sorpreso disse il vecchio risollevandosi mentre facevi la guardia al prigioniero... Questo dirai, hai inteso?
Il sergente rispose con un cenno della testa. Il Commissario riprese la lucernetta ed usc a passi lenti, col capo curvo come chi sia colpito da un profondo dolore.
Sal la scala del suo appartamento nel silenzio profondo del castello deserto, ch soldati e familiari eran tutti a dormire; attravers le stanze e giunse in una cameretta ove si era ridotto, come s'ei fosse un estraneo a quell'ampio edificio che aveva visto i suoi padri in tutta la gloria del fasto e della possanza. Ivi giunto depose su una tavola la lucernetta e cadde a sedere presso il lettuccio.
Fuggito! mormor giungendo le mani con un gesto di disperazione profonda fuggito per riprendere la vita dello scorridore, fuggito per continuare la sanguinosa guerra che io ho il dovere di reprimere, sia pure facendo scorrere fiumi di sangue!... Il figlio che Dio mi aveva ridato, il figlio che era sorto dalla tomba ove io lo credevo, ove io lo piansi per trent'anni... il figlio che mi apparve di un tratto cos bello, cos nobile, cos fiero! E domani, quando si sapr della sua fuga, dovr io, io ordinare e disporre che lo si insegua, che vivo o morto sia ricondotto qui; dovr io, io sguinzagliare contro di lui un manipolo di feroci soldati che dovr lodare, che dovr premiare se lo trascineranno in prigione o se me lo condurranno morto su una barella!
E il povero vecchio rimase immobile, con lo sguardo fisso come se vedesse a s innanzi il corpo del figlio crivellato di ferite. Fece un gesto di orrore, scosse il capo canuto come per scacciare quella orrenda visione e poi riprese con un lamentio nella voce piena di lagrime:
E che dir nel suo sepolcro la poveretta che mor con la fede che io sarei tornato, che al figlio suo avrei dato il mio nome, che nel figlio suo avrei accumulato quell'amore che fu troncato dal destino dall'infamia degli uomini? Che dir nel sepolcro quella poveretta che vedr il figlio suo perseguitato e forse ucciso dai soldati che ubbidiscono ai miei ordini? Per questo dunque io son tornato nel castello de' miei padri, per questo ho ripreso il mio nome e i miei titoli, per questo il destino mi diede fra le braccia il figlio mio, per perseguitarlo come un malfattore, per ucciderlo come un delinquente!
S'interruppe portando le mani al capo: aveva inteso come uno schianto nel cervello, le idee gli si confusero, gli occhi gli si annebbiarono.
Mio Dio, mio Dio balbett  la morte questa...  la morte!
Ebbe la forza di alzarsi per giungere al laccio di un campanello a capo del letto; lo trasse a s mentre non reggendosi sulle gambe stramazzava sul pavimento.
Pel silenzio del castello echeggi lo squillo argentino, poco dopo la porta si aperse ed entr un valletto che al fioco lume della lucerna vide un corpo riverso.
Il Commissario grid il Commissario... Morto forse?
Si chin a guardare il giacente dalle cui labbra semi-aperte usciva un sordo rantolo. Il valletto spaventato usc correndo dalla stanza. Pel silenzio del castello si ud la sua voce che gridava a soccorso, a cui tenne dietro un gran rumore di accorrenti.
Il Commissario sta per morire, il Commissario sta per morire!
In breve l'appartamento del Commissario fu pieno degli accorsi, di tutti gli ufficiali cio che alloggiavano nel castello, i quali erano stati destati a mezzo il sonno. Alcuni di essi presero quel corpo inerte e lo adagiarono sul lettuccio.
Una congestione cerebrale disse il medico che era accorso con gli altri. Sar un miracolo se con un buon salasso si giunger a salvarlo.
Febbrilmente si accinse all'opera coadiuvato da alcuni ufficiali. Quando il medico apr la vena del braccio un rosso e fumante zampillo di sangue ne venne fuori.
Poco dopo il Commissario apr gli occhi e balbett alcune parole che non furono comprese.
Per ora il pericolo  scongiurato disse il dottore ma ci  sempre da temere una ricaduta.
Non aveva finito di dire queste parole quando si sent una voce che gridava: Il prigioniero  evaso... il sergente di guardia fu trovato col bavaglio e coi piedi e le mani legati saldamente.
Il giacente parve scuotersi a tal grido: volse gli occhi intorno muovendo le labbra. Gli ufficiali tutti sorpresi si volsero verso la porta ove era apparso il vecchio sergente La Harpe che aveva portato la notizia.
Evaso? gridarono gli ufficiali Possibile? Per la porta, per la finestra di una prigione che ha la porta di ferro e la finestra presso al soffitto! Parla dunque.
Io so quel che mi ha detto il povero de Chantal: mentre egli faceva la ronda vide spalancarsi la porticina di uno stambugio che d sulla via e che era ben chiusa, e in un baleno gli furono addosso due omaccioni, uno dei quali lo ridusse all'impotenza, l'altro spezz gli anelli del catenaccio e poi col prigioniero fuggirono, lasciando de Chantal che faceva vani sforzi per isciogliersi.
Presto, presto disse il maggiore che una compagnia del battaglione insegua i fuggitivi. Se quel brigante ha il tempo di raccogliere intorno a s i rimasugli della banda sar un affare serio. A voi, capitano disse poi rivolgendosi ad un ufficiale il compito di riportarlo morto o vivo, anzi, meglio morto che vivo.
Il capitano usc. Il maggiore si fece al letto del Commissario che pareva avesse del tutto riacquistato la coscienza e aveva nello sguardo una espressione di ansia che il maggiore interpret per dolore e per sdegno della avvenuta evasione.
Si rassicuri, signor Commissario, il capitano  un vecchio bracco che sa scovare le volpi. Ha ben compreso i miei ordini e non ci sar pi da temere che quel malnato evada un'altra volta. Questo vuol dire voler procedere con le formalit legali. Se jeri invece di ricondurlo in prigione gli avessimo fatto tirare alle spalle due o tre fucilate, lei ora che ha bisogno di star tranquillo per riaversi non sarebbe crucciato da un tale strano avvenimento. Ma il capitano ha ben compreso quel che ho voluto dire con la raccomandazione di ricondurlo o morto o vivo e... dar l'ordine che si trovi pronta una fossa larga e profonda.
Il Commissario agit le labbra tentando di parlare, ma non pot emettere che un confuso balbettio.
Comprendo quel che vuol dire continu il maggiore. So bene il luogo ove i superstiti delle bande si raccolgono:  un luogo detto le Grotte che il capitano conosce al par di me...
Certo il giacente dovette fare uno sforzo sovrumano perch il viso gli s'imporpor, agit le labbra da prima senza giungere a proferir parola; poi vincendo con ultimo sforzo la paralisi, borbogli:
Carmine.
Il maggiore e gli altri due o tre ufficiali che erano rimasti intorno al letto si chinarono sul giacente, che continu spiccando le parole e con accento imperioso:
Carmine... un contadino... presso la chiesa... Si svegli e venga qui.
Che uomo! esclam il maggiore voltosi al chirurgo. Sono tali uomini che fecero la nostra grande Rivoluzione. Certo cotesto Carmine  una sua spia segreta. Pu dirsi moribondo e pensa al suo dovere!
Ma in tal modo si uccider di sicuro proruppe il dottore.
Poi voltosi al giacente:
Non si affatichi, Eccellenza: ella ha bisogno di riposo. Pensi al grave pericolo che ha corso. Non dubiti che il fuggitivo sar ripreso e messo in grado di non fuggire pi dal luogo in cui sar chiuso.
Lo sguardo del duca sfavill di sdegno.
Presto, Carmine venga qui... Mi lascerete solo con lui. Ubbidite.
Nella voce tremante e smozzicata del vecchio ci era tanta imperiosit che il maggiore fece il saluto militare ed usc per dare l'ordine che si cercasse il contadino Carmine, che, come aveva detto il Commissario, abitava presso la chiesa del villaggio, e fosse condotto nel castello.
Intanto il chirurgo aveva finito di fasciare il braccio del Commissario il quale certo che i suoi ordini sarebbero stati eseguiti, aveva chiuso gli occhi e si teneva immobile col capo affossato nei cuscini.
Il chirurgo not che due grosse lacrime gli scendevano gi per le guance.
Deve soffrire molto disse sottovoce a uno degli ufficiali. Potrebbe per pensare ai casi suoi. Se sopraggiunge un altro flusso di sangue  bello e spacciato.
Il bene della patria anzitutto per questi uomini che decapitarono un re ed una regina! rispose solennemente l'ufficiale.
Un gran fermento regnava intorno al castello. Il sergente, messo agli arresti, non aveva saputo o non aveva voluto dire altro che mentre faceva la ronda era stato sorpreso ed imbavagliato; solo dell'aver lasciato che i suoi sottoposti, dopo aver bevuto si fossero addormentati si confessava colpevole; pel resto si limitava a dare particolari vaghi. Contemporaneamente con la notizia della fuga del pi importante prigioniero si era sparsa quella del male onde era stato colpito il Commissario che alcuni dicevano pressoch moribondo. Era un andare e venire di messi, di spie, un affaccendarsi di soldati e di ufficiali. Ognuno temeva una ripresa della lotta sospesa per la sconfitta delle due bande, sconfitta che aveva lasciato il tempo di mettersi in salvo agli ospiti del castello, fra i quali si teneva per fermo fosse la Regina.
Carmine all'alba di quel giorno dormiva saporitamente. Era andato a letto soddisfatto del dovere compiuto e sicuro che il giorno appresso avrebbe visto il suo Riccardo libero e sciolto accanto a suo padre. La cosa gli pareva cos semplice da non averne dubbio alcuno, quantunque in principio si fosse mostrato cos esitante. Pur comprendeva che per dare pubblicit al riconoscimento faceva duopo al duca di qualche tempo che avrebbe impiegato a far assolvere il suo figliuolo. Perci non si era maravigliato punto nel non notare alcuna impressione negli abitanti del castello del grande avvenimento che appena divulgato avrebbe sbalordito tutta la gente di quella contrada.
Ed era andato a letto sicuro che il giorno appresso qualcosa si sarebbe saputa. Che bei sogni aveva fatto! Certo il suo figliuolo d'adozione non lo avrebbe dimenticato e la sua vecchiaia sarebbe trascorsa tranquilla nel benessere... Anche Geltrude sarebbe stata contenta, ch Riccardo non le avrebbe negato quel che ella ambiva, la propriet assoluta del molino. Eppoi, chiss che l'antico disegno di Pietro il Toro non si sarebbe effettuato, chiss se non era destino che i due fratelli si conciliassero con un buon matrimonio tra Alma e Riccardo! Come era lieto di aver compiuto la missione affidatagli dalla povera morta, assistito dal buon Dio che aveva preservato il giovane Riccardo dai tanti pericoli affrontati nella sua vita avventurosa! Certo era stata la madre che lo aveva protetto, la madre che aveva ricondotto il padre a suo figlio, e lui che era stato l'istrumento del quale si era servita la provvidenza se ne sentiva profondamente commosso!
Non aveva dormito mai cos bene; quantunque svegliato a mezzo il sonno dai picchi poderosi alla porta di strada, un lieto pensiero gli balen alla mente. Lo si voleva al castello perch ei fosse partecipe della gioia di quei due esseri che egli aveva fatto felici.
Capperi disse balzando dal letto per correre ad aprire.  appena l'alba... non han voluto porre indugio... Gi, avran passato la notte a narrarsi vicendevolmente la loro storia.
Aperse tutto lieto in viso e vide a s dinanzi un caporale dei volteggiatori.
Che cosa  disse Carmine Mi si vuole al castello, non  vero?
Non siete voi Carmine? rispose il caporale Mi han detto che voi solo qui portate un tal nome.
Sicuro, sono Carmine.  il duca, o meglio, colui che chiamate Sua Eccellenza il Commissario che vi manda? 
Mi manda il mio tenente. Sbrigatevi.
Aspettate che finisca di vestirmi. Se preferite andare innanzi vi raggiunger.
Ho l'ordine di non perdervi di vista... Non ve l'aspettavate una nostra visita a quest'ora! Gi avevo preso le mie precauzioni facendo custodire le finestre.
Poi voltosi a due soldati che col fucile al braccio si tenevano
sotto le due finestre della casuccia:
Venite qui voi... Il marrano voleva che andassi innanzi per sgattaiolarsela... Se fossi stato io nei panni del Commissario vi avrei fatto fucilar tutti, tutti, intendete?
Il povero Carmine ascoltava intontito, con la bocca aperta dalla sorpresa.
Ma... balbett poi non vi manda il Commissario, il signor duca, anche se l'ordine vi fu trasmesso dal vostro tenente? A che dunque queste precauzioni? Al primo picchio, quantunque dormissi profondamente, compresi che mi si voleva al castello...
Perch vi rimorde la coscienza... perch sapete quel che  accaduto stanotte.
Dio mio, che  accaduto? grid Carmine sconvolto.
Animo, via, non fate lo gnorri... Vestitevi ed andiamo.
In cos dire seguito dai due soldati spingeva Carmine nella casuccia.
Dieci minuti per finir di vestirvi... La compagnia  gi sotto le armi.
O Ges, Ges! gemette il pover uomo. Mi si vuol fucilare forse? E che ho fatto, che ho fatto?
Io non so se vi si vorr fucilare adesso o se vi fucileranno poi. In quanto a quel che avete fatto, la vostra aria spaventata mi dice che ben lo sapete, e chi sa non foste voi uno dei due che sopraffecero il povero De Chantal per far fuggire il prigioniero.
Riccardo fuggito, Riccardo fuggito! grid Carmine vieppi stravolto.
Dieci minuti per finir di vestirvi, andiamo. La reciterete poi la commedia innanzi al Consiglio di Guerra. E questa volta si andr per le spicce; il Commissario non metter degli inciampi come ha fatto finora alle risoluzioni ed ai provvedimenti energici. Gi disse poi, voltosi ai due soldati sempre cos quando cotesti borghesi vogliono imporre le loro leggi a noi militari. Ho inteso io il mio capitano dir cose di fuoco contro i tentennamenti di quel vecchio che essendo della stessa razza di questi briganti mal vedeva che si fucilassero! Ma a quest'ora o  morto o sta per dare l'anima al diavolo!...
Il signor duca il signor duca malato, morto forse! esclam Carmine colpito al cuore dalle parole del caporale.
La fuga del prigioniero, che lui non volle si fucilasse ieri, lo avr spaventato per la responsabilit che incombe su lui. Via su, andiamo.
Carmine macchinalmente aveva finito di vestirsi: nel suo povero cervello cozzavano le idee, e innanzi al mistero della fuga di Riccardo e dell'agonia del duca che il giorno innanzi aveva lasciato vegeto e sano la sua mente si smarriva. Tutto il suo sogno dileguava, e una terribile realt, vieppi terribile perch avvolta nel mistero, era rimasta di quel sogno. Non sapeva il duca che il prigioniero era suo figlio? Non li aveva lasciati l'uno di fronte all'altro? Non gli era parso il duca sfavillante di gioia? Che era dunque avvenuto? Perch Riccardo era fuggito? E che si voleva da lui ora? Forse si era saputo che il fuggitivo aveva vissuto per lunghi anni nella sua casa, che egli lo aveva amato come un figlio, e lo si riteneva complice della evasione? E in questo caso, come aveva detto il caporale, lo avrebbero fucilato?
Col cuore stretto da una orrenda paura, col cervello in tumulto, avendo finito di vestirsi si avvi in mezzo ai soldati verso il castello.
Il duca giaceva supino sul suo letto affannando penosamente: di tanto in tanto apriva gli occhi e li rivolgeva alla porta con una espressione di ansia angosciosa. Due valletti vegliavano a pi del lettuccio, tenendosi muti ed immobili. Di tanto in tanto entrava nella camera il dottore che si appressava al giacente, e dopo averlo osservato si ritraeva scuotendo il capo.
Che ne dite dottore? gli chiese il comandante del battaglione che aspettava nella stanza attigua.
Potrebbe salvarsi se gli si evitassero le emozioni. La fuga del prigioniero  stata la causa precipua del male.
Ma no, la notizia giunse quando gi ne era stato colpito.
Forse l'avr saputa prima.  certo che  agitato da un pensiero, che lo fa sussultare ed aprir gli occhi che rivolge alla porta come chi aspetti qualcuno.
Quel contadino forse che  test giunto. Non l'ho fatto entrare per chiedere il vostro parere. Non sarebbe meglio risparmiargli una emozione?
Credo invece sia peggio che il povero Commissario stia con l'animo sospeso. Meglio dunque che entri. Certo si tratta di cosa assai grave. Del resto, finch il commissario non avr ripreso intera la coscienza, lei ne fa le veci. A lei dunque tocca di comandare.
Io non voglio responsabilit disse il maggiore. So per esperienza che cotesti borghesi finiscono sempre con aver ragione contro di noi. L'Imperatore e il Luogotenente generale fanno un gran conto di quel vecchio che rese alla Francia ed alla Rivoluzione di grandi servigi. Io dunque dar ordine che cotesto contadino sia condotto qui.
E io ne avviser il Commissario.
Ci detto il dottore entr nella camera dell'ammalato ed avvicinandosi al letto chinossi su lui.
Eccellenza disse  qui il contadino che ha fatto chiamare.
Il vecchio apr gli occhi che ebbero una espressione di gioia profonda.
Che venga, che venga balbett.
Parve d'un tratto rianimato tanto che tent di sollevarsi pur non distogliendo gli occhi dall'uscio, sul quale fra due soldati apparve Carmine con i polsi stretti dai ferri, livido, disfatto, reggendosi appena sulle gambe malferme.
Il giacente a tal vista sembr richiamasse tutte le sue forze, si sollev a sedere e stese il braccio, dicendo con voce rotta ma con accento imperioso: Si tolgano quei ferri... Comando io qui... Uscite tutti, tutti...
E volse intorno lo sguardo nel quale balenava lo sdegno.
I soldati si affrettarono ad ubbidire: i valletti uscirono, uscirono i soldati. I lineamenti del vecchio si ricomposero, e voltosi a Carmine che era passato dal terrore alla gioia nel vedersi sciolto dai ferri, ma che era pur sempre intontito: Chiudi la porta gli disse, giungendo con uno sforzo a ben profferire le parole.
Carmine chiuse la porta; poi, vinto dalla commozione nel veder lo stato in cui era ridotto il vecchio duca, si avvicin al lettuccio, e giungendo le mani:
Dio mio, Eccellenza, Dio mio, cosa  stato?
Ascolta disse il vecchio, del quale la dolorosa tensione dell'anima era visibile nei tratti scomposti del viso. Egli  fuggito. Egli ha preferito... quel che dice il suo dovere a me... Lui non poteva amarmi cos d'un tratto...  giusto... come io l'amai solo a vederlo... Lui pu fare a meno di un padre... io non posso fare a meno del figlio mio... Perci muoio...
Parlava lentamente, fermandosi ad ogni frase ed affannando, quasi stentasse a tradurre il pensiero. Pure continu rantolando, ma riuscendo a proferir bene le parole:
Se non lo uccideranno, raggiunger in Sicilia la sua Regina...  lei che me lo toglie, lei... quella donna infernale che ho odiato fin da quando mise il piede in questo Regno... Gli perdono e lo benedico... se il destino lo vuole salvo dai soldati che lo inseguono, e tu lo rivedrai, digli che l'ho perdonato e l'ho benedetto nel punto... di morire.
Il vecchio Carmine che da un'ora subiva tante e s diverse emozioni, aveva gli occhi gonfi di lagrime, n trovava parole per confortare il morente.
Il quale riprese:
Ella ti diede una lettera per me che tu per trent'anni custodisti fedelmente: io ti do una lettera per lui; la Provvidenza ti assister anche in questo. Dammi quel calamaio e quella carta.
Carmine corse allo scrittoio e port al duca l'occorrente per scrivere. Il duca con mano tremante scrisse alcune parole, firm, poi porgendo la carta a Carmine:
 il mio testamento... che gli darai con la lettera di lei che  qui... sul mio petto... E gli dirai che lo bene...
Non comp la parola e ricadde sul letto, livido e rantolante.
Carmine smarrito, tremante, trasse dal petto del vecchio la lettera che il giorno innanzi gli aveva dato, la nascose, con la carta che il duca aveva scritto; poi si chin sul giacente, e poich il rantolo era cessato, gli sollev le palpebre.
Gli occhi eran vitrei, senza sguardo, iniettati di sangue.
Dio mio! grid atterrito. Dio mio!
E si precipit fuori la camera gridando al soccorso.
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CAPITOLO 6.
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Nelle viscere di un monte scavato per trarne dei marmi dagli antichi abitatori di quelle contrade e i cui condotti sotterranei andavano serpeggiando in direzioni diverse, i superstiti delle due bande si raccoglievano, essendo quello un rifugio ben sicuro da ogni sorpresa, perch molte erano le entrate e molte le uscite note soltanto ai pi vecchi. Quantunque i francesi sapessero che era quello il ritrovo degli sbandati, avevano rinunziato a scovarli, perch i varii tentativi erano riusciti infruttuosi. Del resto quegli sbandati non eran temibili, mancando essi di un capo, onde si preferiva coglierli alla spicciolata nell'aperta campagna quando essi uscivano per procurarsi le vettovaglie; ed invero parecchi essendosi lasciati sorprendere, si erano ridotti a ben pochi, non pi di una ventina.
Ma l'evasione di capitan Riccardo aveva ridestato tutti i timori nel comandante del battaglione che dopo la sconfitta delle due bande aveva creduto di poter dormire sonni sicuri nella quiete e nel benessere di quel castello, in cui soldati ed ufficiali riposavano delle durate fatiche. La ribellione pareva domata, n vi erano indizi che potesse risorgere: i contadini si mostravano sommessi e rassegnati alle quotidiane requisizioni: il vino era generoso, la carne eccellente, l'alloggio confortevole, e quei soldati e quegli ufficiali potevano ben dirsi fortunati, mentre i loro commilitoni altrove continuavano a combattere aspramente quella guerra, che se pareva spenta in un luogo, si accendeva pi impetuosa e pi feroce in un altro.
Nel centro del monte che era denominato delle grotte si apriva un'ampia caverna dalla quale s'irradiavano, per dir cos le anguste viuzze. Ivi, seduti sull'umido terreno, al chiarore fioco di una lucerna, gli sbandati con le carabine fra le gambe attendevano a rifocillarsi in silenzio ma con le orecchie tese per cogliere i rumori che fossero indizio di un imminente pericolo.
Lo zoppo non giunge ancora disse il Ghiro che aveva finito allora allora di far merenda.
Dobbiamo aspettarci da un istante all'altro una visita poco gradevole fece il Magaro. Vedrete che questa volta faran sul serio. La liberazione di capitan Riccardo avr messo lo scompiglio nel castello.
Tanto pi se sanno che Benincasa si avanza con la banda.
Bisogna andargli incontro.  l'unica salvezza, altrimenti cadremo in trappola ad uno ad uno. Eravamo quarantacinque, or siamo appena venti...
Bisogna parlarne a capitan Riccardo e a Vittoria.
Non accetteranno. Ti pare mo' che vorranno mettersi agli ordini di Benincasa?
Necessit non ha legge: la superbia, anche legittima, deve cedere innanzi al bisogno sentenzi un vecchio scorridore. Possiamo far banda da noiAl primo scontro saremmo massacrati.
Capitan Riccardo dorme ancora?
Cos credo.  ancora debole per le ferite non rimarginate del tutto.
E Vittoria?
Che donna quella l! Pietro il Toro mi ha detto come giunse a far evadere capitan Riccardo. Che furberia e insieme che audacia! Dieci uomini non sarebbero riusciti a tanto!
S, ma anche Pietro il Toro...
Fu il braccio, ma lei fu la mente. Che donna!
Eh, mio caro, quando la passione ci si mette...
Tu credi?
Se ci credo! Feci parte della sua banda quando ella era l'amante del Vizzarro, se ne stava in mezzo a noi con molto meno di ritegno di quello che ha un uomo e di male parole ne diceva peggio di un carrettiere, e di storielle da far arrossire un galeotto ne raccontava meglio di uno di noi. Ed ora, hai visto? Si  tenuta e si tiene in disparte come se fosse una verginella sol perch la gonna le si  sdrucita.
Una verginella che quando poi  in mezzo alla mischia diventa una tigre. Ma insomma, come spieghi tu che capitan Riccardo non ne vuol sapere? 
Capitan Riccardo  un valoroso capobanda, ma anche un galletto che la sa lunga. Se capitan Riccardo si fosse mostrato condiscendente, quella l gli avrebbe riso in faccia. Le femmine, mio caro, restano pur sempre femmine!
In fondo alla caverna, su un giaciglio fatto di un mucchio di mantelli, capitan Riccardo dormiva. Due delle ferite nell'agitazione della fuga gli si erano riaperte e per quanto Pietro il Toro, pratico di tali cose, avesse cercato di fasciarle sanguinavano ancora, onde il molto sangue perduto aveva prodotto una forte prostrazione nel giovane che appena messo il piede nella caverna aveva inteso il bisogno di riparare alle forze col gettarsi a giacere. Ed era da un pezzo che il sonno gli aveva chiuso gli occhi mentre sul grosso panno che, in mancanza di meglio, Pietro aveva messo sulle piaghe, si andava spandendo sempre pi una larga macchia di sangue.
Vittoria, che aveva ripreso gli abiti maschili, gli si era seduta vicino, e coi gomiti sulle ginocchia, la testa fra le mani, lo contemplava. Non mai aveva inteso cos insuperabile l'abisso che li separava, come dacch Pietro le aveva confidato l'amore di Riccardo per Alma. Ella intanto rifletteva a quel che era divenuta per quella passione che le si era confitta come una spina nel cuore. Finallora non aveva pensato mai all'avvenire: nella vita randagia che aveva vissuto, tra un assalto ed una fuga, un'orgia ed una carneficina, non aveva avuto il tempo di ripiegarsi su s stessa e di chiedersi che di lei sarebbe divenuto. Del resto, ben lo sapeva: risoluta a non cader viva nelle mani del nemico, si era procurato un potente veleno caso mai le palle dei Francesi l'avessero risparmiata. Ma come, come cos di un tratto si era data ad accarezzare la speranza che una ben altra vita avrebbe potuto arriderle, assai diversa da quella che le era parsa la sola confacente alla sua indoleCome lei, nemica di ogni legge, aborrente da ogni soggezione, femmina solo in certi istanti di torridi desideri, come confusamente e mal suo grado si era data a vagheggiare un'esistenza di pace, di serenit in una casetta tutta sole, in cui avesse potuto obliare l'orrenda tragedia che era stata finallora la sua vita?
E contemplando con occhi nuotanti in un sogno Riccardo dormiente, il suo pensiero si affissava sulle dolci immagini della vita familiare. Vedeva attorno a s dei bambini; si vedeva, nell'attesa di lui, andare attorno per la casetta, tutta intesa alle domestiche faccende; si vedeva tenera e premurosa aiutarlo a deporre le armi, mentre i fanciulletti gli si abbrancavano alle ginocchia. Vedeva in quel buio della caverna tutto un fascio di luce che abbarbagliava gli occhi, ed in quel barbaglio lui carezzevole ed appassionato che la teneva stretta alla vita guardandola negli occhi. E tale felicit si prolungava come una lunga via tra il verde che si perde lontano lontano nell'azzurro, e per quella via, vicino e lontano, lui con lei, lui con una nidiata di bimbi, lei seduta sulle ginocchia del giovane che bisbigliava all'orecchio dolcissime parole.
Sognava ad occhi aperti col capo fra le mani. Pareva che la realt fosse quel sogno nel quale si era sprofondata e che tutto il suo sanguinoso e truce passato non fosse una realt, ma una orrenda visione che svanir doveva come una nebbia nera. Il presente del sogno si rannodava senza alcuna interruzione ai primi anni della sua giovinezza, come se allora allora si fosse destata dopo un sonno angoscioso, e avesse ritrovato lui presso a s, lui che aveva amato fin dal primo giorno della sua vita e lo aveva amato come ora lo amava. Ed era un delirio calmo il suo in quel risveglio di quanto la femminilit ha di pi dolce e di pi puro. Tutto aveva obliato: il suo primo amante, la tremenda tragedia della fuga dalla casa paterna, le scorrerie, le stragi, il luogo in cui si trovava e i compagni delle sue imprese che erano pur l seduti in disparte. Tutto aveva obliato; l'incontro con la Regina, la rivelazione di Pietro il Toro, l'amore di Riccardo per Alma, la sua fuga dalla prigione, il pericolo che loro sovrastava, cullata da quel sogno nel quale l'anima sua, nuova a quelle dolcezze, le pareva come sommersa in un oceano d'azzurro. Ma il sogno fu rotto dalla voce di lui che si era svegliato e sollevandosi sul gomito aveva rivolto lo sguardo alla giovane donna dicendole:
Perch non sei andata a dormire, povera amica? Bisogna al pi presto metterci in via, ch questo non  punto un luogo sicuro per noi.
Metterci in via? Per dove? mormor lei.
Per giungere alla marina. M'imbarcher per la Sicilia con coloro che vorranno venir meco. Vuoi tu venire con me?
Ella intese come se il cuore le si squarciasse. Il sogno di un tratto si dilegu e rimase la realt, la terribile realt che aveva aperto a lei dinanzi l'abisso. Nell'impeto del dolore ritorn la fierezza del carattere.
No rispose no. Vai tu, io resto.
Ma comprendi che  inutile lottare pi oltre, che per ora la nostra causa  perduta? Che farai qui? La tua banda  dispersa: i pochi che restano saran presto o uccisi o imprigionati. E poi finora combattemmo da soldati per un nobile scopo; d'ora innanzi dovremmo combattere da briganti...
Va tu, io resto! ripet lei cupa in viso.
Ma io non posso lasciarti. Non ti debbo la vita, non ti debbo la libert forse?
Tu nulla mi devi, nulla. Anche senza di me, tuo padre ti avrebbe salvato.
Mio padre? grid lui. Tu sai dunque?
S, tutto. E so che tu non ami la Regina, tu ami un'altra donna e perci vai in Sicilia.
Chi te l'ha detto? balbett lui chi te l'ha detto?
Che farei io in Sicilia? continu Vittoria senza rispondere alla domanda del giovane. Tu col sarai riconosciuto per quel che sei, porterai il nome cui hai diritto, e la donna che tu ami sar ora ben orgogliosa di portare il tuo nome. Che verrei a fare io? Avevo fatto un sogno, un dolce sogno nel quale avevo rannodato il presente e l'avvenire alla mia prima giovinezza. Mi vedevo quale fui finch il demone della mia vita non mi travolse, degna di portare il nome col quale tu ti presenterai a lei in Sicilia, perch anche io nacqui da gente cospicua, anche io in un tempo era una stella alla quale ben pochi sguardi avevano il diritto di volgersi per contemplarla. Tu dormivi, ed io dormivo con te. La tua parola mi ha destato, la tua parola ha rifatto di me... quel che avevo obliato di essere.
La mia liberatrice! esclam lui che non ha curato pericoli, e che per provarmi la sua devozione ha arrischiato pi che di morire, di cadere in mano di quella gente...
Di questo non ho temuto. Non ti ho detto che porto con me un infallibile veleno?
Egli le si avvicin, ne prese le mani che fremettero al contatto delle sue e le disse con voce dolcissima e tremante per la tenerezza:
Vuoi tu esser pi che la mia amante, la mia sorella buona, cara, a cui io consacrer la parte migliore dell'anima mia?  vero, s, io amo una creatura alla quale ho appena rivolto in due o tre occasioni la parola, una creatura che ignora, e forse ignorer sempre che il mio pensiero  pur sempre di lei. Io non so se  vero che sia mia cugina; io non ho cessato di essere il capitan Riccardo e non sar mai altro; dunque nulla di comune fra me povera lucciola e quella stella. Oltre a questo amore, io ho un impegno, un dovere da compiere. Ho promesso, sia pure in un istante di delirio e insieme di orgoglio, se fossi rimasto vivo, di accorrere in Sicilia per offrire i miei servigi alla Regina. Dove mi condurr l'adempimento di un tal dovere? Nol so e non m'importa di saperlo. Che io ti ami... come una sorella, oh, credilo Vittoria; io darei per te la mia vita, per la felicit tua... guardami negli occhi... ne dubiti tu, ne dubiti? Avrei potuto far di te un'amante... sei bella ed hai nello sguardo il fascino di un'anima dominatrice, e non ho voluto e non voglio perch sarebbe una slealt della quale un giorno tu mi chiederesti conto come mi chiederebbe conto colei che dall'alto del suo trono  scesa fino a me.  gi troppo, sorella mia, che io mi divincoli fra due amori, pur l'uno non togliendo nulla all'altro. Vuoi tu dunque esser la mia amica come sei stata la mia salvatrice?
Ella ascoltava col capo chino e il petto ansante, sopraffatta da un sordo dolore, ma pur costretta ad ammirare la lealt di Riccardo. Ah, s, ben terribile si sarebbe destata la sua gelosia se a quel suo amore egli si fosse piegato per un impeto del sangue. Non la disdegnava dunque, se l'aveva detta bella e affascinante? Era la lealt del suo carattere che gli aveva impedito di darlesi! Ella ben sentiva che le mani di lui tremavano nelle sue, ben sentiva nella voce del giovane i fremiti del desiderio, e ci valse a renderle meno amare le parole di lui.
Ed era per rispondere, quando una voce che veniva dal fondo della caverna li scosse.
Lo zoppo, lo zoppo si gridava, mentre tutti si affollavano verso una delle vie sotterranee.
Riccardo e Vittoria si rivolsero ben sapendo esser lo zoppo un'antica spia che gli sbandati avevan preso al loro servizio per essere informati dei movimenti delle soldatesche, incombenza che compiva con singolare acume e furberia non solo per la conoscenza che aveva dei luoghi, quanto per la destrezza nel penetrare ovunque ci era da raccogliere notizie e nel travestirsi. Che ei fosse veramente zoppo molti dubitavano, perch lo si era talvolta visto camminar dritto sotto questo o quel travestimento e nessuno meglio di lui sapeva inerpicarsi su per le balze o discendere precipitando.
Insomma diceva lo zoppo a coloro che gli si stringevano intorno chi  vostro capo? A lui solo dir quel che gli debbo dire, anche perch sono quindici giorni ormai che vo su e gi rischiando la pelle e nessun di voi mi ha dato di che comprarmi un pizzico di tabacco. Pure una cosa ve la dir, ed  che fra un'ora se non pensate ai casi vostri sarete fatti in tanti pezzi che il pi grosso sar l'orecchio.
In cos dire erano giunti innanzi a Vittoria ed a capitan Riccardo che si era alzato da sedere.
Non ci  tempo da perdere dunque dicevano intanto i fuggiaschi, ognuno dei quali gi stringeva alla vita la cartucciera, mentre altri allacciavano le uose di cuoio.
Sentiamo quel che dice capitan Riccardo, non precipitiamo le cose osservarono i meno facili ad esser presi dal panico.
Riccardo e Vittoria avevan ripreso il loro fiero e risoluto contegno. Bisognava che essi per i primi mostrassero calma e freddezza di animo, ben comprendendo che si doveva lottare di accorgimento e di astuzia, non potendo per la esiguit del numero lottare contro i nemici con le armi.
Sentiamo disse capitan Riccardo a colui che era detto lo zoppo e che era un contadino dal viso scialbo, dagli occhietti affossati nelle orbite e dal muso volpino. Che nuove ci porti?
Dicevo test a questi amici rispose lo zoppo che da quindici giorni non ho avuto da essi neanche di che comprarmi un pane.
 giusto: eccoti due piastre. Ed ora parla: quanti sono i soldati che vendono per assalirci?
Tutta una compagnia. Ho conosciuto anche colui che li guida:  Giovanni il Guercio, che conosce al par di me questi luoghi.
Un mormorio corse per gli astanti.
Giovanni il Guercio! Ah Giuda maledetto! Gli vorr dare tante coltellate quante piastre mi ha estorto.
Se stasera la mia carogna non sar fredda ed insanguinata in fondo a un burrone giuro sulla Madonna del Carmine che me ne manger il cuore.
E aggiungo continu lo zoppo che conosce tutte le uscite di questa grotta. Bisogna dunque far presto se non volete trovare ad ogni buco venti bocche di fucili.
Andiamo, andiamo! gridarono tutti insieme gli sbandati.
Silenzio! grid capitan Riccardo che si era alzato volgendo un'occhiata fiera e sdegnosa ai tumultuanti, i quali, soggiogati dal severo aspetto del giovane tacquero, pur scambiandosi delle occhiate che ne esprimevano l'animo turbato.
Non  necessario stabilire ove ritrovarci se ciascun di noi dovr prendere una via? Non ho ancora finito d'interrogare il nostro informatore, che potr darci altre notizie importanti...
Null'altro ho da dire fece lo zoppo. Non credo v'importi sapere quel che nell'accingermi a venire qui intesi dire da uno del castello, che il Commissario civile fu stanotte sorpreso da apoplessia nell'apprendere la notizia che voi, capitan Riccardo, eravate fuggito!
Che hai tu detto, che hai tu detto? grid il giovane colpito al cuore da tali parole.
Che il Commissario civile sta per morire. Dovreste esser ben lieto di tale nuova. Non vi aveva o non vi avrebbe condannato a morte? Con la vostra fuga avete fatto voi a lui la festa!
Il Commissario civile? Tuo padre dunque! mormor Vittoria che aveva anch'essa impallidito.
E se volete che vi dica di pi continu lo zoppo vi dir anche da chi l'ho saputo: da Carmine, che voi, capitan Riccardo, ben conoscete.
Tale notizia sarebbe parsa indifferente agli altri se non avessero notato il turbamento onde era stato assalito capitan Riccardo. Pietro il Toro gli si era avvicinato dando segni di stupore e insieme di angoscia.
Dovevamo prevederlo, dovevamo prevederlo... Carmine gli aveva tutto svelato!...
Prosegui, prosegui disse Riccardo vincendo il suo orgasmo. Fu dunque Carmine che ti diede tale notizia?
Proprio lui. Usciva dal castello, ove non so che fosse andato a fare ed era sconvolto come chi sia colpito da una grande sciagura. Cosa strana, perch infine a lui che pu importare che il Commissario muoia o viva? Al vedermi corse a me, cosa anche strana questa, perch mi ha sempre evitato... anzi credo che appunto per questo al vedermi mi parve che, pur sconvolto com'era, sussultasse di gioia.
Riccardo ascoltava anelante, ed anche Pietro il Toro pendeva dalle labbra dello zoppo. Avevano compreso entrambi che Carmine si era rivolto a lui onde la notizia giungesse al loro orecchio.
Ma a noi che importa tutto questo? borbottarono alcuni. A noi importa di metterci al pi presto al sicuro.
Importa a me e molto! grid Riccardo. Continua disse poi rivolto allo zoppo.
Dunque Carmine si avvicin a me e mi disse: Il povero duca  moribondo: anzi credevo fosse morto ma poi si  riavuto. Stanotte fu colpito da apoplessia dopo la fuga del prigioniero, la quale si rinnov pi rudemente or ora in mia presenza. Non giunger a stasera. Se capitan Riccardo lo sapesse, chi sa, forse sarebbe un bene per lui e per gli altri. E in ci dire mi guardava fiso fiso per farmi bene intendere il suo pensiero.
Capitano Riccardo aveva piegato il capo e si copriva il volto con le mani. Tacevan tutti compresi da tristezza, pur senza saperne il perch. Infine il giovine sollev il viso che apparve solcato di lacrime, si pass la mano sulla fronte, e giungendo risolutamente a dominar l'angoscia, disse rivoltosi agli astanti:
Un obbligo sacro m'impedisce di seguirvi. Andate, amici, andate, fratelli, io vi sciolgo da ogni vostro impegno. Se per alcun di voi vuol seguirmi in Sicilia, fra cinque giorni, se mi sar dato deludere la vigilanza dei nostri nemici, io sar nel villaggetto di S. Eufemia. Conosco col il padrone di una barca che  dei nostri, fedele al Re ed acerrimo nemico dei Francesi. In Sicilia potrete trovare da occuparvi nelle nuove bande che ivi si formano. Per voi gi avete compreso che grande  il pericolo che ci sovrasta e molti di noi morranno prima di giungere al mare. Non vi consiglio di dividervi: se le uscite non sono gi guardate, lo saranno fra poco;  meglio essere uniti per fare impeto con probabilit di vittoria, sui soldati che vi trovereste a guardia. Ed ora, abbracciamoci fratelli, e che Dio ci protegga!
Venite con noi, venite con noi! gridaron tutti.
E quei volti fieri e riarsi esprimevano un sincero dolore. Le mani si tendevano per stringer quelle di Riccardo, profondamente commosso anche lui.
Solo Pietro il Toro e Vittoria si tenevano in disparte, immobili e pensosi.
Intanto, poich ognuno comprendeva che non si poteva indugiare pi oltre, essendo stato accolto il consiglio del giovane di uscir tutti insieme per fare impeto sui nemici se mai ne avessero trovati a guardia dell'uscita, ad uno ad uno s'immisero per un angusto viottolo che riusciva alla parte del monte opposta a quella per la quale erano entrati ed ove forse i soldati non erano giunti ancora.
Quando Riccardo si rivolse vide a s dinanzi Pietro e Vittoria.
Perch non siete andati via con gli altri? disse con un accento che voleva essere di rimprovero, ma che era di tenerezza e di gratitudine.
E d un poco proruppe Pietro il Toro che avresti fatto tu se ti avessimo lasciato solo? Gi, duca o principe, per me sei sempre il fanciullo a cui ho dato a mangiare il mio pane e che ho addormentato sulle mie ginocchia! Io ho ben compreso il tuo pensiero: tu vuoi tornare al castello, tu non vuoi lasciar morire tuo padre senza il conforto di una tua parola; ma dovrai dichiarare l'esser tuo e non saresti creduto, e poich ti fanno responsabile del male che ha colpito il povero vecchio e, a dirla schietta, non han tutti i torti, ti metteranno in carcere per condurti domani in sullo spiazzo, come gi avrebbero fatto!
Hai ragione Pietro, hai ragione, tanto pi che per un mio progetto ho un gran bisogno di te.
Lo dicevo io, lo dicevo! In due potremo trovare un mezzo uno stratagemma per giungere fino al duca.
In due! disse Vittoria con una grande amarezza nella voce. Non si ha bisogno di me dunque?
S, s, povera donna rispose Riccardo intenerito e stendendole la mano. Voi due siete i miei soli amici e sento di poter tutto imprendere. Io debbo, io voglio accorrere al capezzale di mio padre per essere benedetto se ancor vive, o per pregare sul suo cadavere. Sono io che l'ho ucciso, io che rifiutai le sue offerte, io che non volli mi riconoscesse per figlio, o meglio, fu la fatalit che ha scavato un abisso profondo fra me e mio padre. Ma non pi indugi. Non hai tu due abiti da cappuccino? Noi andremo, Vittoria ed io, se ci sar dato di deludere i soldati, ad aspettarti al molino di Geltrude: tu intanto, travestito da mendicante, andrai alla ricerca di Carmine, col quale combineremo il da fare. Che ne dici?
L'idea  buona, se per i Francesi non la faranno divenir cattiva...
Qual' il tuo avviso, Vittoria?
 il tuo rispose lei.
Egli ne comprese tutta l'amarezza dell'animo; comprese d'essere stato ingrato e le si rivolse con un impeto di tenerezza e di piet profonda:
So, so, lo intendo, anima fiera e devota, quanto sia doloroso, per te il vedermi quasi dimentico del tuo generoso sacrifizio. Tu la invitta, tu la dominatrice, tu il cui gesto era un comando, il cui corrugar del ciglio era un fulmine; tu cui debbo se non la vita e la libert, la prova suprema di quanto possa un cuore di donna in una maschia compagine! Ma non sei tu da compiangere; sono da compiangere io, io travolto da una fatalit orrenda verso un ignoto di cui forse non trover un cuore come il tuo, che forse mi dar delle terribili e amare delusioni!
Grazie! rispose lei con un lampo di gioia profonda e di ineffabile tenerezza negli occhi. Ed era per gettarsi nelle braccia di Riccardo, ma un pensiero sopravvenutole la fece retrocedere scura in viso; e come se si fosse fatta una colpa di quell'istante di abbandono si trasse in disparte e pieg il viso tra le mani.
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CAPITOLO 7.
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Il molino di Geltrude era posto in fondo alla valle, gi per la quale scorreva un torrentello. In esso viveva solitaria la vecchietta che in altri tempi era stata fra le pi belle della borgata e aveva fatto molto parlare di s. Pure curiosa com'era, sapeva tutto quel che accadeva nel dintorno che a lei riferivano coloro i quali portavano a molire il grano, il granone, le castagne, pagando cos parte del loro tributo. La sera in sull'imbrunire la vecchietta stornava l'acqua del torrentello, si asserragliava nella stanzuccia in cui dormiva e non avrebbe aperto a chicchessia per cosa al mondo.
La sera di quel giorno, ella che da quando i Francesi s'erano impossessati del castello era divenuta pi guardinga e pi prudente, quando ancora il sole era sull'alto dei monti lontani dopo i quali si stende il Tirreno azzurreggiante, aveva annodato il sacco di farina contenuto nella tramoggia, e chiusa e sprangata la porta del molino era risalita nella sua stanzuccia.
Gli avvenimenti che si erano succeduti l'avevano sbalordita, n sapeva spiegarseli per quanto vi arzigogolasse sopra. Le pareva tanto naturale che appena il padre avesse riconosciuto il figlio, questi dovesse di un tratto prendere il nome e il posto che gli eran dovuti! Intanto Riccardo era fuggito, il duca colpito da apoplessia tra la vita e la morte, anzi in quel mattino era corsa voce che fosse spirato, la quale notizia era stata poi smentita. N ella sapeva a chi rivolgersi per appurare la verit vera; sapeva soltanto, che Carmine aveva libero ingresso nel castello e che non si dipartiva dal capezzale del malato; neanche Carmine dunque poteva appagare la sua ardente curiosit, nella quale ci era anche un grande interessamento per la sorte di Riccardo.
Intanto era scesa la notte ed ella accudiva svogliatamente alle faccenduole della sua casetta, trasalendo ad ogni scampanio della lontana parrocchia nel quale le pareva di riconoscere il suono della campana a morto.
Ges, Ges diceva la poveretta quando il destino ci prende di mira! E che ne  di quel povero giovane che non avrebbe pi bisogno ora di esporre la vita randagia per questi monti con tante ricchezze sotto l'occhio del sole?
In questo un picchio alla porta del molino le fece gelare il sangue nelle vene. Rimase immobile, con le orecchie tese, sperando che un tal rumore fosse accidentale. Ma un altro picchio la fece trabalzare. Questa volta non ci era da ingannarsi; proprio alla porta del molino si picchiava.
Che sia Giovanni, venuto pel sacco di farina? Se  Giovanni gliene vorr dire di tutti i colori.  ora questa di andare a rompere le scatole alla gente?
Per il dubbio che non fosse Giovanni le stringeva il cuore di paura. Apr pian pianino l'imposta della finestretta e sporse il capo.
Chi ? chiese tutta tremante.
Aveva visto due ombre rassomiglianti a due monaci questuanti.
Aprite, Geltrude disse una voce che le parve di riconoscere.
Io sono una povera donna e non ho niente da darvi. Se volete un po' di farina tornate domani.
Sono io continu la voce sommessamente io, Riccardo.
Rimase sbalordita, che non poteva dubitarne avendo ora ben riconosciuta la voce. Riccardo in casa sua, Riccardo che era evaso in quella notte, Riccardo che i Francesi cercavano a morte!
Non rispose ma si precipit per le scale, spaventata da una parte; ma dall'altra non le pareva vero che ella finalmente entrasse per qualche cosa nelle avventure di quel giovane pel quale aveva inteso sempre un grande affetto. Ma giunta innanzi alla porta sost. E se non fosse lui? E se fosse un malvivente camuffato da monaco questuante, uno dei tanti sbandati che ad onta della sorveglianza dei Francesi infestavano quelle campagne? E chi era l'altro? Non Pietro il Toro, non il Magaro, non il Ghiro, compagni inseparabili di Riccardo, che altrimenti avrebbero fatto sentire la loro voce!
Aperse uno sportellino nel mezzo della porta e guard. Era proprio lui, proprio lui: ne vide il viso maschio e fiero attraverso i lembi del cappuccio, quantunque smagrito e sofferente. Non indugi pi oltre ed apr la porticina.
Voi signor Duca gli disse facendosi da parte. Che onore, che onore per me! Vi siete ricordato che questa  casa vostra e pi che mai ora, perch sapete bene che il molino io l'ho in fitto...
Buona Geltrude rispose lui entrando io non sono che Riccardo, vi ricordate? Riccardo che pi di una volta ebbe da voi riempite le tasche di pane e di castagne.
Sia comunque, avete fatto bene a venire da me.
Badate per che mi si insegue, mi si ricerca, e se mi colgono da voi...
Speriamo che non vi colgano fece lei pur non potendo dissimulare la sua esitanza ridestata dalle parole del giovane. Ma lasciate che chiuda.
In ci dire sprang la porticina, prese il lume e sal la scaletta seguita dai due.
E cotesto vostro compagno chi ? chiese lei, ch la curiosit vinceva nell'anima sua ogni altra apprensione.
Il compagno di Riccardo non aveva sollevato il cappuccio che gli scendeva fin sulla fronte, lasciando all'ombra il resto del viso. Nella tonaca monacale, appariva di membra snelle, con certe linee che svegliarono i sospetti di Geltrude, la quale l'andava esaminando con evidente interesse.
 un amico che ha rischiato pi volte la vita per me e che vuol dividere la mia sorte, buona o cattiva che debba essere.
Ah! un amico! disse fra i denti Geltrude non lasciando di squadrare il compagno di Riccardo con uno sguardo inquisitore.
Ebbene no disse Vittoria facendo cadere il cappuccio non un amico: un'amica, invece, cara comare, ma che vale quanto un uomo se non di pi, se mai avete inteso discorrere di Vittoria che difese il castello.
San Francesco di Paola! esclam la vecchia giungendo le mani e con una viva espressione di spavento e insieme di ammirazione. Voi, voi che dicono cos terribile, che bevete il sangue di nemici, che uccidete un uomo come io tiro il capo ad un pollastro, voi che siete cos bella! Ah, se i Francesi sapessero che siete in casa mia! E dire che siete tanto vicina ad essi che stamane han mandato tutta una compagnia per ricercarvi!
Non perdiamoci in parole, buona Geltrude disse Riccardo, il quale aveva visto che alle parole della vecchia, Vittoria era divenuta cupa in volto. Noi abbiamo dato appuntamento qui a Pietro il Toro che  andato alla ricerca di Carmine.
Carmine  al castello rispose Geltrude che non rimuoveva gli occhi dalla giovane donna, la quale pareva assai seccata dalla curiosit che destava.
Lo so: so che il povero duca, quantunque riavutosi, lotta ancora tra la vita e la morte, e che il suo stato  disperato. L'ho appreso da alcuni carbonai. Io son qui per compiere un debito sacro: quello di rivedere mio pa... quello di rivedere il duca.
L'avete gi visto dunque, se volete rivederlo! E come avete avuto il cuore di lasciarlo? Non vi ha detto Carmine chi voi siete, che cosa  per voi quel povero vecchio? Fui io, fui io che lo indussi ad andare al castello per compiere la missione che la povera madre vostra gli aveva affidato. Egli tentennava adducendo tante stupide ragioni... Sapete come  Carmine! Un bravo uomo, un cuor d'oro, che vi ama come un figlio, ma si affoga in un bicchier d'acqua; e se non fosse stato per me, voi ancora ignorereste la vostra nascita. Come dunque vi ha fatto il cuore di fuggire, di lasciar vostro padre, quel magnifico castello, tante richezze ed anche... perch no? oramai si pu ben dire, la certezza di un matrimonio pel quale non c' pi bisogno di divenir generale? Vi ricordate quel ch vi dissi un giorno, quando mi accorsi che diventavate pallido in viso a vedere una certa bella creatura, quando vi sorpresi che la guardavate con l'anima negli occhi, cacciando dal petto certi sospiri... Non ho ragione, non ho ragione? ditelo voi.
Queste ultime parole erano state dirette a Vittoria che se ne stava immobile e in silenzio. Alla dimanda della vecchia si scosse e con tono brusco rispose: Che ne so io, che ne so?
E per nascondere il turbamento si avvicin alla finestretta. Non voleva confessare a se stessa di essere scontenta di s, di sentirsi umiliata dal fascino di quel giovane, fascino che a lui la teneva avvinta senza potersene staccare. Che aveva fatto di lei quella passione scoppiata di un tratto come un incendio in una foresta inaridita dalla lunga canicola! Perch non era andata via anche lei con gli altri? Perch non aveva ripreso la vita d'un tempo in cui ella era padrona di s e libera come lo sparvieroA che ostinarsi a seguir quell'uomo che era stato ben leale con lei e le aveva tolto ogni speranza? Ah, i tempi in cui, come Riccardo aveva ben detto, ad un semplice corrugar del ciglio vedeva impallidire i pi feroci: quando ella a capo della sua banda passava come furia devastatrice pei villaggi presi di assalto: quando vedeva sgomenti ed avviliti a s dinanzi i catturati in una scorreria che imploravano piet!... A che l'aveva ridotta quell'amore che la umiliava pur non potendo ad esso sottrarsi? E non poteva neanche maledir quell'uomo che senza volerlo l'aveva cos sconvolta; non poteva nulla rimproverare a quell'uomo che fin dal primo istante le aveva aperto l'animo suo! Ah, se avesse potuto odiarlo per come l'amava, avrebbe trovato nell'odio, nella vendetta, un rimedio a' suoi mali! Che era avvenuto dunque in lei, che era avvenuto? Un'altra anima dunque si era sostituita alla sua, un'anima nata per essere schiava, nata per godere della catena onde era avvinta, nata per inebbriarsi nella volutt del dolore?
E un tale spasimo non avrebbe avuto mai fine, mai fine, ch ella ben sentiva ornai infranta la sua vita. Della donna di un tempo solo restava in lei la fierezza. No, se anche egli fosse venuto meno ai suoi impegni, al suo dovere, all'amore della sua vita, e le avesse aperto le braccia per darsi a lei, ella oramai si sarebbe rifiutata, pure agonizzando di acuto desiderio. Le parole della vecchia Geltrude erano state delle spine velenose che ad una ad una le si erano conficcate nel cuore; pure sentiva che se egli per lei avesse a tutto rinunciato, ella non l'avrebbe voluto.
Ed intanto era l con lui: ed intanto lo seguiva come trascinata dietro a lui da una fatalit tremenda! E fin dove, fin dove l'avrebbe seguito riluttante, sdegnata, avvilita, fin dove?
Era questa la domanda che si rivolgeva. L'avrebbe seguito financo in Sicilia, ove l'aspettava una Regina, e dove egli col nome superbo dei suoi padri avrebbe potuto fissar quella creatura che finallora era stata cos in alto per lui quanto una stella per una lucciola? Si sarebbe rassegnata a vedersi reietta, trascurata, o peggio, compatita come un meschino essere, sol degno di piet? Ebbene s, rispondeva a s stessa, s; sentivasi vile a tal segno, sentivasi a tal segno nel dominio di quel fascino strano!
Che era dunque avvenuto nella sua compagine, nel suo cuore, nelle sue viscere?
Giungono disse Riccardo che attraverso i vetri della finestretta aveva visto due ombre scendere pel sentiero che metteva al molino giungono! Dio sia ringraziato!
Non potevano essere a quell'ora che Pietro e il vecchio Carmine.
Invero, poco dopo fu picchiato alla porta del molino. Geltrude era corsa ad aprire, spaventata da una parte pel pericolo che correva, ma assai soddisfatta dall'altra di essere in mezzo a quell'avventura.
Salite, salite disse sottovoce ed aprendo la porticina tanto da poter passare un uomo. Lui vi attende da un pezzo impaziente, povero giovine!
Zitto non far chiacchiere disse bruscamente Pietro il Toro ch ne va della vita.
Temo di essere stati notati, d'essere stati seguiti. I Francesi, che finora si eran tenuti sicuri, son divenuti assai diffidenti, tanto che mal veggono la mia assiduit presso il letto del povero duca. Sarebbero ben contenti di cogliermi in trappola!
E il vecchio Carmine, che era entrato l'ultimo, si mise ad origliare e a scrutar la campagna che era buia e silenziosa.
Salite, via, salite diceva Geltrude Se vi dico che quel povero figlio non ne pu pi dall'ansia! Ma intanto datemi notizie del duca. Povero signore, quando, dopo tanto aver sofferto, poteva dirsi felice!
Il duca non giunger a dimani rispose Carmine con voce afflitta.
Ma aspettate un po' fece la vecchia sbarrando il passo ai suoi due amici. Bisogna che soddisfiate una mia curiosit... nell'interesse di... via, voglio ancora chiamarlo col nome che gli ho dato sempre... di Riccardo.  venuto qui travestito da frate questuante e seguito da un fraticello, che  poi una donna... la famosa Vittoria. Vorrei sapere mo' se se la intendono, perch capite?....
Va l, vecchia chiacchierona esclam Pietro dandole un urto che la fece venir meno. Ti par momento questo di rivolgerci tali domande? 
Carmine intanto era entrato nella stanzuccia in cui Riccardo l'aspettava. A vederlo corse a lui con le lagrime agli occhi.
Riccardo... signor duca fece il vecchio siete tornato, posso ancora vedervi! Ah, che avete fatto, che avete fatto! Vostro padre vi avrebbe liberato, vostro padre era venuto nella prigione per cercare il modo di salvarvi, e la trov vuota, sicch credette che non vi avrebbe visto mai pi. Che avete fatto, che avete fatto!
Io voglio veder mio padre, intendi? voglio vederlo, a qualunque costo!
Dio del Cielo!... certo sarebbe una grande consolazione per lui; ma come fare, come fare? Sapete che i Francesi non volevano lasciar entrare neanche me? Il povero duca dopo avermi consegnato mia carta per voi era caduto in deliquio; io credetti che fosse morto e corsi a chiedere soccorso. Poi rinvenne ed ordin che io non mi muovessi dal suo capezzale, ma mi sono accorto che mi si sorveglia. Ora, come farvi entrare, come?
Io voglio veder mio padre a qualunque costo, intendi?
Capisco, capisco, perch, scusate la franchezza, dovete sentir rimorso di quel che avete fatto...
Trova tu un mezzo. Io son risoluto, se non potr giungere a lui di nascosto, son risoluto ad entrar nella sua stanza anche se fosse custodita da un battaglione di soldati.
Come si fa, come si fa? balbettava il vecchio grattandosi la testa come in cerca di un'idea.
Parve che gliene fosse balenata una perch alz il capo col viso di chi discuta seco stesso un'impresa.
Si potrebbe disse con lentezza di chi vada formando a poco a poco un disegno far credere che il duca abbia voluto per confessarsi un monaco del vicino convento e che io sia andato a chiamarlo. I Francesi non veggono di buon occhio i frati, ma non oseranno opporsi a un desiderio del Commissario... Non vi par questo un mezzo acconcio?
Qualunque sia disse Riccardo. io l'adotto.
Ma se vi scoprono?
Se mi scoprissero e non potessi fuggire approfittando della loro sorpresa, diranno che la mia  stata una bravata.
A meno che vostro padre per salvarvi non sveler l'esser vostro, come avrebbe fatto se...
Andiamo dunque disse Riccardo andiamo. Se il povero padre mio deve morire, sappia almeno che suo figlio non  un ingrato e che per vederlo ha posto in rischio la vita.
Vengo anche io disse Vittoria che finallora si era tenuta in disparte. Non  solito che i frati vadano a due a due?
Per me  un dovere l'espormi a tal rischio rispose Riccardo. Perch vuoi anche tu affrontarlo?
Vengo anch'io ripet lei con tale accento di risolutezza che Riccardo comprese che non si sarebbe rimossa.
Ed io fece Pietro il Toro vi aspetter sotto la finestra della camera attigua a quella del duca. Carmine me l'ha gi mostrata, perch io preveggo che la cosa non passer liscia. I Francesi sono in preda a mille diavoli per la evasione di stanotte. Per deludere la loro vigilanza e giungere fino a Carmine ho dovuto mettere in giuoco tutta la mia astuzia. La cosa non passer liscia, vedrete.
Geltrude li accompagn fin sull'uscio di strada. Quando li vide andar via cos preoccupati che non le rivolsero la parola, nel chiudere la porta mormor indispettita:
Ed io non sapr nulla, dovr attendere fino a domani! Non meritavo d'esser trattata cos; neanche una parola, neanche una parola!
Fecero la via silenziosi, ch ognuno era turbato da tristi pensieri. A che dunque era giovata quella fuga se dovevano di nuovo ricadere in bocca al lupo? diceva fra s e s Pietro il Toro. Ma ineffabile era il cruccio di Vittoria che vedeva l'opera sua resa del tutto inutile; eppure ella aveva sperato, vagamente sperato, che quella suprema prova di devozione avesse influito nell'anima di Riccardo da indurlo a rinunciare al progetto di andare in Sicilia.
Ora aveva compreso che niente sarebbe valso a rimuoverlo, neanche la vista del padre morente, quantunque egli per compiere un pietoso ufficio si esponesse ad essere ripreso. E lei lo seguiva con tanta umile rassegnazione! Ma dove era andata, dove, la sua fierezza? Non era divenuta peggio di una di quelle donnicciuole che in tanto disprezzo aveva tenuto fin allora, le quali vivono schiave di un uomo, nella dedizione non solo del loro cuore, ma anche della loro volont?
E giungeva financo a rimproverarsi d'aver sottratto a Pietro quel documento che provava la legittimit della nascita di Riccardo e che la superbia del padre di Alma, se mai un giorno Riccardo dichiarasse l'amor suo, avrebbe creduto indispensabile per assentire alla loro unione. Quante volte era stata tentata di lacerarlo, ma non aveva osato, come non aveva osato di restituirlo a Pietro, il quale in tante vicissitudini non aveva avuto il tempo di accorgersi che il documento, custodito da lui gelosamente per trenta anni, era andato perduto. Era giunta a considerare una tale sua colpa cos grave da sentirne onta, lei che aveva vissuto senza leggi per tanti anni, e di violenza e di rapine. Ma donde erano sbocciati quei sentimenti in lei? Qual veleno serpeggiava pel suo sangue da renderla cos incerta, cos perplessa, cos fluttuante da non aver l'energia d'appigliarsi a un partito e che la faceva seguire quell'uomo il quale aveva per lei solo una fredda commiserazione?
Altri pensieri si avvicendevano nell'anima di Riccardo. In lui non era venuto meno il proposito di attenere il suo impegno con la Regina, ed inoltre si sentiva spinto da una forza irresistibile verso quella Sicilia ove era anche Alma, Alma, alla quale, senza quasi averne coscienza, convergevano i suoi pensieri. Tutte le fortune che finallora gli avevano sorriso l'avevan lasciato insoddisfatto, scontento, come se in fondo al suo cuore vi fosse una aspirazione, una sola e che non sapeva ben definire. N il poter risorgere con un nome e uno stato cospicuo, sol che si fosse piegato alle offerte del duca, lo incoraggiava a quell'aspirazione che era sempre per lui uno di quei luminosi sogni nei quali si ha coscienza di sognare. Pure non osava dire a s stesso che da quei pochi incontri con Alma poteva trarre argomento che non le fosse del tutto indifferente, e pi d'una volta si era rimproverato di aver creduto che nella notte dell'assalto Alma si fosse turbata nel trovarlo in intimo colloquio con la Regina.
Non pertanto al disopra di ogni dovere ci era quello di tornare a quel povero vecchio che giaceva agonizzante. Se mai avesse dubitato, se mai avesse creduto un'allucinazione senile l'esser lui figlio del duca, anche a non prestar fede alle testimonianze di Carmine e di Pietro il Toro, il letale effetto che su quel vecchio aveva avuto la sua fuga era tale da farne prova. Era lui che involontariamente l'aveva ucciso; per colpa sua quella vita trascorsa nei dolori, nell'esilio, nella solitudine, si chiudeva con un dolore tanto pi micidiale in quanto era stato preceduto da una gioia cos intensa, la gioia di un padre che ritrova suo figlio. Egli non si sentiva colpevole di avere opposto un rifiuto alle offerte del duca, ma il rimorso ne avrebbe atrocemente logorato il cuore se non fosse accorso al capezzale di lui anche sfidando il pericolo d'essere ripreso. Gli doveva una tale riparazione e un tale compenso: il ritorno di lui gi libero, gi padrone di s, di quale conforto non sarebbe stato pel morente, che avrebbe visto nel temerario ritorno una prova suprema di amore e di piet filiale!
Erano giunti intanto al principio dello spiazzo innanzi al castello: il luogo era deserto, ch da gran tempo i soldati si erano dati al riposo.
Concertiamo il da fare disse Carmine sostando.
Gli altri gli si raccolsero intorno aspettando che egli parlasse.
Certo l'ufficiale di guardia m'interrogher prima di lasciarci entrare. Oramai sanno che io sono un confidente del duca e mi lasciano entrare ed uscire a piacere; ma temo che pei due frati ci vorr il permesso del capitano.
Non credo che possano sospettare di nulla. Un evaso che ritorna da s coi suoi complici!...
 vero ma, ripeto, ora abbondano di precauzioni.
Se non vi lasceranno passare per la porta disse Pietro il Toro ci  la finestra della camera attigua a quella del duca.
Non vorrei ricorrere a tali estremi.
Eppure il diavolo mi dice che a tali estremi bisogner ricorrere se non per l'entrata, per l'uscita. Io star vigile sotto la finestra.
Siamo intesi disse Carmine. Ed ora andiamo, ed il buon Dio ci aiuti!
E precedendo i due frati si avvi verso la porta del castello che era socchiusa e presso la quale si teneva immobile un soldato in sentinella.
Che gente! grid quando vide appressarsi quelle tre ombre.
Carmine, il confidente del duca disse Carmine avanzandosi.
Bene; e quegli altri due?
L'uno  il reverendo... il reverendo padre Francesco del vicino convento, l'altro... un fraticello che l'accompagna. Il duca vuole riconciliarsi con Dio.
E bisogna che tu ti concilii con l'ufficiale di guardia disse il soldato bruscamente. Cotesti fratacchioni non han mai messo il piede fra noi. Sergente disse poi volgendosi allo interno avvisate l'ufficiale che due monaci chieggono di essere condotti nella camera di Sua Eccellenza il Commissario.
Poco dopo un ufficiale, che al certo era stato allora allora svegliato, apparve sulla porta.
Cosa c'? disse. Anche i frati adesso?
Sissignore, signor tenente rispose con umile voce Carmine. Ho fatto tanto, tanto cammino per giungere al loro convento, ed anch'essi sono stanchi, poveretti, da non poterne pi.
Poveretti! Bisognerebbe dar fuoco ai loro conventi che son ricettacolo di ladri e di assassini.
Ges, che dite mai? Padre Francesco  un santo uomo e il suo convento una vera casa del Signore; perci il duca, che in altri tempi l'aveva assai a caro, l'ha fatto chiamare; povero duca, che al certo non giunger al dimani! Sarebbe venuto qui, in bocca al lupo, padre Francesco, se avesse avuto da rimproverarsi cosa alcuna, lui che  un vero servo di Dio? 
L'ufficiale stette un po' esitante: invero le parole di Carmine erano convincenti. Come diffidare di chi spontaneamente chiedeva di entrar nel castello, e come dubitare che il Commissario avesse fatto chiamare quel frate, se l'affermava quel vecchio contadino che per tutta la giornata non si era dipartito dal letto del malato? Inoltre, svegliato a mezzo il sonno voleva tornare a letto, onde volgendosi con un gesto d'impazienza a Carmine:
Conducili tu stesso e non mi si stiano a rompere pi le scatole.
E and via borbottando:
Un antico convenzionalista, un amico di Marat e di Robespierre sentir bisogno delle chiacchiere di un fratacchione! Gi speriamo che un altro flusso di sangue ce lo porti via, ch in verit  una vergogna per i soldati di Sua Maest l'Imperatore essere sotto agli ordini di un borghese che non sa neanche come si smonti un fucile!
Carmine esultava, Carmine non capiva nei panni per la gioia, ma si guard bene dal mostrarlo. Si rivolse ai due frati che si erano tenuti in disparte e disse:
Venite, padre, venite, che questi bravi soldati sanno il rispetto che si deve ai servi del Signore.
I due frati, che avevano calato sulla fronte il cappuccio, entrarono a capo chino nell'androne, e seguendo Carmine si diressero verso l'ampia scala che metteva nell'appartamento del duca, ma non avevano saliti i primi gradini quando s'incontrarono in un sergente che scendeva e che si ferm a squadrarli.
Oh, oh disse il sergente La Harpe che quella sera era pi alticcio del solito pare che ci siamo riconciliati col Papa! Dove andate, se  lecito?
L'abbiamo detto all'ufficiale di guardia rispose Carmine, con voce di cui mal dissimulava il tremore.
La scala era vivamente illuminata da una lanterna, la cui luce cadeva in pieno sui due frati.
Capisco, altrimenti trenta giorni di consegna e di pane ed acqua non mancherebbero al soldato di sentinella che li avesse lasciati passare. Ma ci sono anche per qualche cosa io che ho la consegna della parte superiore del castello...
Il Commissario li ha fatti chiamare...
Se il Commissario li ha fatti chiamare... Anche i frati adesso! Non bastavate voi altri che ve la intendete con tutta questa canaglia di briganti. A me non piacciono coloro che, frati o non frati, non mostrano il viso e non guardano negli occhi la gente, come deve fare un buon soldato di Sua Maest l'Imperatore. Su la testa, scioccone!
E in cos dire prese pel mento il pi mingherlino dei due monaci e con rapido atto gli fece sollevare il capo. Ma quello gli rispose con un urto cos formidabile che il sergente sdrucciol pei gradini, mentre il frate, cui era caduto il cappuccio, lo rialzava, seguendo in fretta su per la scala Carmine e l'altro monaco.
Il sergente si era alzato e se ne stava perplesso, confuso, col capo in alto, come se discutesse seco stesso sulla possibilit di un caso assai strano.
Ma non  punto un frate quello l diceva con gli occhi sempre in alto, quantunque Carmine e i due frati fossero spariti non  punto un frate! Per mille milioni di cartucce, da quel che ho visto cos come un baleno, mi sembra una femmina, e... e una femmina gi vista altre volte... Sicuro, alla taverna, quella sera in cui mi buscai gli otto giorni di consegna. M'inganno? Che l'intruglio che ci danno per vino mi abbia cos offuscato gli occhi? L'ufficiale di guardia li ha lasciati passare, dunque! Una donna nella camera del Commissario che  pi dell'altro mondo che di questo! Pure ho buoni occhio io! Mi dar dell'ubbriaccone ma voglio parlarne all'ufficiale di guardia. E l'altro perch teneva il capo basso, tanto che appena appena n ho visto la punta del mento! Che mistero  questo?
In tal mentre scendeva il maggiore comandante il battaglione che avendo saputo di alcuni soldati i quali la notte se la svignavano dai dormitorii per andare a far baldoria nel vicino villaggio, aveva risoluto di visitare i dormitorii. Alla vista del sergente tuttora col naso in aria, si ferm sorpreso.
Sergente la Harpe, che fate qui a quest'ora?
Il sergente la Harpe era un buon soldato, molto stimato dai suoi capi, i quali gli perdonavano il suo irresistibile amore pel buon vino. Fece il saluto militare, ma in sulle prime non trov parole per rispondere.
Insomma, perch siete venuto qui? Perch siete cos confuso?
Capperi, signor maggiore... non so se... con buona pace del signor ufficiale di guardia... certo ha bene aperto gli occhi prima di lasciar passare quei due frati che Sua Eccellenza il Commissario ha voluto presso di s... Con buona pace dunque del mio superiore, io credo che uno di quei frati sia... una donna!
Che imbroglio  questo! grid il maggiore. Una donna qui... travestita da frate a quel che intendo... nelle stanze del Commissario? Sergente La Harpe; se il vino vi ha dato le traveggole ne avrete per un mese di prigione di rigore.
Lo sapevo, lo sapevo! borbott il sergente e perci non volevo dir nulla. Ma quella l  una donna... ci scommetto i miei galloni guadagnati alle Piramidi contro un bicchiere di vinello annacquato.
Svegliate l'ufficiale di guardia. Vediamo un po' come va questa faccenda ordin il maggiore.
La commozione di Riccardo entrando nella stanza attigua a quella in cui suo padre agonizzava era profonda; pure la riuscita del suo disegno lo confortava alquanto. Nessuna forza al mondo ora gli avrebbe impedito di veder suo padre, n si dava pensiero di quel che avrebbe potuto accadergli, da uomo avvezzo alle arrischiate imprese. Vittoria, ancora indispettita, si sentiva parata a tutto, ben comprendendo anche lei che un gran pericolo lor sovrastava, specialmente dopo l'incontro col sergente che al certo aveva dovuto riconoscere in lei una donna, se non proprio quella che aveva incontrato altra volta nel fondaco di massaro Cicco. Ella era l per Riccardo, e come l'aveva seguito nel castello l'avrebbe seguito anche altrove, per quella inesplicabile dedizione della sua volont alla volont di lui.
Che lo avvisi almeno, che lo avvisi! disse Carmine, e facendo segno che si fermassero sulla soglia della camera.
Quando Carmine entr, i due valletti che dormicchiavano presso al letto del duca, si scossero.
Riposa? chiese loro Carmine.
L'ammalato giaceva supino con gli occhi socchiusi.
S, da un pezzo risposero sottovoce. Ha chiesto di voi, e noi gli abbiamo detto che sareste tornato fra breve.
Andate dunque a dormire nei vostri letti. Veglier io.
Ma il dottore ci ha ordinato di non muoverci...
Non vi ha imposto il signor duca di ubbidirmi in tutto? Che bisogno ha della vostra presenza qui se ci sono io? Inoltre, nell'anticamera vi sono i due frati che in nome suo ho indotto a venir qui, certo per discorrere di cose assai gravi e segrete.
I due valletti, in verit, avevano protestato solo per isgravio di coscienza, ben lieti di poter dormire nei loro letti. Si alzarono e andarono via, mentre Carmine si avvicinava al giacente.
Carmine! disse il duca, sollevando pesantemente il capo.
Due candele spandevano un fioco chiarore per la stanza, lasciando nell'ombra il lettuccio.
Signor duca, signor duca disse Carmine piegandosi su lui siete in grado di sopportare una nuova che v'inonder l'anima di gioia? Il vecchio spalanc gli occhi, il volto gli si accese, fiss Carmine balbettando senza poter proferire parola. Infine fece uno sforzo.
Parla disse borbogliando parla. Una gioia? E vuol Dio farmi morire con una gioia nell'anima?
Nello sguardo gli sfavillava il pensiero del figlio, ma non osava interrogar Carmine, tanto vana gli pareva una tale speranza. Lo fissava interrogandolo con la muta espressione del viso.
S, il Signore ve la far questa grazia rispose Carmine. Egli  qui, rischiando di essere ripreso;  qui, avendo saputo del vostro male. Furono i suoi compagni che ne aprirono la prigione...
Il vecchio parve trasfigurato: lo sguardo fin allora velato gli si era acceso come se tutta l'anima vi fosse affluita.
Lui qui, qui, il figlio mio?
In veste di frate per deludere i sospetti.
Il vecchio soffocava dalla emozione; si lev a sedere agitando le braccia verso la porta ove era apparsa la figura di un monaco tutto chiuso nel cappuccio.
Figlio mio, figlio mio! rantol il moribondo.
Padre, padre mio! grid Riccardo, e lasciando cadere il cappuccio si prostr al lato del letto, baciando e ribaciando la mano tremante che il padre gli porgeva.
Col cappuccio sul volto Vittoria si teneva immobile, appoggiata, allo spigolo della porta.
Per un pezzo non si udirono che i singulti di Riccardo ed il rantolo del vecchio che lo sforzo e la emozione aveva vieppi prostrato. Aveva messo la mano sul capo del figliuolo e con gli occhi in alto, le labbra tremanti, pareva che pregasse.
Sei tornato! disse infine con voce lenta e tra l'uno e l'altro rantolo. Non ti aspettavo pi, non ti aspettavo pi! Perdonami se ho dubitato di te... Lo so che non potevi amarmi... Fu tua madre, che ti mand, perch la gioia dell'ultima ora compensasse i dolori di tutta la mia vita. Debbo ad essa se tu ti sei inteso mio figlio quando eri gi fuggito da me! Alzati, che io ti vegga... Che l'immagine tua si chiuda negli occhi miei. Alzati.
Riccardo si alz. Con gli occhi ancor gonfi di lacrime contemplava il padre in preda ad una tenerezza profonda che sentiva prorompere da tutto l'esser suo. I loro sguardi si confondevano, e le anime in quel muto linguaggio fondevansi come se cancellar volessero quei trenta anni nei quali eran vissuti l'uno ignoto all'altro. N il padre n il figlio pensavano al pericolo che sovrastava in quell'ora solenne per essi.
Io muoio continu il duca muoio perch la mia vita trascorsa nel dolore non pu continuare nella gioia; muoio benedicendo il destino che ha voluto i miei occhi si chiudessero nell'unico raggio di sole della mia esistenza. Io voglio, intendi? io voglio che tu proclami il tuo diritto, che tu prenda il mio nome: questo t'impongo, n con ci intendo che tu venga meno al tuo dovere. Carmine ti dar il mio testamento. Il ceppo della nostra famiglia metter in te nuovi rampolli, e se il tuo cuore ha parlato, se, come Carmine mi ha detto, tu porti nel cuore un amore per la figlia di colui al quale perdono, tutto tutto perdono, che lass pregher anche per lei!
Padre rispose il giovane io non andr via se prima non vi sapr guarito.
La commozione, il dolore, gli avevano per cos dire tolto il senso della realt. Egli aveva obliato che era in mezzo ai nemici, aveva obliato che gi era condannato all'estremo supplizio anche prima che il Consiglio di guerra si fosse riunito.
Ah disse il vecchio, che non poteva farsi illusioni nello stato in cui sono io non potrei salvarti se i tuoi nemici ti scoprissero. Va, fuggi, figlio mio, poich questo il destino ha voluto. So che ogni istante della mia gioia  un pericolo mortale per te. Va, e che possa ben presto rientrare qui, nel castello dei tuoi padri, superbo del tuo nome e del lustro che a tal nome avrai dato; che vi possa rientrare al braccio della sposa del tuo cuore, nelle cui vene pure scorre il nostro sangue.
Essi vengono, essi vengono! grid Vittoria di un tratto, correndo al giovine e tentando di trascinarlo verso la stanza attigua ove era la finestra a pi della quale Pietro il Toro aspettava.
Ma il giovine, incurante del pericolo, sordo alla voce di lei, aveva preso fra le mani il capo canuto del padre e singhiozzando lo copriva di baci.
In questo la porta della camera si aperse, e il maggiore comparve sull'uscio seguito da alcuni ufficiali che sostavano, mentre il loro comandante si avanzava gridando:
Tradimento, tradimento, signor duca. Questi due frati non sono quel che voi credete. L'uno di essi  una donna, la famigerata Vittoria che ha assassinato tanti nostri poveri soldati; l'altro si ha ragione di credere che sia il prigioniero ieri evaso.
E voltosi all'uscio:
Sergente La Harpe, sergente de Chantal, avanzatevi: riconoscete voi in questi due sedicenti frati colui e colei che erano a capo delle orde che difesero il castello, il prigioniero e la complice della sua fuga?
S, son dessi, son dessi! gridarono i due sergenti entrati a capo di un drappello che in men di un baleno aveva circondato i due frati, i quali si erano ritratti infondo, e che addossati con le spalle alla porta che si apriva nella camera attigua, non si erano perduti di animo; avevano slacciato la tonaca gettandola in un canto, e erano apparsi formidabilmente armati, ma calmi e risoluti.
Ma in quel terribile istante, nel quale tutti comprendevano che qualcosa di tragico era per accadere, il vecchio si sollev sul letto, stese le braccia, e con uno sforzo sovrumano giungendo a dare alla sua voce un accento imperioso che domin il tumulto, disse:
Riconoscete tutti in quel giovane il mio figlio legittimo, Riccardo duca di Fagnano, marchese di Santa Maria, barone di Montemerlo, unico signore e padrone, dopo di me, di questo castello, il cui dominio mi fu riconosciuto da Sua Maest l'Imperatore... Avanzati, duca di Fagnano, onde questa gente possa ben vederti in viso.
Il vecchio pareva trasfigurato e nella penombra gli occhi gli lucevano, accesi di orgoglio e di nobile ardire. Un silenzio di stupore tenne dietro alle parole del duca, mentre Riccardo si avanzava nel mezzo della stanza. Era ancora con le vesti brucciacchiate e sbrandellate del giorno in cui fu assalito il castello, ma nella nobilt dell'aspetto, nella fierezza dello sguardo compresero tutti che egli era veramente quel che il vecchio aveva detto.
Il maggiore era per parlare, quantunque ancora in preda allo stupore per quel caso cos strano del quale non giungeva a darsi conto, quando il giovane che gi si trovava circondato da tutti gli accorsi, ufficiali e soldati, disse con voce lenta e sicura:
Io comprendo che voi non vedete in me che un nemico, ancor bagnato dal sangue francese, ancor con le carni rotte dalle ferite che i vostri gl'inflissero. Io comprendo il vostro stupore nel sentire che il capo di quegli audaci che osarono combattere voi conquistatori dell'Europa,  il figlio di colui che venne qui per punirci di un tal delitto. Ma la vita ha di questi strani casi, strani per voi come per me che ignoravo fino a due giorni or sono di essere figlio di un nemico del mio Re, e del quale io, se la fortuna mi avesse arriso, avrei dovuto essere giudice e forse carnefice come egli ha l'obbligo se non di essere il mio carnefice, di essere il mio giudice.
La parola del giovane calma, lenta, improntata ad una profonda malinconia, nera ma senza tracotanza, aveva accresciuto lo stupore degli astanti che si scambiavano degli sguardi di meraviglia, nessuno osando, neanche il maggiore, d'interromperlo.
Il giovane continu:
E se sono qui, fra voi, pronto a subire la mia sorte, io che merc due amici devoti potei infrangere le sbarre della vostra prigione e fuggire, gli  che il mio cuore di figlio non seppe pi oltre resistere nel sapere mio padre moribondo per causa mia. E tornai qui fra voi miei nemici, tornai qui come capitan Riccardo. Ora, proclamato innanzi a voi da mio padre per duca di Fagnano, son pronto a giurare di non prendere pi le armi contro di voi, di lasciar questi luoghi come avrei fatto se la triste nuova non fosse giunta al mio orecchio.
Figlio mio, figlio mio! mormorava il vecchio che prostrato dall'immane sforzo era ricaduto sul suo lettuccio.
Il maggiore taceva pensoso, non sapendo a qual partito appigliarsi. La lealt del giovane gli aveva destato una grande ammirazione, come il suo affetto filiale una grande riverenza. Soldato fra i pi prodi, riconosceva di aver dinanzi un valoroso ed era sicuro che il giovane avrebbe attenuto la promessa. D'altra parte, come sotto gli occhi del padre morente trarre prigioniero il figlio, che sol per compiere un sacro dovere, con temerario ardire era tornato fra i suoi nemici?
Volse attorno lo sguardo per leggere nel viso degli altri il loro pensiero e comprese che essi erano al par di lui commossi ed ammirati.
Qui non comando io disse infine il maggiore. Il signor Commissario civile ha pieni poteri; tocca a lui dunque di accettare o respingere il patto che imponete. Il Commissario civile che vi ha riconosciuto per figlio non vorr certo vi si faccia violenza.
Parve al maggiore che fosse questo il mezzo di cavarsela senza compromettersi. Un mormorio di approvazione corse per gli astanti che continuavano a guardare con curiosit benevola il loro nemico, a cui accresceva prestigio l'esser figlio di uno dei pi nobili signori di quel Regno e che oramai aveva il diritto di sostituire al suo nome di guerra quello altamente illustre della sua famiglia.
Grazie, signor maggiore rispose il giovane mentre si muoveva per tornare al letto del padre.
Beninteso continu il maggiore trattenendo il giovane con un gesto che un tal patto non riguarda che voi, non i vostri amici e i vostri dipendenti, quelli che vi furono complici anche nella fuga e che vi accompagnarono qui; e perci io ordino che sia arrestato quel fraticello, il quale se non erro  una vecchia conoscenza di molti di noi che lo han visto con la carabina impugnata ed il coltellaccio al fianco.
Questo non sar mai! esclam Riccardo mentre il maggiore si rivolgeva ai soldati. Chiunque sia,  venuto qui con me e con me ne uscir, dovessi anche presso al letto di mio padre morente versar tutto il mio sangue.
E in ci dire aveva armato una delle pistole che portava alla cintola, e spianandola verso il gruppo dei soldati e degli ufficiali: Brucer le cervella al primo che si far innanzi esclam con accento risoluto.
Grazie, capitan Riccardo... avete saldato ogni debito, grazie, disse Vittoria che era balzata nel vano della porta.
Poi voltasi agli astanti rimasti perplessi:
S, sono una vostra vecchia conoscenza... Vi ho inseguiti, ferendovi alle spalle per tutti i monti e per tutte le vallate; mi avete chiesto piet mentre dopo avervi atterrato vi premevo con i ginocchi, e vi ho visto pallidi e smorti deporre le armi quando capitaste negli agguati che vi avevo teso. Venite, venite nei boschi ove andr ad aspettarvi; venite, vigliacchi...
Ci detto disparve: si ud il rumore di una finestra che si apriva, poi un tonfo gi nella via...
Fuggita, fuggita per la finestra... Si accorra, si accorra gridava il maggiore slanciandosi per le scale seguito dagli ufficiali e dai soldati sconvolti dalla audacia di quella donna.
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CAPITOLO 8.
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All'alba di quella notte Tommaso duca di Fagnano, Commissario civile per Sua Maest il Re Giuseppe Bonaparte spir fra le braccia di suo figlio.
Sedato il tumulto per la fuga di Vittoria, che non era stata raggiunta dai soldati, i quali si eran messi sulle sue tracce, la calma era tornata nel castello, avendo ognuno rispetto pel dolore di quell'uomo che era tornato presso al letto di suo padre pure essendo certo di cadere in mano dei suoi nemici. Il maggiore e gli altri ufficiali che a lungo avevano commentato l'accaduto conchiudendo col dire che ogni loro responsabilit era salva finch vivesse il Commissario, si erano ritirati nelle loro stanze, financo lieti della fuga di quella donna che li toglieva d'imbarazzo. Invero sarebbe stato ingiusto che ella fosse tratta in carcere mentre libero rimaneva colui che a quel pericolo l'aveva esposta.
Tutta la notte Riccardo aveva vegliato al letto del moribondo, di cui le tante svariate emozioni avevano affrettato la fine. Impotente a profferir parola, rantolando sul suo letto di morte, stringeva di tanto in tanto la mano del figliuolo, al quale volgeva gli occhi stanchi, che per esprimevano una gioia profonda. Il vecchio Carmine se ne era stato in disparte, rispettando quel silenzio solenne, nel quale per le anime del padre e del figlio si intendevano, nel quale quella separazione di trent'anni era compensata dall'intensit appassionata di quell'ora.
Il morente era affissato in un sol pensiero, che suo figlio era l, che il destino glielo aveva ridonato, e a lui pareva che gli avesse ridonato anche quella poveretta che da trenta anni lo aveva atteso nel buio e nel silenzio della fossa. Era lo sguardo di lei che ritrovava negli occhi del figlio, era la mano di lei che si sentiva nella sua! Non era stato mai cos felice come in quell'ora che ben comprendeva esser l'ultima della sua vita e nella quale sentiva finalmente in tutta la sua pienezza la gioia dell'anima tranquilla e soddisfatta. Non pensava punto all'avvenire di quel figlio: qualunque fosse, egli era certo che Riccardo avrebbe mantenuto integro il nome dei suoi padri, al quale forse avrebbe accresciuto lustro e decoro. Gli bastava di sentir l il figlio suo, di vederlo presso al letto dopo aver disperato, dopo aver creduto che sarebbe morto solo ed abbandonato nel castello dei suoi padri fra gli stranieri freddi ed indifferenti che ve lo avevano ricondotto; gli bastava intendere il muto linguaggio della mano di lui che premeva la sua, degli occhi di lui che cercavano i suoi, e di leggere in quegli occhi con l'angoscia profonda l'amore che gli si era destato, amore di figlio nuovo per lui, pur parendogli come se da gran tempo l'avesse a sua insaputa portato nel cuore.
Fluttuava intanto per l'anima di Riccardo un contrasto di sentimenti che nulla toglieva al suo dolore di figlio e nulla al suo amore per quel vecchio che fra poco sarebbe disceso nel sepolcro. Egli sarebbe rimasto di nuovo solo al mondo; quantunque il nome ed il titolo che era suo diritto e suo dovere di assumere potessero aprirgli la via ad un felice avvenire, pure non un solo istante egli aveva obliato gl'impegni che aveva assunto allorch era un povero avventuriero. Doveva rinunciare a tali impegni? Doveva rinunciare ad esser capitan Riccardo e ricominciare un'altra vita col pomposo titolo di duca di Fagnano? No, no, finch capitan Riccardo non avesse mantenuto le sue promesse, finch non avesse adempiuto il suo dovere. Bene ora avrebbe potuto alzar fieramente il capo innanzi a colei che aveva vagheggiato fin da fanciullo, ma non voleva farlo, non l'avrebbe fatto perch disdegnava d'ottenere come duca di Fagnano ci che ella avrebbe creduto una vilt, fors'anco un'infamia di concedere a capitan Riccardo. Non voleva farlo anche per un dubbio che gli era sorto nell'animo. Ella cos fiera, ella cos sdegnosa, avrebbe accettato da lui ci che egli, assumendo il nome ed il titolo di duca di Fagnano e facendo riconoscere i suoi diritti anche della Corte di Sicilia, avrebbe tolto all'usurpatore de' suoi beni, e per conseguenza a lei?
E mentre questi pensieri si alternavano pur senza distrarlo dal pietoso ufficio di confortare l'agonia del padre suo, l'immagine di Vittoria gli si delineava dinanzi, di Vittoria che forse non avrebbe mai pi riveduta; per aveva tratto un gran sospiro di sollievo allorch alcune parole dei reduci dal vano inseguimento gli avevan fatto comprendere che ella si era posta in salvo con Pietro il Toro. Ma dove, con quel compagno della sua vita, devoto fino ad arrischiar la vita per lui, dove si era rifugiata, e quale ne sarebbe il destino?
Carmine, seduto all'altra sponda del letto fissava il giovane e vedendolo cos sprofondato nei suoi pensieri tentennava il capo compassionandolo. Non sapeva persuadersi come il giovane da se stesso si fosse indotto a promettere che sarebbe passato in Sicilia. E dunque inutile era stata la sua rivelazione; non solo inutile, ma anche dannosa per quel vecchio specialmente, che moriva per le conseguenze d'aver ritrovato il figliuolo.
Se avesse taciuto, Riccardo sarebbe evaso lo stesso ed il padre non sarebbe stato colpito dal dolore di dover perdere il figlio appena ritrovato. Era dunque lui la causa di un tanto infortunio, lui che non aveva saputo resistere all'incitamento di Geltrude! E quali pericoli non avrebbe corso in Sicilia se ivi fosse giunta notizia dell'accaduto, quale pericolo per Riccardo, nel quale lo zio che era di tutto capace e che era assai potente, avrebbe visto un rivendicatore dei diritti usurpati? Se avesse taciuto, forse in Sicilia Riccardo sarebbe giunto a farsi uno stato, protetto com'era dalla Regina; ma con quel nemico non ci era da temere che ricorresse al tradimento per liberarsi del nepote? E chi avrebbe vegliato su lui, ora che i fidati amici Pietro il Toro, il Ghiro, il Magaro eran dispersi; chi avrebbe vegliato su lui, cos generoso, cos leale, cos incurante dei pericoli?
Verso l'alba il giacente, che finallora era stato assopito, si ridest di un tratto; la mano che per un pezzo era stata inerte strinse quella del figliuolo e lo trasse a s, mentre gli occhi gi velati si volgevano lentamente verso il giovane.
Riccardo mormor il morente Riccardo, figlio mio!
Padre! disse lui chinandosi sul vecchio.
Sento che muoio... muoio benedicendoti perch debbo a te l'unica ora di gioia della mia vita... Ah, con quale esultanza avrei invocato la morte se avessi saputo che mi sarebbe stata apportatrice di un tal bene!
Voi non morrete, padre mio, voi non morrete!...
No, no, sento che gi le ombre si addensano, e nell'ombra ben discerno una immagine luminosa che mi sorride... quella della madre tua... che fu l'unico grande amore della mia vita. Carmine disse poi, voltosi al vecchio grazie e che Dio ti rimuneri. Fosti tu l'angelo tutelare di mio figlio, tu cui debbo questa gioia suprema...
Tacque un istante; poi, come se vedesse a se dinanzi cosa che irresistibilmente l'attirasse, si sollev col capo, fissando in alto lo sguardo che aveva una espressione di gioia profonda.
S, s... disse con un grido di esultanza eccomi... eccomi... Rachele.... Figlio mio!... Eccomi!...
E ricadde pesantemente sui guanciali; pur gli occhi rimasero immoti e fissi nell'alto, mentre la luce in essi era spenta; immoti e fissi come se continuassero a contemplare un'immagine radiosa.
Morto! esclam Riccardo quando intese che il cuore non batteva pi.
Morto! esclam Carmine mentre cadeva in ginocchio.
Il giovane aveva ripiegato il capo presso al capo del padre, ed era stato per un gran pezzo immobile.
La nuova si sparse rapidamente, e la stanza si riemp d'ufficiali, alcuni dei quali erano deputati dal maggiore a quel che occorreva pei funerali che esser dovevano solenni. Riccardo non si era mosso dalla sponda del letto su cui giaceva il cadavere di suo padre. Non piangeva, ma si sentiva in preda a un dolore profondo che il simile non aveva mai inteso in vita sua. Gli pareva come se avesse sempre amato quell'uomo a cui doveva la vita e che per lui era morto; l'affetto si era di un tratto rivelato in lui con tutta la profonda tenerezza di un sentimento per lunghi anni custodito nel cuore.
Una mano che si era posata sulla sua spalla lo scosse. Alz gli occhi e vide a se dinanzi il maggiore che gli disse con un accento che aveva l'impronta della severit e insieme della deferenza.
Sarebbe meglio che ella si traesse in disparte. La stranezza del caso, ora che tutta la responsabilit  a me dovuta, impone una certa riserva che intender. Con ci non intendo impedirle che ella compia i suoi doveri di figlio.
Ha ragione rispose Riccardo che si alz. Volse un lungo sguardo al cadavere del padre che gi i valletti si accingevano a vestire e si ritrasse nella stanza attigua, seguito dal mormorio degli ufficiali che commentavano l'accaduto di quella notte.
Era la stanza dalla cui finestra, alta dal suolo parecchi metri, Vittoria aveva spiccato un salto per raggiungere Pietro il Toro. Il ricordo di lei si fece strada nel suo dolore. Che ne sarebbe avvenuto? E se fosse stata ripresa, avrebbe dovuto lui abbandonarla, lui che ella aveva fatto evadere? Questo si chiedeva, turbato da una parte dai tanti inciampi che il destino metteva al suo proposito di passare in Sicilia per attenere la promessa che aveva fatta alla Regina, ma anche per rivedere Alma, la quale in tutte le strane avventure della sua vita era il pensiero dolce e malinconico, quasi il fiore dell'anima sua; dall'altra la devozione di Vittoria che gli aveva fatto olocausto della sua fierezza, del suo orgoglio, e che lo aveva seguito umile e sommessa, pur sapendo che nulla egli in compenso poteva offrirle, lo inteneriva profondamente. E quale sarebbe stata la sorte di quella donna che lo amava con tanta abnegazione e tanto disinteresse? Quale sarebbe stata la sorte di Pietro il Toro che per tanti anni gli aveva fatto da padre?
Li avrebbe mai pi riveduti?
Ed egli sentiva che distaccato da essi incominciava per lui un nuovo periodo della vita. Che gli serbava l'avvenire? Quali altri avvenimenti lo aspettavano, quali altri dolori se non quali altre gioie?
La giovinezza si era chiusa con la morte di suo padre: capitan Riccardo moriva per rivivere col nome e col titolo di duca di Fagnano. Fra poco avrebbe lasciato quei monti che l'avevano visto venir su come un libero e audace lupacchiotto, e dei quali era stato padrone e signore a capo della sua banda. Dalla aperta finestra li contemplava con senso di tenerezza profonda: tutta la sua vita gli si spiegava dinanzi, e l'anima sua si avventava per cos dire a quella solitudine della quale riconosceva ogni ruga ed ogni macchia. Quante volte, giovine ancora, quasi fanciullo, aveva dormito all'ombra di un roveto sognando quel sogno della sua vita che era l'ineffabile sentimento onde aveva pieno il cuore per Alma, per Alma, il cui fascino arcano perdurava cos in lui che non osava dirla sua cugina. Sua cugina, lei! Lei dell'istesso suo sangue, lei per giunta che usufruiva delle ricchezze e del titolo che a lui solo spettavano? Ed era per questo pensiero, oltraggioso per quella creatura la quale era stata finallora la sua religione e l'unico suo culto, che pur essendo stato solennemente proclamato da suo padre, la notte innanzi, per erede legittimo di quel titolo e di quelle ricchezze, egli non sapeva risolversi a crederli suoi!
Quanto stette cos perduto nei sogni del passato, mentre nella stanza attigua si ergeva il catafalco per suo padre, mentre gi innanzi allo spiazzo la folla dei contadini si mesceva a quella dei soldati. Molte, molte ore eran passate. Verso il tardi sent un rumorio pel castello, vide sullo spiazzo allinearsi i soldati ed infine muovere il corteo che si dirigeva verso il paesello, certo per deporre nella chiesa parrocchiale, ove era la tomba dei duchi di Fagnano, il cadavere di suo padre ed ove, come Carmine gli aveva detto, era anche sepolta la povera madre sua. E nessuno lo aveva avvisato; nessuno, prima di deporre nella bara il cadavere lo aveva invitato a rendergli l'ultimo tributo?
Intanto era scesa la notte e sul castello tutto incombeva lugubre il silenzio. Il giovane si scosse, tratto da quello intontimento da un pensiero: prima di abbandonar forse per sempre quei luoghi voleva baciar la fossa che racchiudeva sua madre, riveder le sembianze del padre suo. Poi... poi di nuovo in bala del destino che lo sospingeva verso l'isola fatale in cui era atteso da una Regina e in cui avrebbe rivisto fredda e bianca la giovanetta del suo pensiero.
Usc dal castello senza incontrar nessuno, neanche il vecchio Carmine, e si diresse verso il paesello per un sentiero che usciva nei pressi della chiesa parrocchiale. Vide da lungi che il corteo ne tornava, onde si affrett temendo di trovar chiusa la porta della chiesa. La chiesa era anch'essa deserta, ma la porta ne era socchiusa. Egli entr. Nel mezzo della navata fra quattro ceri avevan deposto la bara di suo padre il cui coperchio era sollevato.
Si avvicin e stette per un pezzo immobile a contemplare il cadavere che aveva nel viso bianco una grande serenit. Come lieta esser doveva la donna che era stata di quell'uomo l'unico amore e che per trent'anni lo aveva atteso in una fossa di quella chiesa; come era lieta l'anima della madre sua che finalmente vedeva raccolti a s dappresso l'uomo del suo cuore e il figlio delle sue viscere! E lui sarebbe andato lontano, lui li avrebbe lasciati in quella quiete, in quel silenzio, in quell'ombra, in quella pace, per affrontar nuovi dolori, per correre nuove avventure, per servire all'ambizione di una regina e per vagheggiare un suo sognoE lui li avrebbe lasciati per morire chi sa dove, dopo nuove stragi e fors'anche nuovi delitti! E valeva la pena, checch offrir gli potesse la vita, lasciar soli in quel buio, in quel silenzio, in quella pace coloro cui doveva la vita, quella donna le cui ossa in quell'istante tremavano d'amore nella fossa mentre l'anima gli aleggiava d'intorno, e quel vecchio che forse nel regno degli spiriti godeva nell'amore di lei di quella gioia che aveva invano chiesto alla terra?
In questo intese un rumore a s vicino; si rivolse e vide Carmine, il vecchio Carmine, che non osando di distoglierlo dal raccoglimento in cui lo aveva visto, si teneva immobile aspettando che egli si rivolgesse.
Carmine, tu? esclam il giovane.
Ho compreso che sareste venuto qui prima di lasciar forse per sempre questi luoghi rispose il vecchio che aveva gli occhi gonfi di lacrime e la cui voce tremava.
Grazie rispose il giovane, commosso profondamente anche lui. Non sarei partito senza prender commiato da te a cui debbo tanto.
Lo so... ne ero certo, ma non si tratta di questo. Il maggiore mi ha chiamato e mi ha detto, in verit con modi assai benigni, che fa d'uopo partiate al pi presto, stasera istessa. Egli s'impegna di non farvi molestare finch non v'imbarcate per la Sicilia. Dice che solo questo pu far per voi e in omaggio alla memoria del povero vostro padre.
 giusto mormor Riccardo  giusto. Ma bisogna pure che mi provvegga...
Il signor maggiore ha pensato a tutto, a tutto. Fuori troverete uno dei cavalli che portaste da Napoli e che erano caduti in potere dei soldati, con la valigia, quella valigia nella quale ci  anche un po' di danaro, delle vesti, della biancheria, insomma tutto ci che ci era quando i Francesi se ne impadronirono. In quanto alle armi, ha detto che ne siete ben fornito e quindi...
Mi si manda via, mi si scaccia fece il giovane con voce amara ma fu questo il patto e devo essere grato al maggiore del cavallo e della valigia. E tu, povero Carmine, tu...
Io rester nel castello come custode.  una concessione del maggiore a cui, pare, io vado a verso.
Hai sollevato di un gran peso l'anima mia, e d al maggiore che lo ringrazio non solo di quel che ha fatto per me osservando il patto e restituendomi la mia roba e uno dei miei cavalli, ma anche della bont che ha per te. Ed ora aspettami fuori, buon Carmine, che io sar presto pronto a partire.
S'inginocchi presso alla bara di suo padre, ne prese la mano fredda ed inerte e mormor con voce lenta e solenne:
Addio, padre mio. Riposa in pace nella fossa dei tuoi avi ove forse invano aspetterai che ti raggiunga, ma sta sicuro che io, qualunque siano le vicissitudini della mia nuova vita, sapr custodire intatto l'onore del nostro nome. Riposa in pace e prega per me, padre mio, prega per me con la poveretta la cui anima ti accolse nel regno degli spiriti.
Baci la mano inerte e gelida che stringeva fra le sue, baci il volto bianco e sereno di suo padre, e dopo avergli rivolto un ultimo sguardo usc dalla chiesa.
Carmine l'aspettava tenendo per la briglia il cavallo insellato che aveva in groppa la valigia.
Carmine, mio buon Carmine! esclam il giovane aprendo le braccia nelle quali il vecchio si precipit.
Stettero un pezzo cos abbracciati, poi Riccardo si disciolse, si raddrizz nella persona come per ripigliare possesso di s e con un salto balz in sella.
Addio disse volgendosi al vecchio addio!
E spron il cavallo disparendo in breve fra gli alberi folti del bosco vicino.
...
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...
FINE.